i fatti dopo il ragionamento

I professionisti della carità

di

Il popolo dei questuanti, l'università della strada, un mestiere che richiede impegno e dedizione e la nostra perenne incertezza tra bisogno reale e fittizio Maresco Belluscone | Blog diPalermo.it

C’è la donna paffuta che chiede un “aiutino” a ogni passante e il tizio che fa il giro delle chiese in cerca di un sostegno economico. C’è la signora sdentata che piange senza lacrime e i fratelli armati di penne e accendini. Il popolo dei questuanti è vario come la fame che affligge l’umanità. I professionisti dell’elemosina hanno zone fisse, domande standard, metodi di approccio che sono il chiaro frutto di ingegno e di un percorso di specializzazione. La loro psicologia non si studia nelle aule: è frutto dell’università della strada. Osservando l’umanità varia che popola la città si ha l’impressione che la richiesta di qualche moneta sia solo l’esercizio di un mestiere come tanti, un impiego che richiede dedizione e parecchio esercizio nel metodo Stanislavskij.

Le vie del centro sono da tempo dominio di una banda da parcheggio che tenta di rifilarti una gamma di oggetti che va dalla penna all’accendino. Storica è anche la signora che chiede un contributo per prendere l’autobus. Se le dai un biglietto, gira i tacchi e se ne va sdegnata. Impossibile, poi, non ricordare uno dei personaggi di Cinico Tv. Particolarmente devoto, l’attore di Ciprì e Maresco piantona le chiese del centro storico, sui cui orari delle messe ha fondato la propria “professione”.

Il più curioso, ma anche il più utile, è certamente l’oliatore ambulante di saracinesche. Si tratta di un signore corpulento, che gira armato di un secchio pieno d’olio e di un attrezzo creato artigianalmente per lubrificare i binari delle saracinesche. Un’offerta serve a sollevargli la giornata e a rendere meno stridula l’apertura dei negozi.

Ai professionisti della carità fa da contraltare l’esercito degli ultimi, quelli veri, che non hanno un tetto, ma distese sconfinate di dignità. Come Giuseppe (nome di fantasia), notti passate sotto i portici del salotto buono di Palermo, con qualsiasi temperatura. Due cartoni per letto, diligentemente ripiegati e messi da parte al mattino, e l’intera vita ammassata in un sacchetto di plastica. Se gli vuoi dare qualcosa, ti ringrazia ma rifiuta con cortesia.

Nella distesa di mani mendiche, nell’incertezza tra bisogno reale o fittizio, un’esortazione di Agostino d’Ippona può forse aiutare a orientarsi: “Date omnibus, ne cui non dederitis ipse sit Christus”, ovvero: “Aiutate tutti quelli che hanno bisogno, perché tra quelli che non aiuterete potrebbe esserci proprio Gesù”.


[ Immagine: dal film : "Belluscone - Una storia siciliana" di Franco Maresco - Policy]

10 commenti

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  • 05 gennaio 2016 14:33

    Io questo della foto proprio non lo sopporto!! Saranno vent’anni che lo incontro ogni sera ed ogni sera “Cucì.. Cucì..” È arrogante e prepotente, i suoi fratelli meno, ma lui me lo ricordo quando da ragazzino faceva il maleducato sull’autobus con le signore e quando poi l’ho rivisto per strada ho pensato malvagiamente che forse aveva ricevuto la giusta punizione… Salvo poi scoprire che la punizione era mia che lo devo incontrare ogni sera ed ogni sera “cucì..cucì..” e doppio bacio e penna e sigaretta e accendino e posteggio e che rottura….

  • 05 gennaio 2016 19:38

    L’oliatore di saracinesche almeno fa qualcosa di utile e può essere raggruppato nei mestieri dove realmente campi o sopravvivi offrendo comunque un servizio.
    Chi chiede l’elemosina no, quello non riesco ad accettarlo, soprattutto del mondo autoctono o peggio “zingaro” (con tutto il disprezzo che ho per la loro razza). Mi capita di aiutare chi “credo” abbia realmente bisogno, soprattutto con degli alimenti comprati al mmento o ricambiare qualche spicciolo (ma non con obbligo) con chi mi offre una mano, un servizio, un esempio chi ti aiuta a portare la spesa quando hai i carrelli strapieni. Ma ripeto, non è un abitué.
    Tutto questa freddezza in molti di loro nasce da due fatt: uno visto con i miei occhi e un altro secondo un calcolo fattomi in un momento di sovrappensiero.
    Il primo mi è capitato quando ad un noto bar di via Lincoln ho visto una ragazzina “zingara” andare alla cassa a scambiare 70 euro in monete, frutto della sua raccolta mendicante del giorno, ma ancora non era sera (mi ha dato conferma poi lo stesso cassiere del locale); l’altro fatto è il calcolo su quanto potrebbe guadagnare il classico (mi fa pigghiari un cafè, aiu ru picciriddi nichi) che si trova ai vari semafori. Di questo, attenzione, ho fatto un calcolo di larga mano.
    Mettiamo che a ogni cambio semaforo questo porti tra le varie richieste la media 0,50 euro e la durata di un cambio semaforo duri 2 minuti. In un ora stu degno signore caffeinomane ma che havi ru picciriddi affamati, porta via 15 euro che. moltiplicati per 6 ore (durata di una giornata lavorativa statale) guadagna 90 euro. Considerando 25 giorni “lavorativi” in un mese il calcolo è fatto: uno stipendio mensile in nero di euro 2.250.
    Non prendetemi per pazzo, ta l’altro io ho fatto un conto di larga mano, ma potrei anche sbagliarmi.
    Qualcuno potrebbe anche dire: sì, però questi soldi non vanno tutti a lui. Per stare lì, lo stesso deve pagare un pizzo. Ok, allora ancora peggio, perché si alimenta mafia e delinquenza concedendo questo obolo.
    Ci sono tanti modi di fare del bene nei confronti di chi ha vero bisogno, ma questo ognuno deve vederlo con i propri occhi e col proprio cuore. Ci sono tanti “Giuseppe” per le strade che come lui vivono con dignità la povertà, ma sicuramente non vengono da te a chiederti un caffé picchì havi ru picciriddi nichi affamati. (Scusate la frase ripetuta, ma non ho mai poituto capirne l’attinenza).

