i fatti dopo il ragionamento

La mira sbagliata di Vecchioni

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Le parole del cantautore e la profonda differenza fra Sicilia e siciliani. Che sono buoni e cattivi. Esattamente come a Milano Persone1 | Blog diPalermo.it

Non mi sono particolarmente indignato per le parole di Roberto Vecchioni nel corso del suo intervento all’Università di Palermo. Da troppo tempo ormai la situazione nell’isola è tale che l’epiteto utilizzato dal cantautore lombardo, che nel più trito dei copioni sulla differenza tra nord e sud ha comunicato che suo nonno è di Messina, mi sembra descrivere fedelmente una situazione che vedo pericolosamente avvicinarsi al punto di non ritorno.

Quello che più mi ha colpito invece è il fatto che nel suo discorso Vecchioni pronunci la parola “siciliani” soltanto una volta. E quando lo fa lo associa alla parola “razza”. Ho visto in questo fatto soltanto un tipico ed ormai abusato atteggiamento di molti presunti intellettuali che vedono le collettività come entità a sé stanti, dotate di vita propria e di volontà superiore e diversa a quella degli individui che la compongono. Da profondo e convinto individualista ho trovato questo atteggiamento particolarmente fastidioso e la vera causa dell’assoluta inutilità di tutto quello che Vecchioni ha detto nel corso del suo intervento.

La Sicilia è un luogo geografico, una regione, non esiste come persona, non agisce come un individuo, non ha una sua volontà ed un libero arbitrio. Quello che accade, in Sicilia come del resto nel mondo intero, è frutto della combinazione dell’azione di cinque milioni di individui tutti diversi tra loro, con formazione, cultura, storia, sogni e speranze unici e non sempre conciliabili. È l’azione congiunta, fortuita, non organizzata e spesso caotica di questi singoli individui che ha prodotto la situazione di grave disagio in cui ci troviamo.

Da poco tempo si è spento l’economista Douglass North che ha vinto quello che impropriamente si definisce il premio Nobel per l’economia, gettando una nuova luce sul ruolo delle istituzioni nello sviluppo economico delle nazioni. Per lo studioso statunitense le istituzioni sono i vincoli progettati dagli uomini che danno forma e influenzano l’interazione umana ed in conseguenza di ciò esse danno forma agli incentivi che regolano lo scambio tra uomini sia di natura politica, sociale ed economica.

Gli individui creano le istituzioni nel corso del tempo e le regole che queste danno ne influenzano e determinano il comportamento. La bassa qualità delle istituzioni siciliane è sotto gli occhi di tutti e sicuramente i siciliani ne sono i principali responsabili. Perché ciò sia accaduto non sta a me neanche tentare di indovinarlo visto che i fattori che determinano la qualità delle istituzioni sono un argomento troppo complesso e profondo per essere trattato in poche righe e con la mia consueta approssimazione.

Quello che però vorrei far notare al professore Vecchioni è che, spostando il tiro dai siciliani alla Sicilia, ha completamente mancato il bersaglio, ha banalizzato un argomento complesso e di non facile soluzione, ha dato un giudizio approssimativo ed un messaggio inutile che riesce solo a far discutere per qualche ora. Caro Vecchioni, avrei preferito lei parlasse dei siciliani, di quelli buoni e di quelli meno buoni. Dei siciliani che ogni giorno provano a vivere una vita normale denunciando le molte disfunzioni e disservizi delle proprie città, di quelli che onestamente e senza compromessi provano a guadagnarsi il diritto ad una vita normale, di quelli eccezionali che sono morti e rischiano la vita per liberare la propria terra dalla mafia, di quelli coraggiosi che denunciano il pizzo o si oppongono ai parcheggiatori abusivi.

