i fatti dopo il ragionamento

In morte di un albero di Natale

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Albero Natale | Blog diPalermo.it

La mattina del 7 gennaio i cassonetti dell’immondizia erano pieni di alberi. Totale assenza di senso civico, per carità, ma era quello il vero segnale che le feste erano finite. Stavano lì immobili, terrorizzati, in posizioni completamente diverse da quella in cui si trovavano fino a qualche ora prima. Erano dritti, fieri. Ora invece sdraiati, poggiati di traverso, a testa in giù nei bidoni. Spelacchiati, pallidi con le radici ormai aride oscenamente di fuori. Sembravano tante Cenerentole tornate a rimettere gli stracci dopo avere indossato l’abito più bello fatto di addobbi, di nastri, di luci.

E dopo essere stati padroni dei soggiorni, severi custodi dei doni per circa un mese intero, eccoli lì traditi e abbandonati nel braccio della morte dei cassonetti in attesa di essere giustiziati nei compattatori. Qualcuno aveva ancora un brandello di nastro, un addobbo dimenticato, che finivano solo per rendergli un aspetto ancor più malinconico. Osservandoli, mentre ci si accingeva ad affrontare il nuovo anno, c’era il tempo – anche per pochi istanti – di riflettere sul ciclo della vita, sul tempo che scorre veloce, su un passato che si lascia alle spalle, sulle aspettative per l’immediato futuro.

Oggi nei cassonetti di alberi non se ne vedono quasi più. E non per un ritrovato senso civico, ma perché sostituiti da quelli ecologici, ibernati nei ripostigli, di insignificante plastica, che oltre all’inconfondibile profumo – di pino e di Natale – che riempiva le case, ci hanno rubato anche quei brevi istanti di poesia.

5 commenti

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  • 08 gennaio 2016 15:47

    Ma l’assenza di senso civico era il fatto di gettarli in un cassonetto o di usarli?
    Quando ero piccola mia madre ha tentato di tenerli al balcone ma non sopravvivevano all’estate nonostante i consigli di mettere ghiaccio sui rami e sulla terra nel vaso. E qualcuno è finito nel cassonetto in tarda estate.
    Poi mia madre si stufò anche perché alcuni perdevano aghi anche in casa durante le feste e si dubitava finanche sulle loro radici.
    Io poi tentai di trovare solo dei rami che avevo visto altrove in uso ma qui non ne trovai, almeno dichiarati tali. In seguito ci ho provato solo con un paio, l’ultimo se lo portò un mio parente in campagna e resistette per anni.
    Da allora non ne ho più acquistati. In effetti era uno scempio, ricordo che li guardavo tristemente anch’io trovandoli per strada (solo che io li vedevo più poggiati sul marciapiede, abbandonati, che nei cassonetti).
    Meglio quelli ecologici.

  • 08 gennaio 2016 16:37

    Ecco adesso ricordo meglio: a mia madre spiegarono (o si giustificarono dicendo) che questi alberelli avevano le radici tranciate a causa dell’espianto dal terreno e che dunque potevano attecchire come non attecchire per le radici deboli.

  • 09 gennaio 2016 13:16

    Adesso ho ricordato vagamente un altro particolare ma non riesco a collocarlo in un periodo, non ricordo in quali anni.
    Ero venuta a conoscenza che forse nelle vicinanze di monte pellegrino davano rami di pino marittimo. Avevo già visto alcuni che addobbavano pini marittimi, ma ero più indirizzata agli abeti classici che purtroppo nel nostro territorio non sono indicati.
    Neanche in campagna l’abetino durò tanto, solo alcuni anni, perendo in un’estate torrida.

  • 11 gennaio 2016 21:55

    Bellissimi i cassonetti pieni di alberi di natale morti..che immagine poetica! Che culto della natura! Che olezzo di Natale… Speriamo tornino presto…..

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