i fatti dopo il ragionamento

La magia perduta di Palermo

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Il clamoroso autogol dei vigili che multano il musicista a piazza Verdi, il buon senso che manca e il rischio di trasformare il centro in un museo delle cere, asettico e senza vita Musicisti Strada | Blog diPalermo.it

Se una città è un qualcosa di vivo, il cuore di quest’essere vivente, da sempre, è la piazza. Per anni, troppi, a Palermo la piazze, e quindi il cuore, è stato parcheggio. Piazze belle o brutte, con facciate monumentali o semplici slarghi, il loro destino era sempre lo stesso. Parcheggio. Un tappeto d’auto incastrate alla meglio, un concerto di clacson e, alle volte, di insulti che sfociavano in liti. Un cuore malato.

Anni ci sono voluti per riconsegnare quelle piazze alla loro funzione, e ancora assai resta da fare. Anni di scontri, proteste, errori, ripensamenti. Un processo che però pareva avviato. Le piazze riconsegnate agli uomini e alle donne, per passeggiare, incontrarsi, prendersi un caffè. Come nel resto dell’Europa. Dove da Berlino a Madrid, da Roma a Ginevra, magari ti siedi, prendi una birra o un bicchiere di vino e ascolti il suonatore di strada che improvvisa dal suo, più o meno vasto, repertorio. Il tutto regolato, regolamentato e pacifico. Una normalità che a Palermo pare impossibile, come se una maledizione impedisse a questa città di fare pace con se stessa, di mettere in accordo il suo passato e il suo presente.

A cosa e a chi serve una piazza senza vita e asettica? Quale ruolo, anche sociale, assume? Nessuno. Perché se le sottrai la musica, il giocoliere, magari il tavolino di un bar o il chioschetto, quella piazza diventa solo un luogo di attraversamento. Pieno di gente, magari, ma vuoto di anima. La stessa operazione che si vuol fare nel centro storico dove dalla completa anarchia di bancarelle, abusivi, illegalità si vuole passare al vuoto pneumatico di atmosfere, odori e suoni.

Ecco, in questo modo la vicenda del musicista multato a piazza Verdi, con tanto di sequestro di amplificazioni e strumento, non è solo la storia di una topica della polizia municipale ma diventa la metafora del modo in cui questa città vuole tendere alla normalità, negandosela. Provando a nascondere i propri difetti sotto il trucco ma senza capire che quei difetti sono la particolarità più affascinante e che andrebbero valorizzati, attraverso regole certe e sensate. Nessuno può rimpiangere le auto parcheggiate davanti al teatro Massimo o la devastazione di una movida fatta da pub nei garage, ma la trasformazione del centro storico in un museo delle cere rischia di fare altrettanto danno.

La prima grande opera che serve a Palermo è il buon senso, non quello fatto da norme applicate in versione light o da bassa mediazione. Ma il buon senso “alto”, fatto di dialogo, di pianificazione condivisa. Frutto, insomma, di una visione che vuole salvare Palermo, spesso anche da se stessa, ma non tramutarla in una fredda cristalleria. Quella città che sa di essere, nella sua anima, mittleuropea e mediorientale. È una questione di anima, non uno slogan. Ed è la ragione del suo fascino e della sua magia.

Continuando con questa miopia un giorno andremo alla Vucciria e la troveremo linda e profumata come il salotto di casa. E scopriremo che senza una nota dell’odore del fritto delle panelle nell’aria la magia sarà irrimediabilmente perduta.

12 commenti

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  • 15 gennaio 2016 08:57

    L’arte della mediazione, in questa città sempre più povera di qualità si applica solo nel malaffare. In quest’ultimo, si eccelle. Quando si tratta di metterla al servizio di soluzioni virtuose, svanisce. Si è capaci solo di estremi. Ossia, il modus operandi dei pigri, dei qualunquisti e degli idioti: o anarchici della peggiore specie (strafottenti) o automi di un regolamento assorbito senza discernimento (devo fare come mi hanno detto). Mi spiace diro, ma la mia stima per i miei concittadini, in divisa o meno, subisce di giorno in giorno un calo esponenziale. Una bellissima città fra le zampe di subumani, di ogni specie e ruolo.
    Per concludere: a me i musicisti di strada piacciono. Lasciateli in pace.

  • 15 gennaio 2016 09:18

    Certo, la colpa è di chi fa il proprio dovere, da chi riceve disposizioni, da chi deve turandosi il naso eseguire le regole che gli impartiscono. Non prendiamocela con chi deve portare a fine mese il suo stipendio, ma con chi impartisce le regole e obbliga i suoi subalterni a farle rispettare.