  • 06 gennaio 2016 01:57

    Daniele e’una brava persona. Non disturba nessuno, anzi da 20 che lo incontro mi fa complimenti e in alcune giornate stressanti mi fa anche sorridere.
    E’il loro modo di vivere e sono felici.
    Rispettiamoli

  • 06 gennaio 2016 03:49

    Rispettiamoli ?? Dichiarano esplicitamente che NON VOGLIONO LAVORARE MANCO SPARATI smettetela e regalate un sorriso ad un bimbo in qualche casa famiglia abbandonato dai genitori

  • 06 gennaio 2016 08:35

    Se dovessi regalare una monetina, a tutti coloro che durante la giornata incontro, dalla zingara, al lavavetri in ogni semaforo, al padre di famiglia che non puo’ sfamare i propri figli, oltre allo stipendio, dovrei chiedere un mutuo bancario. Finirei con l’ aumentare il numero dei mestieranti della poverta’, aiutiamo allora la Caritas o Biagio Conte, dove effettivamente si rivolgono le persone bisognose e dignitose.

  • 06 gennaio 2016 11:40

    Strano, nessun cenno al più lestofante di tutti. Quell’individuo che, spacciandosi per animalista, si circonda di cagnolini che, stranamente non crescono mai e rimangono sempre cuccioli. La richiesta dell’obolo è naturalmente per i cagnolini e non per lui , che economicamente indipendente può dedicare la sua vita all’amore per gli animali.

  • 06 gennaio 2016 13:36

    Penso che chiunque chieda un’elemosina si trovi in stato di bisogno, perché salvo problemi di testa l’elemosina non la chiede un normale cittadino.
    Per quanto strano possa sembrare trovo che gli zingari siano tra quelli da favorire, mentre non sopporto più tutti gli extracomunitari individuati per loro aspetto che si sono moltiplicati in maniera esagerata e l’uomo del cane appare solo un singolo caso stravagante che non fa neanche testo.
    Poi ognuno offre quello che vuole quando vuole e a chi vuole.

  • 06 gennaio 2016 14:01

    I gruppi nomadi sono completamente tagliati fuori dalla società non perché qualcuno ha la colpa di volerli isolare, non si tratta di questo, ma perché loro non hanno alcuna intenzione e capacità di integrarsi.
    C’è un gruppo interessante di nomadi di origine siciliana e sarebbero i Caminanti che sono semistanziati in zona di Siracusa e diciamo che in Sicilia con l’esempio di questo gruppo si è riusciti ad avere il massimo dell’integrazione di un gruppo nomade, il più aperto di tutti.
    Sono per intenderci gli arrotini e gli ombrellai che viaggiano in tutta Italia con professioni ormai obsolete che un tempo riuscivano a soddisfare il loro sostentamento, accettano di avere delle abitazioni una forma di residenza, molto più di altri.
    Anche altri gruppi in passato svolgevano mestieri che non hanno oggi possibilità di un prosieguo o di cambiamenti.
    Non sono per nulla ottimista sui gruppi nomadi.
    Quando ho voglia lascio qualche monetina, mai a bambini.

  • 06 gennaio 2016 14:24

    Grande Luca condivido e plaudo
    Voglio vedere quanti sarebbero in grado o disposti a vivere per strada chiedendo la carità una monetina o altro in cambio di qualsiasi cosa anche solo (forse) considerazione…a volte sono scelte di vita (come Daniele e i suoi fratelli) altre inevitabile conseguenza di miseria, sfortuna, insensibilità…non sopporto gli zingari come tali ma per altri è proprio un lavoro per la sopravvivenza e comunque sicuramente meglio che andare a rubare e delinquere . Conosco Daniele da più di 20 anni e ha sempre fatto questo…per strada con il sole o con la pioggia 6 giorni la settimana chiede un contributo un aiuto in cambio di qualcosa non importa cosa ma onestamente o con il sacrificio che comporta. Esistono moltissime persone in giacca e cravatta con onorate professioni più disoneste di tanti mischinazzi costretti alla publica via. Buona epifania a tutti e prima di dispregiare provate a mettervi nei loro panni.

  • 07 gennaio 2016 22:02

    Io lavoro in una agenzia di scommesse e il tizio della foto OGNI SERA viene a giocare ALLE SLOT MACHINE con suo fratello!!!

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