i fatti dopo il ragionamento

Il cielo in una villa

di

Lo scempio architettonico del sacco di Palermo e il sogno di ricostruire villa Deliella, simbolo della nostra ignavia. Per riprenderci il presente. E, soprattutto, il futuro Piazza Cispi Villa Deliella | Blog diPalermo.it

Villa Deliella, villa liberty progettata da Ernesto Basile all’inizio del ‘900, era parte di quell’arte che ha rinnovato la vita del popolo palermitano e non solo ed è stata rappresentante di quella cultura vigorosa che ha portato la città, a cavallo tra ‘800 e ‘900, tra i più alti livelli europei. Era a Piazza Croci, in quel nodo significativo tra il primo e il secondo tratto di via Libertà, a suggerire possibili armoniosi sviluppi della città verso nord, mirando a prepararne un avvenire luminoso e profumato.

Distruggere villa Deliella, di notte, in fretta, per finire il lavoro in una settimana, prima che venisse notificato per la terza volta il vincolo della Soprintendenza, ha ancora rinnovato la storia del popolo, rivelandone la vita, fatta di crimini contro l’uomo e la bellezza, contro i monumenti, contro l’arte, a vantaggio di interessi privati con cui il malaffare ha guidato, scandendone il passo, la rotta del sentire mafioso.

Ma non è stata “arte” vana: ha preparato l’avvenire della città, ha spianato, letteralmente, la strada alla speculazione edilizia, alla costruzione di metri cubi su metri cubi di calcestruzzo armato. Ha mirato, e troppo spesso ha sparato, uccidendo persone e devastando monumenti, uniti nella colpa di ergersi ad ostacolo dei propri sordidi interessi.

C’è la firma di Ernesto Basile, massimo esponente del modernismo Italiano, della cultura del nostro popolo, sulla costruzione di villa Deliella. C’è la firma di Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici per il Comune di Palermo guidato da Salvo Lima, a “legittimare” la distruzione di villa Deliella.

Sul sacrificio di villa Deliella c’è anche la firma di una classe di intellettuali e di professionisti locali che ha avuto la presunzione di giudicare di poco valore e quindi condannare al sacrificio, l’arte di un periodo florido e floreale, decorativo forse, sostituendolo con l’edilizia condominiale asettica della speculazione del Sacco della Conca d’oro.

Poi 56 anni di silenzio. Mortificante, insopportabile, cosciente e rumoroso silenzio; 56 anni durante i quali si è continuato a distruggere, demolire, incendiare, speculare, costruire molto, molto e male. Ora e da anni, sui resti vincolati di Villa Lanza-Deliella, c’è un parcheggio, in beffa al rispetto per quello che rimane, in beffa alle istituzioni che oltre a vincolare l’area, la destinano a attività museali. In beffa a quel fresco profumo di cui parlava Paolo quando noi eravamo bambini, stupiti sotto le bombe pesanti del 1992. Tutto questo è l’arte che rivela la vita del popolo.

L’arte suscita sensazioni e ragionamenti su ciò che racconta, contribuendo a creare cittadini migliori e più responsabili. Ora, il popolo vuole rinnovare la propria arte, perché l’arte possa rinnovare sé, rivelando nuova vita e preparando un avvenire luminoso e profumato. Ora Palermo è pronta a mettere la propria firma sulla ri-costruizione di Villa Lanza-Deliella.

(Giulia Argiroffi, architetto, è ideatore assieme all’architetto Danilo Maniscalco del progetto di ricostruzione di Villa Deliella)


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16 commenti

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  • 19 gennaio 2016 11:04

    Al di là della manienra puerile di affrontare la questione (reiteratà da un testo che si potrebbe pubblicare su “cioè”), mi chiedo un che modo si possa “rinnovare l’arte” proponendo pedissique ricostruzioni.

  • 19 gennaio 2016 11:37

    Gentile G. G. i responsabili di questo sito erano lettori appassionati di Cioè, per il resto se ha voglia di fare il fenomeno mi mandi un testo degno di Vita ermeneutica e lo pubblico, promesso.

  • 19 gennaio 2016 13:43

    @G.G.
    alcuni suoi commenti non sono pubblicati per i motivi che spieghiamo qui.