  • 15 gennaio 2016 09:26

    Così qualcuno che conta si sarebbe alzato una mattina e avrebbe ordinato: multatemi il musicista di strada? Lasciate perdere i posteggiatori e gentiluomini simili! Voglio quello con la chitarra e l’amplificatore! Uhm. Possibile.
    Com’è possibile che il musicista non lo protegga nessuno. Mentre altri, ben più molesti e inutili, hanno lo “zio”. Il cane attaccato. O, al limite, al vigile gli mettono le mani addosso. Portare a casa lo stipendio comporta anche non scegliere sempre le soluzioni più facili. Leggi: non pigghiarisilla cu ‘u cchiù fissa.

  • 15 gennaio 2016 09:34

    Tornando alle piazze e alle strade della città, sono d’accordissimo con l’autore dell’articolo. Le si sta trasformando in vuoti a perdere. E alla maggioranza poco importa. Hanno già accettato di sostituirle con i centri commerciali, il nuovo set dello “struscio”. Come è già accaduto 20 anni fa al nord e 40 e più anni fa negli Stati Uniti. Anche a questo – soprattutto a questo, viene da malignare – i signori del comune hanno provveduto. Con una bella linea di tram che porta al “Forum”. Dice: collegare le periferie col centro. Sì. Col centro commerciale. Che tristezza.

  • 15 gennaio 2016 10:03

    A fronte di queste certezze mi arrendo.

  • 15 gennaio 2016 21:30

    Ero presente all’accaduto richiamato da cio’ che diceva al microfono “l’artista”. Posso dire che le vigilesse sono state molto garbate nell’evidenziare che non poteva suonare con l’ausilio dell’amplificatore. Mentre “l’artista” , così si definiva, era molto arrogante e ha anche detto al microfono: “se un artista non può suonare come merita allora i vigili non possono entrare nella zona pedonale nemmeno con le bici”…
    Amo le città vive con musica, ma se c’è una norma che vieta l’amplificatore va rispettata.

  • 15 gennaio 2016 22:51

    gli artisti di strada vanno rispettati ed incoraggiati. Ma anche i pub, contrariamente a quanto scritto da qualcuno . Certo, vanno disciplinati, è chiaro.
    La categoria dei vigili a palermo la conosciamo…nella mia esperienza posso affermare che si sono sempre schierati dalla parte degli arroganti e dei potenti e mai da quella dei “normali” cittadini.

  • 16 gennaio 2016 06:53

    Come in qualsiasi altra categoria di persone, vi sono intelligenti e meno dotati, non è giusto sempre generalizzare.

  • 17 gennaio 2016 09:11

    Premesso che i VVUU hanno solamente fatto rispettate un’ordinanza, da tempo violata A TUTTE LE ORE, ANCHE DELLA NOTTE, provate a cercare di dormire all’una di notte (per OTTO anni!) con lui che vi fa tremare i vetri di casa con la sua AMPLIFICAZIONE VIETATA! La musica di strada è un’altra cosa, viaggiate e documentatevi

  • 17 gennaio 2016 11:08

    “LA musica di strada”, parlo da musicista, è regolata da una legge. Ogni due ore occorre lasciare il luogo in cui si suona, favorire una rotazione, e, privi di amplificazione se non con opportune autorizzazioni. Domenica scorsa, temo fosse lo stesso musicista, mentre in PIazza Verdi si esibivano i SeiOttavi per il cartellone del Comune, il concerto era disturbato dalla musica fortissima del chitarrista in questione. Il problema è che viviamo in un regime di anarchia ed incompetenza.

  • 17 gennaio 2016 14:40

    Inviterei l’ autore di questo articolo a non limitarsi alle considerazioni derivanti da un, breve, passaggio nella zona dove il suddetto artista, insieme alla sua band, si esibisce: sfido chiunque a sostenere che possa risultare gradevole un tale volume per 6-8 ore consecutive ed in orari non certo consoni visto che, contrariamente a quanto candidamente dichiarato da questo musicista, i concerti spesso terminavano oltre l’ una di notte. Ritengo che fare i buonisti con le orecchie e la quiete altrui sia un atto quantomeno scorretto, specialmente se proviene da chi, professionalmente, dovrebbe saper pesare adeguatamente giudizi e parole.

  • 18 gennaio 2016 11:27

    Pinollo, portateli sotto casa tua, notte e giorno, così te li godi ad oltranza! Che demagogia assurda!

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