i fatti dopo il ragionamento

A. A. A. Icone antimafia cercasi

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La lettera minatoria al segretario del Pd Raciti e l'inevitabile associazione alla mafia. Io però qualche domanda me la faccio. Perché certe ferite recenti bruciano ancora Mafia Antimafia | Blog diPalermo.it

In una città come Palermo, una lettera di minaccia ad un personaggio pubblico come Fausto Raciti, non può che evocare “il fattore mafia”. È un automatismo mentale e culturale inevitabile. E allora mi sono chiesto, una volta appresa la notizia, quali particolari iniziative, o quale particolare ruolo di sovraesposizione sul fronte del contrasto alla mafia abbia assunto Fausto Raciti. Sarà un mio limite, ma devo dire, in tutta onestà, che non sono riuscito a darmi alcuna risposta.

Spero che qualcuno mi illumini, ma in questa situazione di assoluta incertezza, la lettera minatoria, almeno per quanto mi riguarda, può trarre spunto da una serie infinita di ragioni, non tutte necessariamente legate al ruolo pubblico di Fausto Raciti.

Il che, naturalmente, non mi esime dal tributargli solidarietà umana. Ma niente di più.

E poi, lo ammetto: serpeggia in me il malizioso e velenoso sospetto che la lettera minatoria altro non sia che una sorta di sceneggiata, non orchestrata, sia chiaro, da Fausto Raciti. È possibile, possibile, non probabile, che l’antimafia isolana sia alla ricerca di un nuovo simbolo, considerato il crepuscolo o la triste parabola (come qualcuno l’ha definita) delle vecchie icone. Fausto Raciti, anche fisicamente, andrebbe benissimo.

Non mi sento in colpa per questo. La ferita inferta, in epoca recente, proprio dall’antimafia di maniera, brucia ancora e stenta a cicatrizzarsi. Perdonatemi, ma mi ci vuole un po’ di tempo.


[ Immagine: di autore incerto disponibile su internet - Policy]

1 commenti

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  • 12 dicembre 2015 09:39

    ma dove ha messo le mani Raciti; qualcuno si è posto questa domanda?
    Io si , e penso che l’unico posto sia nell’impasto di riso per preparare le arancine per il 13.

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