i fatti dopo il ragionamento

Le cose che non ho fatto

di

La scuola, le occupazioni e le esperienze che è necessario fare quando si è giovani. Ma ne siamo proprio sicuri? Io per esempio... Studenti1 | Blog diPalermo.it

Ho fatto il liceo al Vittorio Emanuele nella prima metà degli anni Ottanta. A quel tempo il Vittorio Emanuele – ora non so, ma allora sì – era considerato il liceo dei bacchettoni. Rigido, serio all’eccesso, anni luce distante dai licei ad alto tasso di figaggine come il Garibaldi o l’Umberto. Al Vittorio Emanuele non si occupava, mai. L’occupazione era punita con pene corporali. Ricordo che ogni tanto, quando gli altri occupavano, noi ci si riuniva per decidere cosa fare. Erano riunioni buffe, tenere, perché sapevamo già come sarebbe finita, che mentre gli altri bloccavano via Libertà per la pace nel mondo – e sticazzi – noi saremmo rimasti seduti ai nostri banchi a studiare latino e greco.

Un po’, certo, li invidiavamo quegli altri, i rivoluzionari della porta accanto coi genitori liberali e progressisti, e fantasticavamo sulle scopate notturne nelle aule occupate, sugli spinelli, sui cineforum coi film porno, il profumo di libertà fra materassi maleodoranti e sacchi a pelo, senza contare poi il senso di colpa per non potere partecipare alle nobili campagne studentesche per l’uguaglianza fra i popoli, l’azzeramento della povertà, il Palermo in serie A.

E comunque. Io non ho mai occupato, non ho mai lanciato pietre contro gli sbirri, non mi sono mai coperto il volto col passamontagna, non ricordo che mio padre sia mai venuto a prendermi per le orecchie in questura o in caserma. Non ho mai fatto la rivoluzione, se non quella – piccola, modesta, assai borghese, lo ammetto – del lavoro quotidiano. Non credo di aver perso chissà quali treni, di avere mortificato il mio istinto fanciullesco, di non avere assecondato quelle che la mia amica Alessandra definisce esperienze ineludibili a una certa età. Sono vivo lo stesso, stronzo come lo saranno un giorno questi ragazzetti che giocano a fare i rivoluzionari coi soldi di papà. A proposito di rivoluzione e di esperienze ineludibili, ragazzi, avete mai provato l’ebbrezza del volontariato, magari senza il cappuccio a coprirvi la faccia?


[ Immagine: di autore incerto disponibile su internet - Policy]

11 commenti

Lascia il tuo commento
  • 26 novembre 2015 08:27

    Queste sono le vere esperienze che un giovane deve fare, il proprio dovere, e non nascondersi dietro le ipotetiche ideologie che gli consentono di giustificare l’essere fannulloni. I genitori devono imparare ad essere meno bacchettoni, ed evitare di fornire ai propri figli gli alibi per il nulla. Un ragazzo si forma e anche bene se abituato a lavorare sodo sia nello studio, sia nello sport e perche’ no, come si augura l’autore nel fare volontariato.

  • 26 novembre 2015 09:32

    Veramente anche io ho fatto il liceo agli inizi degli anni ottanta, e frequentai l’Umberto: zero figaggine, zero occupazioni, ma molto, molto studio. E un preside, non faccio il nome per carità di patria, che vietò gli zoccoli a scuola perchè inadatti, per dire il livello. Per il resto condivido moltissimo. Aggiungo poi che le occupazioni non se le fila più nessuno, quindi cari studenti inventatevi altro.

  • 26 novembre 2015 09:55

    Io occupai il Meli per due mesi perchè volevano sfrattarci… non guardavamo i film porno e non volevamo la rivoluzione. Volevamo soltanto salvare il nostro diritto a studiare. E se fossimo tutti un po’ meno snob questo mondo sarebbe nettamente migliore

  • 26 novembre 2015 10:08

    I papà e le mamme i fratelli più grandi raccontano mitiche lotte ( ma dove? ma quando?) ed allora il Ten ager emula. Il mondo migliore lo vorremmo tutti : il problema è come raggiungerlo. Intanto noi viviamo in un mondo migliore di tutti quelli dei secoli precedenti e i un mondo migliore di quello in cui vivono altri miliardi di persone. Dopo i massimi sistemi passiamo alle cose serie.Battiamo la Juve e sarà qualità della vita.