Dei siciliani che preferiscono l’indifferenza, per paura, per ignavia o solo per stanchezza. Dei siciliani che invece delinquono o non accettano le regole di una vita sociale normale e che violano quelle della convivenza comune. Dei siciliani che, come normalmente fanno gli individui, sono complessi e hanno dentro di loro un po’ della grandezza dei primi e anche qualcosa della miseria dei secondi. Non mi è mai piaciuta la frase di Kennedy che invita i cittadini a chiedersi cosa fare per la propria nazione: la trovo concettualmente sbagliata.

L’individuo per me deve chiedersi sempre come migliorare la propria situazione individuale sapendo bene che per farlo non può trascurare ciò che fanno gli altri simili e che senza cooperazione non potrà mai migliorare la sua situazione. Da questa convinzione forse potranno venire anche in Sicilia, con il tempo e la pazienza, istituzioni migliori che ci aiutino a contenere e reprimere i comportamenti non degni di una convivenza civile. Ma le assicuro che questa regola, per me, vale a Milano così come a Palermo, solo che qui è tutto un po’ più complicato e richiede certamente analisi più serie e approfondite.

17 commenti

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  • 09 dicembre 2015 11:58

    Vecchioni impari ad analizzare le situazioni, Carlo Amenta insegna.

  • 09 dicembre 2015 12:12

    Condivido in linea di massima l’articolo. Anche se nn ho dato importanza alle parole di vecchioni perché penso…ma cu e’ vecchioni? Nn e “più” di chi vive in sicilia da sempre. Poi sono sempre ed in ogni caso discorsi che valgono nulla. L’analisi è’ si, troppo complessa. Infine nn penso, e qua nn condivido l’articolo, che siamo solo noi siciliani i responsabili della situazione attuale: e’ convenuto a certi meccanismi, a certi poteri, che la sicilia rimanesse arretrata. E chi ha cercato e cerca di cambiarla viene ostacolato. Immaginiamo per esempio se Falcone e Borsellino (sicilianinissimissimi!) nn fossero stati uccisi. Oggi saremmo migliori, la sicilia avrebbe intrapreso forse un processo di uscita dalla merda vecchioniana. Ma chi li ha uccisi nn sono certo i corleonesi dai peri ‘ncritati… A meno che nn si voglia credere a questa favoletta.

  • 09 dicembre 2015 13:18

    Riconducendomi a quanto dice Roberto sull’arretratezza della Sicilia ad arte voluta: il suo riferimento nei comuni dibattiti, è quasi sempre a quella economica e non culturale. In questo caso è da evidenziare appunto quella culturale che ci porta a quei comportamenti per i quali “la Sicilia è una merda”. Arretratezza culturale che potrebbe essere superata, se si volesse, a costo zero. “Povero sì, ma lordu picchì?” recitava un antico proverbio. Ma più probabilmente a qualcuno farà comodo che il popolo sia “povero e lordu”

  • 09 dicembre 2015 20:01

    Dire Sicilia è dire siciliani. Non c’è molta differenza. Se esistono i siciliani questi sono gli abitanti di un territorio, di una regione, con una storia in comune, una cultura in comune, sono una collettività, non una somma di individui ma qualcosa di maggiore.
    Vecchioni ha messo tutto nel calderone, ha parlato anche male dei siciliani dicendo esattamente che non conosciamo il senso della vita, dell’esistenza in comune, con preciso riferimento all’educazione, al prodotto visibile nell’ambiente, alla gestione del territorio.
    Una critica che non salva nessuno, né chi sosta in doppia fila (ci sono anch’io tra questi) né chi amministra la regione.
    Ci ha inoltre considerato dei paurosi e poi ha anche detto che i siciliani sono tra i più intelligenti e che dobbiamo ribellarci (a chi a noi stessi?).
    Lui ha espresso un pensiero in maniera confusa ha messo insieme tutto ciò che lui ha visto e percepito, senza alcuna analisi, ovviamente. E’ solo ciò che è arrivato direttamente ai suoi sensi e in qualcosa ha anche amplificato. Di tanto altro neanche si è accorto.
    Se è stato sincero può servire solo a comprendere cosa può provare un visitatore ma anche un italiano del nord Italia.
    Piaccia o meno.

