i fatti dopo il ragionamento

C’era una volta un tram

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L'esibizione del prodigio tecnologico per le strade di Palermo tra vagoni fantasma, eterni collaudi e le solite liti di palazzo che ci condannano dove forse meritiamo di stare Orlando Tram | Blog diPalermo.it

Che grande invenzione, i social network. Miracolo e dannazione, come tutte le grandi invenzioni. Facebook, Twitter… chi più ne sa più ne metta. Vi rendete conto di quel che si può combinare con questi strumenti dal nome vagamente esoterico, come quasi esoterica è la loro potenza a dispetto dell’intangibilità? Ve ne dico una: io, voi, siamo in grado di comunicare con Barack Obama. Recapitargli un nostro pensiero, una foto, e persino illuderci che li veda e legga. E chissà: mai dire mai.

Per quanto mi riguarda, non faccio uso di Twitter. Sono un facebookiano sfegatato. Perché il mondo si divide ormai in fazioni di internauti. Dipende dalla lunghezza del contatto, perché di contatto “sensoriale” si tratta. Chi ama l’atto coccolante, romantico, persino cervellotico (Facebook) e chi la sveltina (Twitter). Tornando al sogno di molti comuni mortali (“sfiorare” l’attenzione di coloro che contano nel mondo), tra le mie amicizie ho gente che è addentro alle cose del Comune di Palermo. Alcuni ne muovono le leve.

Da qui, la grande occasione: comunicare loro quel che di storto mi capita di notare in città. Un clic e parte, all’indirizzo di “chi di dovere”, la foto scattata al marciapiedi dissestato, al cumulo di immondizia dove non dovrebbe esserci, e persino alle immancabili coordinate spazio-temporali dell’atto di malcostume. Tutto in tempo reale. Pistola fumante in piena regola. Fatto ciò, basta attendere la risposta di quel consigliere o di quell’assessore. Che ci si augura lesta (di solito lo è) e soddisfacente, convincente, esauriente. In poche parole, confortante. Ma, di solito, non lo è.

Grande invenzione, già, i social network. Con un limite. Non è possibile cogliere il tono né l’espressione del tuo interlocutore. Altrimenti, ti accorgeresti subito delle reticenze, dei balbettii, dello stridore da arrampicata sugli specchi che accompagna spesso le risposte accomodanti di chi ha responsabilità a certe domande scomode di chi è responsabile solo di aver pagato per ottenere i servizi promessi, spiegazioni e istruzioni per l’uso incluse. Oppure del cipiglio contrariato, infastidito di fronte all’impudente che chiede troppo. Devi essere bravo a leggere tra le righe, avere confidenza con la lettura, per capire e orientarti.

Celiando, potrei avventurarmi in un consiglio: chi “entra” al Comune potrebbe seguire un corso rapido di rapporti con la popolazione del web. Potrebbe chiamarsi “giustificare-giustificare sempre”. O aggirare la domanda scaricando tutto sul classico dei classici capri espiatori: il cittadino incivile. Si dà il caso, però, che il cittadino legga i giornali. E si imbatta, com’è accaduto a me oggi, in un articolo di Laura Anello sull’odissea del tram cittadino. Su La Stampa di Torino, non certo sulla Gazzetta della Guadagna. Non si parla, nell’articolo, di un’astronave lanciata nello spazio, come forse piacerebbe al sindaco. Si fa cenno a vagoni fantasma, senza anima viva dentro, intenti nel proverbiale “giro ’ra badduotta”, andata, ritorno, andata, in grottesca esibizione del prodigio. Poiché, pare, liti di palazzo hanno condannato il tram palermitano a un eterno collaudo. Ma di far salire a bordo i passeggeri, senza personale preposto, e forse anche senza biglietti usciti dalla tipografia, non se ne parla. Perché ci si scanna su chi debba gestirlo.

Appreso questo, potrei cedere al mio vezzo. Chiedere lumi ai miei contatti Facebook che sanno. Ma ho il terrore di ritrovarmi nel 2001 preconizzato dal celeberrimo film di Stanley Kubrick. Il rantolo metallico e irridente del computer Hal 9000 che mi spiega tutto senza dirmi né fare un bel niente.

5 commenti

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  • 22 dicembre 2015 08:48

    La nostra amministrazione vuole o vorrebbe una città modello stile Amsterdam, ma loro in primis non sanno gestire questi affari. Mettiamo il tram, mettiamo le bici a noleggio, poi faremo il resto. È sempre così in questa città, perché il siciliano, il palermitano tale è a torto e a ragione, e non può diventare olandese solo perché c’è il tram avveniristico con i pupazzi lego dentro. Sarebbe bello essere cittadini europei, ancor più bello come nella civilissima Olanda ma al posto di tulipani ed erba qui produciamo fiori di plastica e ortica.

  • 22 dicembre 2015 09:08

    I responsabili di questa odissea risiedono nelle pieghe dell’amministrazione pubblica. Sono insensibili alla vergogna, perché lo sfacelo è una condizione naturale ed ineluttabile di questa città, nella quale, se si decide di viverci, ci si abbandona alla rassegnazione e all’oblio. Perché va via chi ambisce davvero ad identificarsi col resto d’Europa.

  • 22 dicembre 2015 09:14

    Quella del tram sta diventando una barzelletta. E il servizio non è nemmeno partito. Penso a quando, se partirà, si guasteranno una carrozza, un binario, o ci sarà qualche altro intoppo che necessiterà di riparazioni costose. Credo che sarà la resa dei conti e, senza soldi come sempre, il sistema si bloccherà e finirà allo sfascio.

  • 22 dicembre 2015 10:12

    Palermo come Barcelona….si…ma Barcelona del 1932

  • 22 dicembre 2015 14:46

    Palermo è morta

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