i fatti dopo il ragionamento

La maglia numero 7

di

La Leva Calcistica Della Classe | Blog diPalermo.it

Tutti, nessuno escluso credo, vorremmo essere stati Nino. Nino. Quello che “mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento”. Perché questa canzone, secondo me, è il ritratto perfetto della vita. Io l’ho ascoltata un milione di volte. In fasi differenti della mia vita. E un milione di volte ho capito che avevo fatto degli errori. E che sì, io volevo essere Nino. Perché non dovevo avere paura di sbagliare un calcio di rigore. Perché la vita è una partita di calcio. Fatta di difesa, centrocampo per organizzarsi, e attacco.

Solo che preferiamo, almeno la maggior parte di noi preferisce, vivere in difesa. A centrocampo si fa troppa fatica. Si deve correre e i piedi devono essere buoni per forza. Perché devi costruire. E l’attacco, poi, sono in pochi a volerci stare lì davanti. Perché devi starci sotto. Devi pressare, devi cercare di rubare la tua zolla di felicità. Strapparla a quell’altro che invece ha deciso di passare la sua vita in difesa. Che si limita a fare solo lanci lunghi. Mentre tu, che sei in attacco, devi giocare palla a terra e pedalare. Finché hai fiato per farlo.

Perché poi, quando andiamo al bar, di giocatori “che sono innamorati da dieci anni, con una donna che non hanno amato mai” ne vediamo un sacco. Ed erano tutti ottimi difensori. Quelli che attaccano, quelli che darebbero tutto quello che hanno per andare sotto la curva a gridare frasi incomprensibili come gli ossessi, loro, al bar non ci vanno. Perché loro sono attaccanti. E seduti al bar, a parlare delle azioni che hanno “interrotto” da buoni difensori, non ci stanno. Perché l’adrenalina del gol al 90°, quando nessuno ci credeva più, la provi soltanto quando la palla supera quella fottuta linea di gesso dietro il portiere.

Per questo io, che sono sempre stato un mediocre giocatore di calcio, ho scelto comunque sempre la maglia numero 11 (e non 7 come Nino, io il suo fiato non lo avrò mai). Quella dei bomber di razza (meticcia). Quella di quelli che darebbero tutto ciò che hanno per metterla dentro almeno una volta. Per sentire la scarica di adrenalina che attraversa il corpo nel momento stesso in cui quello che hai inseguito, forse, si realizza. Forse. Perché non è detto. Ma un giocatore “lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. E se nella vita non hai niente di tutto questo o non sei un giocatore o, più semplicemente, hai scelto di non vivere davvero. E allora ordina la tua birra, seduto al bar con tutti gli altri difensori, mentre i bomber si giocano tutto quello che hanno. Fino alla fine.

P. S: “la donna cannone”, invece, era dedicata ad una donna molto grassa. Secondo me, però.

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