  • 09 dicembre 2015 20:10

    Sono anch’io una convinta individualista nel senso che credo nel valore dell’individuo e della crescita individuale. Tuttavia, non c’è vera evoluzione individuale senza una connessione e una cooperazione tra individui che passi attraverso uno spirito di “servizio”, come più volte affermato da Bergoglio, e che muova da quelle matrici culturali archetipiche che sono proprie di ogni popolo, come forse tentava di dire il professore Vecchioni. Avrebbe dovuto parlare del rapporto di un padre con un figlio malato:è quello che ha fatto strattonando, per amore, un popolo piegato da un volere “altro”.
    “Solleva la testa, figlio mio, ricorda chi sei,
    da dove vieni, quello che ti appartiene per diritto di nascita e combatti!”.
    Trovo che Vecchioni abbia colto nel segno, se continuiamo a parlarne.
    L’equivoco nasce da un atto d’amore che si scontra con

  • 09 dicembre 2015 20:11

    Il dolore di un popolo-individuo martoriato.

  • 09 dicembre 2015 21:41

    Le chiacchiere e le disamine da bar di antropologia sociale stanno a zero.
    Atterri al Falcone e Borsellino e sei avvolto da orde di tassisti con occhi indemoniati che ti propongono pacchetti famiglia a prezzi che manco a Berlino. Inizi l’autostrada ed è un continuo alla tua destra di immondizia senza soluzione do continuità. Cessi, frigo, copertoni, carcasse. A sinistra kilometri di case abusive che scaricano merda a mare.
    Arrivi in città da via Belgio e ti senti a Bangkok, solo che non ci sono hotel 5 stelle e tuk tuk, il negoziante medio la mattina si scopa il marciapiede e che fa? Ammutta la munnizza sotto il marciapiede, palazzetto dello sport distrutto, diamante distrutto, velodromo distrutto, piscina gestita a caxxo—- Ma caxxo che fa continuo? E mi riferisco a Palermo, capoluogo, non scrivo di Gela, Licata e altre cittadine ai confini della realtà!
    Detesto Vecchioni e la sua aria/aurea austera e severa. Ma dai però!

  • 09 dicembre 2015 21:45

    Ma mafalda, se uno posteggia in doppia file come te, e anche come me, non dai ragione a vecchioni, ma lo contraddici di netto. Se posteggiamo in doppia fila e qualche volta non rispettiamo da automobilisti le strisce pedonali, ecc…ecc… non è perchè siamo incivili, ma perchè siamo esasperati, disperati, stanchi di una situazione invivibile. Vecchioni probabilmente era nervoso per i fatti suoi, qualche problema in famiglia o di lavoro o crisi esistenziali personali, o si era calato qualche pasticca ( :-D). I siciliani poi fuori dalla sicilia sono rispettati e stimati ( cosa che non accade a tutti i meridionali, come ai napoletani per esempio, che ho constatato io, e non solo io, essere gli unici meridionali che fuori dalla loro regione purtroppo confermano il luogo comune negativo sui meridionali), quindi dire sicilia non vuol dire dire siciliani. Non c’entra niente. E poi che c’entra la sicilia? La sicilia è una grande terra culturalmente parlando e anche come esempio di civiltà Il problema è LA CLASSE POLITICA che è una merda. Quello è. E questa classe politica, siciliana con il consenso ammiccante di quella nazionale, ha avuto e tutt’ora ha l’interesse a farci uscire il peggio del nostro carattere di siciliani.

  • 09 dicembre 2015 22:08

    Roberto1, troppo facile asserire che il problema è la nostra classe politica, ti/vi rammento che pensatori molto più profondi di me ne sono sicuri sin dall’antica Roma.

    LA CLASSE POLITICA CHE GOVERNA UN TERRITORIO E’ L’ESPRESSIONE DELLA COSCIENZA DELLA POPOLAZIONE CHE CI ABITA!!!
    Le chiacchiere, i Vecchioni e altri malpensanti stanno a zero.

