i fatti dopo il ragionamento

On the road, nonostante tutto

di

Gli attentati di Parigi e la nostra nuova paura di andare in giro per il mondo. Io lo faccio per mestiere e per passione, da sempre. E vi spiego perché continuerò a farlo. E perché dovete farlo anche voi Viaggi | Blog diPalermo.it

Da qualche giorno il mio telefono è preso d’assalto da amici in cerca di consigli sui loro prossimi viaggi. Paola mi chiede se annullare il viaggio di nozze; Laura se ha senso partecipare alla fiera di Cannes tra qualche settimana e Roberto è indeciso se annullare il capodanno a Parigi, prenotato da tempo. Per un attimo ricordo il mitico Mago Atanus, detto “u prufissuri”, che riuscì perfino a suggerire un terno ai poliziotti andati ad arrestarlo per truffa. A tutti loro rispondo che per nessun motivo devono annullare i loro viaggi, i loro sogni. Ma io sono di parte. Ho sposato la causa nomade dall’infanzia, preferendo lasciare Palermo per affrontare il mondo. Ma capisco la paura della paura. Comprendo il terrore del terrore.

Allarmi bomba che si susseguono di ora in ora, sparatorie, stragi, stadi evacuati. Roba da far considerare le profezie di Nostradamus come allegri auguri natalizi. I recenti attacchi mostrano come nessuno possa essere al sicuro. Il pericolo è ovunque, ma non si combatte rimanendo chiusi a casa propria. E allora provo ad argomentare loro la mia tesi. Comincio a sciorinare dati statistici sulle microscopiche probabilità che ognuno di noi possa essere coinvolto in un attentato o in un disastro aereo, rispetto all’altissima probabilità di essere investiti attraversando via Libertà in pieno giorno, di essere colti da un malore durante la corsa mattutina, di soffocare per una stupida mollica di pane o di essere affettato da un machete durante una rissa del fine settimana ai Chiavettieri.

Ma capisco la difficoltà a fare breccia nei loro cuori infranti e irrazionali. Ovvio che si temano maggiormente gli eventi spettacolari ed incontrollabili, in barba ad ogni dato statistico. E spesso la paura è foriera di conseguenze irrazionali. Nel breve termine, si decide di annullare ogni spostamento superfluo, i viaggi, vuoi per lavoro che per turismo. Ecco, il turismo. Terrorismo e turismo, la morte e la vita. Due mondi opposti che ormai appaiono sempre più connessi. Appare evidente come negli ultimi tempi gli attacchi terroristici mirino a destabilizzare l’economia turistica dei Paesi coinvolti. Riuscendoci, purtroppo. Per chi si occupa di viaggi questo è il momento della riflessione. E della preoccupazione. Cosa accadrà dopo, quando avremo superato la prevedibile reazione emotiva? Avranno la meglio i seguaci dell’interpretazione a senso unico del Corano? O il nostro mondo continuerà ad evolversi e arricchirsi?

Vivo di viaggi e viaggio per vivere. Lo faccio per lavoro, per cultura, per puro edonismo, per arricchire lo spirito. Chi si occupa realmente di viaggi e di turismo non la considera solamente una professione. Trasmettere agli altri la bellezza degli spostamenti, lo splendore del confronto con realtà e culture diverse, l’arricchimento che solo un viaggio può darti. Ma come biasimare chi, dopo quanto accaduto a Parigi, teme di essere coinvolto in un attacco terroristico e reagisce limitando gli spostamenti? Io continuerò a viaggiare, finché ne avrò la possibilità.

L’ho sempre fatto. Non mi sono fermato nonostante la Guerra del Golfo che mi bloccò – al primo incarico di guida turistica – nel sud-est asiatico. Non mi sono fermato nonostante svariati tentativi di rapina a mano armata in varie città europee. Mai pensato di smettere di viaggiare tutte le volte che mi sono trovato coinvolto in episodi poco piacevoli nei posti più assurdi del mondo. E questo perché ho sempre guardato oltre, riuscendo a scorgere la bellezza sempre e ovunque. Ma anche perché – come si dice – si vive tutti i giorni, ma si muore una sola volta.

2 commenti

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  • 19 novembre 2015 10:58

    Lei fa bene a viaggiare ovunque se lo vuole, ma per quanto riguarda i Paesi che hanno sofferto un calo turistico a causa dei disordini e degli attacchi terroristici trovo che la naturale tendenza dei viaggiatori possa essere incentivante per loro. E se vogliono migliorare o mantenere la loro economia devono anche sapere che questo passa da una sicurezza e stabilità interna e politica.
    Chi viaggia occasionalmente e per piacere non ha la necessità di recarsi in qualche particolare luogo a tutti i costi e a quanto pare anche la Sicilia è stata ultimamente avvantaggiata nel flusso turistico a causa degli episodi nel maghreb. Qualcuno perde e qualcuno ci guadagna.
    Non è mai indispensabile contrastare le naturali tendenze, perché di natura noi viviamo e anche gli istinti hanno la loro ragione di essere.

  • 20 novembre 2015 15:44

    Bravo…..condivido in toto

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