i fatti dopo il ragionamento

Non è una città per sognatori

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Una passeggiata al sole guardando i palazzi liberty, i marciapiedi pieni di buche, la mia caviglia gonfia come un pallone. E pensare che mio padre me lo diceva sempre: guarda dove metti i piedi Buche 4 | Blog diPalermo.it

“Guarda dove metti i piedi”. Me lo dicevano già quando ero piccola. È il destino di chi ama sognare, ma questa città non ti permette di farlo e anche le sue strade ce la mettono tutta a ricordarlo, soprattutto a noi che del sogno a occhi aperti ci facciamo scudo, noi che ne abbiamo fatto uno stile di vita, quasi di sopravvivenza.

Ma guai se ti permetti di passeggiare guardandoti attorno, osservando i palazzoni antichi e fantasticare su chi, cosa e quando; guai a te se ti permetti di leggere un manifesto affisso su una vetrina, se chiudi gli occhi in un sospiro rivolto al sole caldo; guai e dico guai, se sogni a occhi aperti lasciandoti trasportare dalle mille suggestioni che Palermo ti offre. Guai. Perché rischi – nel migliore dei casi – di slogarti di brutto una caviglia. La buca è lì, in agguato.

Lei, segno del disinteresse, di degrado e non noncuranza, attende il tuo piede sognatore, attende proprio te che con i piedi per terra non ci vuoi stare. E così ti ritrovi spalmata sul marciapiede, a terra che più a terra non potresti essere. Frastornata per quell’equilibrio rubato in uno…due… tre secondi.

La gente si avvicina e giura di averti visto volare. Ti rialzi, confusa e incazzata, con la caviglia calda e che inizia a pulsare, a gonfiare e i tuoi sogni si ingrigiscono e pensi che questa città ci prova in tutti i modi a farti smettere di sognare, a interrompere la tua attività prediletta e che ti costringe a dover camminare con la testa china e gli occhi rivolti verso il basso perché a ogni mezzo metro di strada rischi di spezzarti una gamba.

“Guarda dove metti i piedi”, quelle parole mi tornano alla mente. È un attimo, la voce di mio padre, sorrido e torno di nuovo a sognare. Seppur zoppicando.

4 commenti

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  • 04 dicembre 2015 15:36

    ……neanche per cantautori…..

  • 04 dicembre 2015 18:26

    Pezzo delizioso.
    Marta riesce a far diventare poesia una banale (si fa per dire) caduta per una dele tante buche di cui sono strapiene le strade della nostra città. E lo fa con garbo, dolcezza ma anche con arguzia e un pizzico si sana malizia. Svelando, insieme, l’amore granbe che ha per Palermo ma anche la sua grande amarezza nel vederla così ridotta.

  • 04 dicembre 2015 22:03

    Oltre le cacche sui marciapiedi! Causa al Comune non la fa?

  • 05 dicembre 2015 13:34

    Roberto, purtroppo per fare causa al Comune bisognava andare subito al pronto soccorso e farsi refertare per poi fare esposto e io ero a lavoro… e non potevo lasciare la redazione per andare al prontosoccorso e passare in codice bianco ovviamente, chissà quante ore. Certo se mi fossi rotta la gamba lo avrei fatto ma nonostante il dolore ho scelto di rimanere a lavoro. Sbagliato? Può darsi, perchè sono convinta che avrei dovuto e che dovrei fare causa…

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