i fatti dopo il ragionamento

La protesta senza impegno

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Gli attentati di Parigi e i colori della Francia sui nostri profili Facebook per appagare il nostro ego. Ne parlava già Freud. Prima di Internet. E senza neanche conoscerci Mark | Blog diPalermo.it

Mi ha telefonato Antonio Carollo, giovane e bravo psicoterapeuta, già psicologo senior presso il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Cervello. “Sai cosa è lo slacktivism?”. Di fronte a domande come queste, di solito ho due possibilità, tutto dipende se a portata di mano c’è un dispositivo collegato ad internet. Ho scelto la seconda: “Slacktivism” è il modo leggero e poco impegnativo con cui ci occupiamo di ogni questione. Freud la definì “la psicologia delle folle”.

“Bravo – mi dice il dottore – e tu hai cambiato la tua immagine di facebook con la bandiera della Francia?”. A questo punto sono crollato e ho confessato: “Non so nulla di Slacktivism e non ho tinto il mio faccione di blu, bianco e rosso”. In realtà non sapevo che si chiamasse così ma qualcosa era già nell’aria. Sui social, l’uomo sviluppa una certa propensione ad assumere atteggiamenti condivisi da tutti e che da solo non avrebbe mai portato avanti. Ricordate quando virammo l’immagine verso l’arcobaleno per sostenere il matrimonio omossessuale, e poi le matite e Charlie Hebdo, ora la bandiera francese.

Si legge in un articolo: “Il fenomeno si riferisce proprio a quei soggetti, di cui il web è pieno al momento, che si uniscono alla protesta stando comodamente in poltrona senza conoscere le reali motivazioni o senza interessarsene fino in fondo; con l’unico obiettivo di ricevere gratitudine e appagamento personale. Questo atteggiamento di massificazione, secondo molti psicologi è dovuto al fatto che più è presente un determinato comportamento su una piattaforma, più noi siamo portati a riprodurlo. In fondo, questo è ciò che ci chiede la globalizzazione”. Carollo ne parlerà venerdì sera a Cinematocasa.

5 commenti

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  • 18 novembre 2015 08:54

    Come non essere d’accordo? Professo da tempo tutto il mio disgusto verso chi si unisce, con spensieratezza, alla massa di pecore. E che dire di chi posta le foto di bimbi down, o malati, e ti sfida dicendo: “Vediamo quanti di voi condivideranno…”
    Mi infastidiscono anche le catene col copia incolla (bada bene “non devi condividere – se no si risalirebbe al minchione che l’ha creata – ma copia e incolla!), in cui si fomentano bufale assurde o stati pietosi, dalla privacy o dal costo futuro di Facebook, all’ultimo che parla di malati di cancro.
    Così non posso che pensare a un bellissimo motto: “Le aquile volano sole, i tacchini vanno in gruppo”!

  • 18 novembre 2015 08:55

    Forse in alcuni o molti, non so, prevale l’emulazione. Ma c’è qualcosa di peggio dello slaktivism (termine che imparo oggi) ed è l’indifferenza. Prendo a prestito parole non mie: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti (…)”.

  • 18 novembre 2015 10:46

    Da questa analisi traspare solo la scarsa conoscenza di cosa sia la comunicazione di massa oggi. Tanti potenti hanno sperato nei meccanismi di emulazione, che si basano su un presupposto piuttosto terrificante, cioè che gli individui siano privi di cervello e stupidi, dunque facilmente manipolabili. Per fortuna e la storia lo dimostra la gente non è solo ciò che vorrebbero i potenti e i sociologi del mercoledì mattina.

  • 19 novembre 2015 13:09

    D’accordo con l’articolo. Magari la gente è anche abbastanza informata però… solo che basta considerare eventi come questo di parigi in un quadro ampio di considerazioni ( in generale che se esiste l’isis esiste perchè la finanziamo molto probabilmente noi e perchè facciamo affari con i paesi che la finanziano), per frenarsi dal partecipare alla solidarietà con le vittime nei modi che contesta l’articolo di Di Martino. Io personalmente la mia solidarietà ed il mio doloro li tengo dentro di me, non ho bisogno di manifestarli a milioni di persone su facebook. E il tutto alla fine sembra molto, molto ipocrita.

  • 19 novembre 2015 13:37

    Beh! Penso che si dovrebbe essere un po’ più tolleranti anche se mi piace il commento di Sandra Figliulo.
    La gente che partecipa in questo modo non ha collegamento con affari e intrighi macroscopici di politica e finanza internazionale e in fondo essendo la Francia in Europa l’evento è sentito in maniera riavvicinata.
    Non essendo iscritta su Facebook non posso partecipare in nulla, ma non so se avrei apposto la bandiera della Francia, perché vittime a parte non nutro verso questa nazione particolari simpatie (rivoluzione francese a parte e qualche altra cosuccia). Ma penso ai francesi e la cosa è diversa, e insomma a Parigi se la sono vista brutta, quindi tutta la mia solidarietà.

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