i fatti dopo il ragionamento

Un desiderio chiamato tram

di

1984: lo stupore di un impagabile Renato Pozzetto davanti al treno che sfreccia lungo la campagna. 2015: l'entusiasmo dei palermitani che postano i video del nuovo tram. Sono passati trentun anni e il mondo è cambiato. Ma forse non per noi Orlando Tram | Blog diPalermo.it

C’è questa bellissima scena del film Il ragazzo di campagna, del 1984 e ambientato nel 1984, in cui un contadino dice a Renato Pozzetto: “È venerdì, vieni a vedere lo spettacolo?”, e lui risponde che lo ha già visto, ma si lascia convincere e nella scena successiva si vedono lui e agli altri contadini seduti su sedie portate da casa nel bel mezzo del nulla. Dopo qualche minuto si sente fischiare un treno che poi esce da un bosco vicino e una volta passato oltre le loro facce in estasi, lo spettatore capisce in cosa consistesse lo spettacolo, perché i contadini prendono le sedie e se ne tornano sui campi dicendo “il treno è sempre il treno!”.

Nel 1984 questa scena riscosse un successo tale da essere annoverata tra quelle cult, naturalmente per gli estimatori di quel tipo di cinema. Lo riscosse perché sembrò a tutti parecchio esilarante che uomini giovani e meno giovani, per quanto parte di una comunità agricola brianzola, si prendessero una pausa dal lavoro per andare a guardare un treno che passa. Questo escamotage di Castellano & Pipolo servì per estremizzare la caricatura del personaggio di Pozzetto che, sempre nel 1984, non era mai stato in una città e da macchietta si stupiva e si affascinava e applaudiva la modernità spettacolare della tecnica, espressa in una serie di vagoni in fila che corrono arroganti su binari.

Era il 1984: secondo Orwell avremmo dovuto essere spiati da telecamere piazzate pure dentro l’armadio di casa, ma in realtà era solo stato presentato il primo Mac, Berlusconi aveva comprato la Fininvest, era morto John Lennon e, peggio, era iniziato Dallas. Nel 1984 io avevo un anno e non ne sapevo niente di grandi fratelli, Berlusconi, Jobs o Lennon. Certo non sapevo che in questa mia terra era in corso uno dei più ambiziosi progetti dell’epoca moderna. Mentre Castellano & Pipolo scrivevano la storia della commedia all’italiana io imparavo a dire mamma, e lo Stato si alleava con Cosa Nostra.

L’anno successivo si concludevano le indagini preliminari del maxiprocesso, moriva Ninni Cassarà lasciando, tra gli altri, una deliziosa bambina che avrei avuto in classe anni dopo e Orlando diventava sindaco di Palermo per la prima volta. Il 1986 è stato strano, è l’anno del primo Dylan Dog e della contaminazione nucleare di Cernobyl. Quello dopo non è da meno: nascono i Simpson e Beautiful, malattie dalle quali ancora non ci siamo liberati, e nasceva anche mio fratello, non ci siamo liberati nemmeno di lui.

Il 1988 vede Massimo Ranieri vincere Sanremo con Perdere l’Amore, Ayrton Senna il mondiale e De Mita il governo. Nel 1989 cadono i muri della rete internet e di Berlino: spunta dal nulla la world wide web e le due Germanie tornano una. I Pink Floyd festeggiano con The Wall. Favoloso il 1990, Nuovo Cinema Paradiso vince l’Oscar e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce che l’omosessualità non è una malattia. Gli anni ottanta si concludono come meglio non si poteva, tra Supernove, progresso e globalizzazione. Sono gli anni della presa di coscienza, di quando la gente si è svegliata e ha sviluppato un senso critico sufficiente per capire che doveva scegliere da che parte stare.

In quegli anni la luce alla fine del tunnel era lontana ma c’era, chi ha voluto si è scudato con la cultura dell’associazionismo e ha iniziato a pronunciare la parola mafia, mentre i porci si arricchivano e i giusti cadevano uno ad uno. Chi ha voluto vedere ha visto, e ha visto che dall’alto arrivavano anche e soprattutto batoste e bugie in cambio di contentini miseri. Ma direi che soprattutto, dal mio sentire di bambina, sono stati gli anni di Michael Jackson, dei Cure, dei New Order, del Subbuteo, di Mamma ho perso l’aereo, di Una donna in carriera, di Molly Ringwald e Andrew McCarthy che si baciano al ballo scolastico, di Boy George, di YMCA e delle borchie, dei capelli cotonati, del pizzo, delle spalline, della Storia infinita e dei video musicali. Sono stati gli anni di Vacanze di Natale e Sapore di mare, di Maracaibo, Take my breath away e Enola Gay.

