i fatti dopo il ragionamento

La rivoluzione della normalità

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La comfort zone del mio divano, i rigurgiti intellettuali di mia moglie e uno spettacolo che fa il verso a Andy Warhol. Senza un pubblico che si lasci scandalizzare sul serio Divano Tv Telecomando | Blog diPalermo.it

La chiamano comfort zone, quel cono d’ombra in cui ti dopano con una partita di calcio e l’ultima puntata del commissario Montalbano, passando per il Grande Fratello, dove i sentimenti si stemperano in un atto consolatorio, senza sussulti affettivi e improbabili rigurgiti passionali. Se non fosse per Germana, sarei un habitué della comfort zone. Forse non è proprio vero ma mia moglie ne sarà contenta in giro per mostre, teatri, cinema e balletti. E così dicendo, non poteva mancare l’ultima trasgressiva pièce teatrale al Biondo con scene di nudo, baci omossessuali e cuori grondanti di sangue: “Devi vedere Still Life, è una bomba!”. Era chiaro che una simile chiamata alle armi non poteva lasciare indifferente un professionista della comfort zone come me.

Una volta la tv era il luogo della falsa sicurezza. Perbenista e rassicurante. Tenersi lontano da un libro di Roth o da un film di Kubrick garantiva una certa immunità. Adesso, invece, bisogna uscire a tutti i costi, farsi travolgere, condividere, accettare la provocazione, perché, amici miei, non c’è niente di più scandaloso della normalità. La normalità del male.

Per fortuna Still Life di Stefano Ricci sul bullismo omofobico, sulla discriminazione, sul mobbing psicologico che spinge all’auto annientamento mi ha fatto rientrare nella comfort zone pensando di esserne usciti anche solo per un momento.

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