    Ciò che su diPalermo è bandito, infatti, sono i toni che Lei utilizza. Le opinioni sono benvenute.
    Se vorrà esprimerle civilmente, senza offendere il lavoro di alcuno, le pubblicheremo volentieri.

  • 19 gennaio 2016 14:09

    Comunque, bisogna ricordare che di questa villa non importava niente neanche al nobile proprietario che come altri pensava di poter fare un affare con la sua demolizione e la destinazione dell’area ad altre più economicamente vantaggiose costruzioni, erede di chi si era adoperato per l’avvenire luminoso e profumato che si legge.
    Queste ville erano essenzialmente edifici privati.
    E complessivamente il sacco di Palermo è avvenuto per interessi strettamente privati e non per opera del malaffare mafioso che sempre e soltanto si vuole evidenziare. A parte che in via Libertà hanno costruito in tanti.
    Il vantaggio economico è il motivo essenziale del sacco di Palermo. Conveniva costruire, in via Libertà gli edifici valevano un sacco di denaro. E lo valgono ancora adesso.
    Poi subito dopo su quell’area è stato posto un vincolo di non edificabilità e in effetti un altro palazzone ci stonava e si perse una villa.
    Se qualcuno vuole ricostruirla la ricostruisca ma per favore si veda di non accupare troppo lo spazio visivo, perché in fondo il parcheggio stona ma non si estende troppo in alto.
    Inoltre una ricostruzione è comunque un falso e non vedo come ci si possa riappropriare in questo modo del passato e del futuro.
    Per me è indifferente, basta che non si faccia troppo pruvulazzu con un ennesimo cantiere.
    Rozza vero? Condivido ma mi piace così.

  • 19 gennaio 2016 14:16

    Ma GG ha perfettamente ragione. E basta con questa storiella della ricostruzionedivilladelielladistruttadallamafia. Ma questo ulteriore articolo cosa ha aggiunto rispetto al “dibattito” dei mesi scorsi??
    Ma se perfino la ricostituzione di un giardino di qualche decennio fa (villino florio) ha suscitato giustamente un vespaio di polemiche, immaginatevi la ricostruzione di un edificio di quella grandezza.
    Ma la capacità progettuale di una grande città si esprime andando a riesumare progetti vecchi e ammuffiti di piu di cento anni fa???

  • 19 gennaio 2016 15:02

    Cara Mafalda. Rozza direi proprio di no.
    Hai posto un quesito fondamentale: “non vedo come ci si possa riappropriare in questo modo del passato e del futuro.”
    A questo punto “cui prodest?”

  • 19 gennaio 2016 15:38

    Ma infatti.
    Era villa privata non ancora sotto vincolo della Soprintendenza? E’ mia? Ne faccio ciò che mi pare.
    Ma poi, vincolo della Soprintendenza….cioè è mia, ma è sotto vincolo. Allora che la Soprintendenza mi paghi IMU, ICI, TASI, ENEL ecc.ecc.

  • 19 gennaio 2016 21:18

    Mi riferivo a tutta la storia che ho espresso in maniera rozza, rozza sarei io, ma francamente mi piace raccontarla così perché i piagnistei sono riusciti ad esasperarmi.
    Turiddu Bellomo, osservazioni interessanti le tue.

  • 20 gennaio 2016 09:24

    Mi sembra una bella iniziativa e il tentativo di un popolo di riscrivere il proprio passato (per cambiare il futuro) è un’operazione che meriterebbe di essere studiata. Palermo ha rapporto molto strano con la sua memoria. Detto questo mi piacerebbe che gli architetti, con lo stesso entusiasmo, si facessero avanti anche per risanare certe orribili periferie

  • 20 gennaio 2016 13:44

    Francesco, se non ricordo male di “fenomeno” non c’era solo RONALDO?
    😉

    Città strana questa, ma noi andiamo avanti!