  • 09 dicembre 2015 22:20

    Non sono d’accordo, tant’è che i siciliani che stanno fuori sono apprezzatissimi.

  • 10 dicembre 2015 05:48

    “Nel suo essere spavaldo e servile, quell’uomo si poteva considerare il prodotto di un ambiente, quasi di una città intera, in cui ai servi era permessa più spavalderia che ai padroni. ‘Metropoli della Sicilia, sede del Re, illustre del titolo di Arcivescovado, celeberrima presso tutti gli scrittori sì antichi che moderni per l’amenità del sito, l’ampiezza, l’eccellenza dei cittadini…’. E questo era il punto della remora, l’alienazione, I’impasse: l’eccellenza dei cittadini. Duemila all’incirca famiglie nobili, e molte di improbabile nobiltà, vi si erano concentrate nel secolo diciottesimo: e su 102.106 ‘anime’, sottraendo i padroni, che anime volete siano le altre, se non di servi?”

  • 10 dicembre 2015 09:35

    a quindi uno posteggia in doppia fila non perchè è incivile, ma perchè esasperato… alla faccia! complimentissimi, la piu grande self indulgence di tutti i tempi, ( chi schifiu) può sembrare una banalità e NON lo è per niente, ma solo a un palermitano ( e dico palermitano e non siciliano, a ragion veduta) può sembrare legittimo ( e aggiungo che per il palermitano tutto è legittimo se nel proprio esclusivo interesse) posteggiare in seconda, ( ma anche in terza) fila , e invece non ci sono attenuanti, si è incivili e basta… sorry! RASSEGNATEVIIIIIIII, 🙂 abbiamo un concetto di ” normalità” tutto nostro e che vale solo in patria, poi fuori siamo capaci di comportamenti addirittura impeccabili… e tant’è!

  • 10 dicembre 2015 12:02

    E’ chiaro che c’entra anche la classe politica, sono quelli che ci rappresentano e ci amministrano e se non c’è altro, significa che non emerge, non può emergere per un’infinità di motivi.
    E’ invece curioso come Orlando che ha dato ragione a Vecchioni, nel suo dare ragione cerchi mediaticamente di porsi dall’altra parte della barricata, lui sarebbe il giusto e il nuovo che vuole avanzare. Da fargli un po’ di pernacchie, non so chi potrebbe riuscire a bersela la sua versione, visti i risultati.
    @Roberto1 Vecchioni parlando di Sicilia ha parlato di siciliani. I riferimenti sono inequivocabili. Io ho seguito il video su you tube, non c’è un ottimo audio, ma si riesce a seguire tutto il discorso. La Sicilia non esiste senza i siciliani, non può esserci una differenza.
    Non c’è analisi ovviamente, lui non ha indicato strade o percorsi. Ha solo detto ribellatevi e che la Sicilia in questo modo non gli piace. Non ha cercato alcuna causa e non era neanche sua intenzione farlo e io non ho dato ragione a nessuno, ho scritto anch’io posteggio in doppia fila e penso che continuerò. Io sosto solo pochi minuti e non prendo neanche l’auto ogni giorno.
    Ho scritto a cosa ci può servire un discorso come il suo.