Ma vado sempre fuori tema. Che volevo dire? Ah, la scena del treno. Niente, mi è venuta in mente perché su Facebook i palermitani postano i video del passaggio del tram. Nel 2015.

9 commenti

Lascia il tuo commento
  • 20 novembre 2015 13:58

    Un tram progettato in modo tale da far aumentare in modo stratosferico i livelli di inquinamento a palermo…Linee che portano dal nulla al nulla… e fermate/pensiline assassine che chi le collauda… non metterà mai la firma…

  • 20 novembre 2015 19:51

    Grazie sindaco! Il palermitano avrà finalmente qualcosa a cui aggrapparsi.

  • 20 novembre 2015 20:16

    Non sono i palermitani a postare i video del tramme… sono i ragazzini!!! i nostri figli!!! dai loro questa gioia prima dell’immediato fallimento…

  • 20 novembre 2015 23:05

    Solo l’OBBLIGO a usare il tram potrà convincere i palermitani a usarlo: obbligo significa spietatezza assoluta contro l’uso dell’auto privata, incentivi sul biglietto durante il primo anno, e un vigile ogni tre metri. Altrimenti sarà servito a nulla.
    All’Autrice dico: Veramente brava! Hai fatto una sintesi taglientissima, ampia e ricca di suggestioni diverse. Il tuo pezzo é molto, molto intelligente. Riesci a tenerci sulla corda, meglio:sulla rotaia, e non ne parli se non alla terzultima parola. Finissimo.
    Sulle pensiline concordo: solo un progettista che non ha MAI in vita sua preso un mezzo pubblico puó averle disegnate: non ripareranno dalla pioggia, dal sole, dal vento. Lui, il progettista, tanto, va in macchina…

  • 21 novembre 2015 04:49

    Il palermitano: come colei che apre l’armadio con l ‘interno pieno di una varietà multipla di abbigliamento, anche all’ultimo grido, ed esser sempre scontenta nel suo contenuto lamentando in modo trito e ritrito che non ha mai nulla da mettere addosso.

  • 21 novembre 2015 08:34

    Lamentarsi sempre e comunque, non si riesce mai a vedere una luce tra le proprie tenebre.

  • 22 novembre 2015 08:39

    palermitani, nemici ‘ra cuntintizza!

  • 22 novembre 2015 11:23

    Nemico ra cuntintizza? No piuttosto pragmatico. Perche’ se e’ vero che il costo del tram a Palermo ammontera’ a 13 milioni annui con 7 milioni di incasso per biglietti venduti mi tocchera’ prossimamente vedere le carrozze arruginite, i fili elettrici penzolanti e i carretti dgli ambulanti sopra le rotaie? Ed ancora oggi non si sa chi deve gestire? Chi saranno i macchinisti? Se hanmo la patente? E se e’ stata fatta una programmaziine a monte sul perche’ sono stati svelti i percorsi? Qualcuno spieghi peche’ personalmente del tram a Palermo io non ne ho capito nulla.

  • 23 novembre 2015 15:52

    Il tram a Palermo è quasi un ritorno al futuro. Ma come tutte le cose “nuove” suscita certezze, suggerimenti e timori. C’è chi è certo che i livelli d’inquinamento aumenteranno, ma c’è chi risponde addirittura a due delle domande fondamentali dell’umanità, da dove veniamo e dove andiamo. Col tram a Palermo lo sapremo: dal nulla al nulla.
    C’è chi accenna a tecniche criminali, le note fermate/pensiline assassine.
    E dopo la scuola dell’obbligo, finalmente l’obbligo del tram e la militarizzazione della città: un vigile ogni tre metri e spietatezza contro l’uso delle auto.
    C’è chi teme carrozze arrugginite, fili elettrici penzolanti e carretti di ambulanti sulle rotaie.
    C’è chi… Si potrebbe continuare. Meglio per ora attaccarsi solo metaforicamente al tram e rimandare ogni giudizio a quando lo vedremo in giro carico di passeggeri. Perché per lamentarsi sempre e comunque ogni occasione è buona. Alla prossima.

Lascia un commento