i fatti dopo il ragionamento

Tu chiamala, se vuoi, movida

di

La nobile arte della fuga contro la maleducazione e le prevaricazioni che questa città ci riserva. Rinunciando alla lotta. Non per codardia, ma per amore verso se stessi Movida | Blog diPalermo.it

Ho sviluppato un’interessante teoria sul concetto di lotta. Lo spunto me l’ha dato una mia amica che dopo aver sopportato per mesi il frastuono assordante di un locale sotto casa, benedetta movida, ha deciso di traslocare. Avrebbe potuto chiamare i vigili urbani, passare le notti a redigere esposti, mobilitare in continuazione le sale operative di polizia e carabinieri, organizzare sit in, girotondi e picchettaggi, insonorizzare le pareti di casa, scrivere ai giornali, creare un blog, mobilitare Amnesty International, sì insomma avrebbe potuto fare tutto questo e attendere il lento ma inesorabile (?) corso della giustizia, e invece no.

Come lei stessa mi ha detto, ha optato per l’unica, vera, forma di lotta sensata contro le ingiustizie. Se ne va. Trasloca. Rinuncia allo scontro frontale, al pugno di ferro, alla battaglia legale e magari anche fisica con gli energumeni del pub di sotto, rinuncia alla bile, allo scoramento che deriva dall’ingiustizia e dalla prevaricazione. Fa tutto questo grazie alla nobile e vituperata arte della fuga. Che non è codardia, non è vigliaccheria, è al contrario – in una città dove la prevaricazione, la maleducazione, l’ignoranza, il malcostume sono imperanti – la più alta forma di amore verso se stessi, la propria vita, il proprio sistema nervoso. Lo snobismo che diventa corazza impenetrabile, schermo magico contro ogni genere di sopruso. Fate quel che volete, io me ne vado. Avanti il prossimo, gli lascio il posto mio. E godetevi pure questa schifezza immonda che chiamate movida.

3 commenti

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  • 24 dicembre 2015 15:32

    Ma che arricolo è? Non parla di nulla, qualunquismo allo stato puro
    Ci racconta che la sua amica ha traslocato anzichè affrontare il problema. Ok
    Parla di “movida”, sic et simpliciter, senza specificare, senza distinguere, appellandola con la parola “schifezza immonda”…stop. Quindi alla fine questo articolo cosa dovrebbe lasciarci? Cosa dovrebbe insegnarci? Su cosa dovrebbe farci riflettere? boh

  • 27 dicembre 2015 23:57

    ..e quindi?

  • 30 dicembre 2015 10:27

    Non concordo con gli appellativi di “qualunquismo allo stato puro” e con commenti sterili come “e quindi?”. In una città come Palermo questo non è qualunquismo, ma un articolo mirato, se solo chi rispondesse nei commenti avesse presente la situazione. E, in generale, vuole puntare il dito su questo stato delle cose, in cui l’unica soluzione possibile è, appunto, andare via. E non si tratta di cordardia, malgrado gente che vive al di sopra delle nostre possibilità come Camilleri ci suggerisca il contrario, ma di sopravvivenza. Si vive una volta sola, soprattutto a Palermo (detto da uno che è nato a Palermo e se ne è andato).

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