  • 10 dicembre 2015 18:06

    Roberto1,
    dovresti rileggere quello che ho scritto nel primo commento, una collettività non è solo la somma degli individui che la compongono. Una collettività, come un qualsiasi gruppo o qualsiasi insieme vive di vita propria, è un’ entità.
    Mentre per gli individui non è detto che questi si comportino in ugual modo in un altro ambiente pur rimanendo indirizzati con la loro cultura di origine.
    Non esiste il siciliano che in quanto tale posteggia in doppia fila.
    A Palermo invece si sosta facilmente in doppia fila ed è soltanto un fatto.
    Ad esempio non è detto che io altrove vada a sostare in doppia fila e neanche dipende dalle multe perché qui a Palermo le multe le fanno pure. Di recente hanno iniziato a farle raffica.
    Ma io qui sono in compagnia visto che non sono affatto la sola, metto come gli altri le frecce di emergenza. Del resto non ho dove posteggiare e per cinque minuti neanche varrebbe la pena togliere un prezioso posteggio a chi ne ha più bisogno. Tranne che non sia nei pressi di casa mia, dove di solito se manca il posto lascio l’auto in doppia fila per scendere la spesa e poi vado a cercare posteggio più distante.
    E credo di sapere cosa sia il senso dell’esistenza in comune. Ieri ad esempio c’era la cassiera di un negozio (io ero a piedi) che ha chiuso la cassa perché aveva l’auto in doppia fila, si era liberato un posto e mi ha lasciato in attesa. Doveva fare presto e neanche l’hanno sostituita. Io l’ho compresa ed ho aspettato.
    Comprendo ad esempio che nei paesi, esercizi ed uffici hanno orari comodi, non sono regolari, sono lenti, mosci e io non me la prendo. Vivono rilassati e fanno bene. A Milano è tutta gente che corre e corre negli orari di punta, si corre anche di più a Palermo città, ma se vado in un paese mi vado a rilassare.
    Qui ci sono in alcune zone auto che si fermano in mezzo alla strada per parlare con passanti conoscenti e bisogna svegliarli con un colpetto di clacson. Ma loro conoscono bene il senso dell’esistenza in comune, visto che socializzano tra loro e dopo il colpetto di clacson si avviano.
    Anche nei sistemi tribali conoscono bene il senso dell’esistenza in comune, ma lo trovano in maniera diversa dalla nostra.
    Il problema è che quando si mette tutto nel calderone, non si finiscono mai gli argomenti ed è difficile anche individuare le strategie.

  • 10 dicembre 2015 20:15

    Io credo che la cosa più saggia da fare sia non parlare più di vecchioni, perchè lui si trovava semplicemente in una giornata storta come capita a tutti e vede tutto nero e non pensa bene di nessuno. E noi come degli scemi ci masturbiamo il cervello a cercare di capire cosa volesse dire, se avesse ragione o meno, ecc… Del resto come si è alzato dal letto quella mattina (male) se ne è andato via dopo qualche ora dall’aeroporto fregandosene di noi e della sicilia. Come diremmo nel linguaggio comune ” ma va fan c…!!”

  • 10 dicembre 2015 23:22

    La materia è scivolosa, ma è trascorsa una settimana e stiamo ancora a parlarne. E dopo aver letto di Vecchioni & vecchioni e di altri pessimi soggetti, ma i miei amici sono cittadini modello e questo basta; di chi è costretto a lasciare l’auto in seconda fila per mancanza di posteggi; di razzismo (a proposito degli umani pare che una divisione per razze sia un concetto non scientifico); di siciliani fuori dall’Isola apprezzati da tutti; di colpe soprattutto di politici e amministratori; di tanti altri ecc., ecc., forse la cosa più saggia, come qui sopra suggerito, è non parlarne più, perché tranne alcune eccezioni, si finisce sempre per riversarla sugli altri quella merda, ben sapendo che in buona sostanza ci appartiene.

  • 11 dicembre 2015 21:04

    E’ scontato che a Vecchioni non possa importare più di tanto della Sicilia e dei siciliani. L’unica cosa da auspicarsi è che sia stato sincero. Ci possono essere buone possibilità che lo sia stato anche se non ci metto la mano sul fuoco.
    Lui ha anche fatto dei riferimenti al nostro colpevolizzare il governo nazionale e ha detto anche che certe differenze non dipendono dalla ricchezza o dalla povertà di una regione.
    Sulla colpevolizzazione sono in parte d’accordo perché in fondo se un popolo si è fatto depredare, se decide di vivere ai margini senza saper provvedere a se’ stesso continuando a sentirsi il sale della terra non può delegare la colpa a terzi. Ma è la stessa fine che rischia di fare l’Italia.

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