  • 20 gennaio 2016 15:52

    Altre frasi oscure : Ora, il popolo vuole rinnovare la propria arte, perché l’arte possa rinnovare sé, rivelando nuova vita e preparando un avvenire luminoso e profumato.
    Si vuole rinnovare l’arte con la ricostruzione di villa deliella?
    Palermo vanta un vasto patrimonio artistico, tutte opere originali di cui diverse avrebbero bisogno di una ritoccatina per continuare a tenerle bene in vita.
    C’è anche molto liberty, opere artistiche e architettoniche interessanti.
    Ricostruire per intero un’opera fuori dal tempo non comporta alcun rinnovamento artistico e se ancora di arte si può parlare in architettura, l’avvenire non passa dai vecchi stili e modelli. Solo la salvaguardia del patrimonio artistico è concesso.

  • 20 gennaio 2016 18:48

    Chi ha avuto la capacità di radere al suolo in una notte quella villa non si aspettava che il vincolo della sovrintendenza bloccasse il suo progetto. Fu una sconfitta della mafia, nonostante in quei tempi a Palazzo delle Aquile fossero di casa Lima e Ciancimino.
    Non sono stati 56 anni di silenzio, quello spazio inedificato ci ha ricordato il sacco edilizio, ma soprattutto ci ha detto che la mafia non piove dal cielo, e si può sconfiggere. Quel “vuoto” è uno dei simboli contro il malaffare, non va colmato. Costruirvi un falso, anche se d’autore, sarebbe solo “delle scene il diletto”.

  • 20 gennaio 2016 20:46

    E’ molto rischioso fare passare un progetto esteticamente fedele ad una antica costruzione (ma con il materiale come siamo messi?) senza che questo susciti delle opposizioni o come nel mio caso la completa indifferenza. Non solo per osservatori locali ma anche esterni.
    Non è simbolo di niente purtroppo, ma solo di una storia che si vuole interpretare con un’ unilaterale visione, dove esiste il misfatto, il colpevole ed il complice o il compiacente. Ma non si guarda invece minimamente ai fatti storici, economici, politici e sociali che sono stati agenti. Prosieguo di quella bella epoca.
    Un’ulteriore occupazione di un’area non può migliorare il modello strutturale di un’intera città che forse necessiterebbe più di demolizioni che di ulteriori costruzioni.
    Nessun avvenire radioso dunque, ma solo il simbolo di un fallimento urbanistico.
    Per riuscire nell’intento, ma è molto arduo, non si dovrebbe neanche attenersi al progetto fedele, ma trovarvi l’attualità e quindi creare una sintesi finale di “villa deliella”.
    Ma ci vorrebbe un artista con le contropalle, con tutti i rischi del caso, molti.

  • 22 gennaio 2016 21:05

    “Ora Palermo è pronta a mettere la propria firma sulla ri-costruizione di Villa Lanza-Deliella”.
    Chi ha scritto questo articolo pecca decisamente presunzione.

  • 23 gennaio 2016 12:07

    Ho ancora riflettuto e rilancio nuovamente la mia idea, per quanto folle sia.
    Se per ipotesi si riuscisse a creare un’opera artisticamente e architettonicamente interessante, ispirata a villa deliella, questa potrebbe aggiungere un po’ di lustro alla città, facendo in piccola parte dimenticare gli altri danni prodotti, un piccolo riscatto. E sarebbe come una spinta nel futuro (potrebbe anche contenere elementi “futuristici”).
    Un problema è dato dal fatto che lo spazio disponibile è piuttosto angusto e non deve venire fuori qualcosa di mastodontico e soffocante (accupusu).
    Altro problema sono i fondi che dovrebbero essere necessariamente consistenti, perché per come me la immagino io, tra interni ed esterni e impiantistica è tutto di pregio. E mi chiedo se vale la pena spendere tutto questo denaro a questo fine, con tanti altri bisogni cittadini che riguardano il patrimonio storico.
    Altro problema è inevitabilmente l’artista perché non so se abbiamo sulla piazza un professionista adeguato. Sarebbero comunque da visionare tanti progetti.
    Altro problema potrebbe essere la destinazione di uso, ma questo è secondario.

  • 23 gennaio 2016 16:14

    Non serve un artista. Serve un architetto normale: uno di quelli che se sente dire “ricostruiamo tre lati e il resto poi si vede” gli vengono i brividi lungo la schiena.

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