  • 26 novembre 2015 10:22

    Occupammo un piccolo Istituto superiore di provincia sull’onda lunga della pantera del 1988, facemmo tutto quello che Massaro non potè (giustamente aggiungo) fare, scopatoni, filmazzi porno tedeschi in DVD, cannoni, mitiche partite notturne in palestra pieni di birra e vino, musica a palla…. ma di reale e materiale per la protesta nulla, nulla di nulla. Nessuno sapeva perchè….
    Dopo 2 mesi “liberammo” i locali, cosa ci rimase dentro? Nulla.

  • 26 novembre 2015 12:26

    Io ho fatto l’Umberto nella prima metà degli anni ’80. onestamente non mi ricordo di fighettoni. Mi ricordo gli anni più belli della mia vita, con assemblee d’istituto accese, con tanti confronti e tante partecipazioni a manifestazioni. Forse Massaro avrebbe dovuto bloccare qualche volta via Libertà per la pace o per manifestare lo sdegno nei confronti della mafia e forse adesso non scriverebbe cazzate.

  • 26 novembre 2015 12:43

    Anch’io sono un’ex Vittorina; il mio diploma, scritto su un antico papiro (!) porta la data del 1982, e ritrovo il “mio” Liceo nelle parole del sig. Massaro. Le uniche manifestazioni “anti” che mi ricordo erano quelle dell’8 Marzo (“maschio, maschio vieni a pescare con noi … ci manca il verme”) e contro la mafia quando ammazzò Insalaco. Ma eravamo comunque sensibili ai problemi della città, di cui parlavamo moltissimo in classe con Padre Puglisi. Quindi sono cresciuta senza l’esperienza dell’occupazione (di cui non sento la mancanza), ma con la convinzione che le cose si cambiano con l’impegno, con la testa, con l’arma dei buoni principi e col rispetto per le cose e per le persone. Sarà un caso che tutte le occupazioni di cui senso sempre parlare ogni anno a metà novembre non mi pare abbiano mai ottenuto risultati?

  • 26 novembre 2015 15:46

    Siamo messi che occupazione vuol dire rivoluzione?! È per questo forse che i grandi contestatari di ieri, una volta diventati classe dirigente, hanno come minimo favorito (per non dire plasmato) l’Italia “meravigliosa” in cui viviamo oggi. Dove i ragazzi, i loro figli, un futuro non ce l’hanno. Senza cultura e senza il valore dell’impegno non cambierà mai una virgola. D’altra parte gli “occupanti” di oggi sono figli di quelli di ieri e domani saranno anche peggio di loro. In tutto questo la Scuola, che potrebbe salvare tanti ragazzi da famiglie ridicole, è ridotta a pezzi

  • 27 novembre 2015 09:12

    Frequentavo l’Umberto. La più bella occupazione fu quella del 1998. Vi partecipai con grande entusiasmo. Al punto che, vedendo che la cosa andava per le lunghe, dal 16 al 22 dicembre me ne andai a Madonna di Campiglio, con altri compagni di classe. Però telefonavamo ogni mattina ai “baluardi rivoluzionari” rimasti a Palermo, assicurandoci che continuassero l’occupazione. Fosse finita all’improvviso, chi glielo spiegava al preside Laudani che eravamo a sciare. Mi è tornata utile quella esperienza. Diciamo che è un po’ il Credo della mia esistenza: armiamoci e partite.

  • 28 novembre 2015 07:51

    Ho preso la maturità al “Vittorio” a metà anni settanta,la descrizione di Massaro è perfettamente sovrapponibile a quel periodo..Studiavamo latino e greco,mitico prof. Brighina,mentre gli altri istituti erano occupati…L’occupazione è sicuramente fra le esperienze che non mi mancano.

  • 04 dicembre 2015 00:13

    e poi cresci, e ti trovi a guardare indietro.

Lascia un commento