i fatti dopo il ragionamento

L’uomo che regala se stesso

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Il nuovo corso dell'arcivescovo di Palermo, il linguaggio dei gesti che vale più di mille parole e la speranza da conquistare ogni giorno. Con semplicità Vescovo Lorefice 1 | Blog diPalermo.it

Lo vedi abbracciare il migrante che lo incrocia sul marciapiedi e gli vuole vendere l’accendino o la povera donna con l’aria da bambina che lo guarda tra la folla e lo senti esclamare “ma guarda che bel sorriso che ha!”, e capisci che indietro non si tornerà più. Perché il linguaggio dei gesti vale più di lunghi discorsi. E don Corrado sa abbracciare, accarezzare, sorridere, inginocchiarsi, correre per le scale, farsi una bella risata giocando a scopa con un gruppo di anziani, girare in lungo e in largo con un bambino aggrappato al collo, perché lo ha sempre fatto, a casa, in parrocchia, testimoniando la schiettezza e la gioia di un Vangelo vissuto tra la gente.

E’ trascorso poco più di un mese dall’insediamento di monsignor Corrado Lorefice (ma lui preferisce don) a capo dell’arcidiocesi di Palermo, ma sembra che sia qui da sempre. Certo, dicembre è stato un mese particolarmente intenso per la comunità ecclesiale palermitana, tra ordinazione e insediamento del vescovo, avvio del Giubileo della misericordia con apertura di quattro porte sante, celebrazioni natalizie, ma l’attenzione e l’affetto con cui la gente ha seguito l’arcivescovo in tutte queste occasioni pubbliche sono veramente straordinarie.

E, diciamolo, don Corrado non si è risparmiato. Ha cercato di andare in tutti i luoghi (parrocchie, conventi, incontri pubblici) in cui lo hanno invitato. Altri posti li ha scelti lui, uno per uno, le carceri, le mense per i poveri, gli ospedali, la banchina del porto per l’accoglienza dei migranti. Ha già cominciato ad affrontare alcuni nodi sociali particolarmente urgenti come quello dell’emergenza casa e il dialogo tra le religioni. Ma non è questo che stupisce: è proprio dei vescovi visitare in lungo e in largo la diocesi, in ogni suo ambiente.

La novità è la sua straordinaria capacità di entrare in relazione con le persone e di ascoltare. Non c’è nessun palermitano che abbia incontrato i suoi occhi e che non abbia ricevuto da lui una carezza, un conforto, un sorriso, una pacca sulla spalla, un abbraccio, una parola. Don Corrado arriva in ritardo perché regala se stesso a coloro che incontra, senza fretta, senza corse, senza protocollo. Sa parlare agli umili e ai potenti, a testa alta e con le idee chiare. Lo ha già dimostrato con le parole sulla Costituzione, nel giorno del suo insediamento, che hanno lasciato a bocca aperta chi lo ascoltava in prima fila davanti a Palazzo delle Aquile.

La sua pedagogia è quella della fiducia. Fiducia in chi abita questo territorio, che non si stanca di definire “una capitale”. Per l’Immacolata, tre giorni dopo il suo insediamento, ha detto: “Il 5 dicembre mi sono maritato, il Signore mi ha donato questa sposa che dovrò custodire e condurre. Lo farò col tratto dello sposo amabile, ma ho anche il compito di essere padre che può contare sui suoi figli”. Ecco, contare su “cuori retti e onesti”, “per creare dialogo”.

E poi il suo biglietto da visita, contenuto in tre pagine inserite nel libretto del rito di ordinazione episcopale e insediamento nella diocesi di Palermo e distribuito a tutti i sacerdoti, religiosi, diaconi e seminaristi, presenti in Cattedrale. Sono i 13 punti del “Patto delle catacombe”, sottoscritto poco prima della chiusura del Concilio Vaticano II, il 16 novembre 1965, da un gruppo di padri conciliari, “con l’impegno di condurre nelle loro diocesi una vita povera, senza privilegi ed esenzioni e contribuire così al volto di una Chiesa povera animata dallo spirito di servizio e impegnata nella promozione umana e sociale dei più poveri – scrive don Corrado al clero di Palermo -. Papa Francesco ha chiesto di essere aiutato a dare volto a una Chiesa povera e dei poveri. Cerchiamo di vivere lo spirito di questa promettente intuizione del Concilio attuandola sapientemente nella nostra concreta realtà diocesana”.

Un programma di vita personale, che l’arcivescovo senza autoblu, con la croce di legno al collo e i migranti in casa ha cominciato a testimoniare perché possa essere condiviso. Anche se farà storcere il naso ad alcuni preti che hanno costruito piccoli imperi personali.

5 commenti

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  • 20 gennaio 2016 12:48

    bellissimo articolo brava! ho avuto il privilegio di conoscere don Corrado a modica e vi assicuro che LUI è così. Avete ricevuto un gran dono “VOI” di Palermo ma sono sicuro che la comunità parrocchiana di Modica e Ispica sua città natale è felice da come lo avete accolto! Giorgio Fratantonio giornalista

  • 20 gennaio 2016 14:29

    Bellissimo articolo . Brava Alessandra. Siamo stati fortunati ad avere don Corrado come Pastore definito “Il Bergoglio Siciliano”.

  • 20 gennaio 2016 19:45

    E davvero un dono del Signore, preghiamo affinché il Signore lo aiuti nel suo operato.

  • 20 gennaio 2016 21:14

    Ti leggo con piacere e con gioia confermo l’idea del Bergoglio siciliano

  • 20 gennaio 2016 21:39

    Ha una somiglianza micidiale con quello delle ferrovie!!! quello che hanno arrestato!!! pure lui qui a palermo?! SOSIA?? Fratello naturale??

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