i fatti dopo il ragionamento

Bicicletta, panelle e Maritozzi

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Le indagini notturne di Veneranda, la 112 Abarth di Brignani, i popolari a 1500 lire, le telecronache di Antonio Asaro. Viaggio nostalgico dentro una passione chiamata Palermo Palermo 1981 | Blog diPalermo.it

Ho visto un ragazzetto che con uno strano gioco di prestigio alzava il pallone con il tacco e lo faceva passare sulla testa dell’avversario. Oggi Caressa e Bergomi lo avrebbero chiamato “sombrero”, trentotto anni fa la chiamavamo “la bicicletta di Vito Chimenti”. Quel Palermo mi piaceva e mi faceva impazzire quando battevamo gli acerrimi nemici del Catania.

Era il Palermo di Lorenzo Frison, che a Pistoia, durante un Pistoiese-Palermo rimediò un cartellino rosso per un pugno assestato all’attaccante toscano che aveva esagerato con i complimenti alla di lui sorella. Era il Palermo del Presidentissimo Renzo Barbera, un vero signore. Ma in fondo era simpatico perfino Angelo Massimino che al Cibali per i derby chiudeva l’acqua calda negli spogliatoi del Palermo.

Era il Palermo di Riccardo Maritozzi che si presentava alla Favorita per gli allenamenti con una vespa 50 di seconda mano e di Francesco Brignani (il maestro), buonanima, che aveva una 112 Abarth. E sì, perché i calciatori non guadagnavano milioni di euro, ma alla maglia del Palermo ci tenevano, la sudavano e la difendevano.

Era il Palermo del 3-3 a Catania nei minuti di recupero, che scontammo con i finestrini del pullman distrutti da una sassaiola e con le macchine piene di sputazzate catanesi.

Era il palermo di Silvio Violante Iozzia, con una cicatrice in faccia, che in una amichevole poco amichevole con la Lazio spiegò a Bruno Giordano che alla Favorita non doveva sbagliare a parlare. Era il Palermo di Vituzzo Chimenti, il centravanti coi baffi e un po’ di pancetta che faceva sognare la curva nord con la bicicletta e i suoi goal. Era il Palermo di Graziano Piagnerelli, portierone che a Catania in un derby ci rimise la tibia e che noi tifosi scortammo fino a Palermo appresso all’ambulanza che lo trasportava.

Era il Palermo dello stadio vecchio, tutti in piedi ma in 40 mila per una partita di serie B quando un biglietto di popolari costava 1500 lire e il pranzo domenicale era un pane e panelle o con la frittola davanti allo stadio e una birra fredda. Era il Palermo di Nando Veneranda, buonanima, che la sera telefonava ai suoi calciatori per vedere se erano in casa.

Io quel Palermo lo seguivo dappertutto, pure dopo la radiazione e la rifondazione, sui campi di C-2, quando Santino Nuccio ci faceva sognare e il portiere era Pappalardo. Per seguire quel Palermo andavo dappertutto, a Giarre, a Lamezia Terme (nientemeno che contro il Vigorlamezia), a Valdano, ma era sempre una festa. Si andava in trasferta a bordo di improbabili pullman e la compagnia era gradevole benché l’unico incensurato della comitiva probabilmente ero io. Era il Palermo delle telecronache di Antonio Asaro e di Io vedo Cts con Ferruccio Barbera e Marcello Mordino. Io quel Palermo lo amavo, mi divertivo, lo seguivo in trasferta e nel maggio del 1979, dopo una breve illusione per il goal di Vituzzo nella finale di Coppa Italia con la Juve, mi feci un lungo pianto. Quanti ricordi.


[ Immagine: autore incerto. Si tratta della stagione 1981/82 - Policy]

13 commenti

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  • 22 gennaio 2016 11:37

    Questa è davvero una bellissima fotografia, di un Palermo decisamente emozionante, scattata dall’abile penna di un tifoso sicuramente nostalgico, che fa rivivere in poche righe la magia di quegli anni! Ed ho rivisto, proprio in queste immagini, i ricordi di quegli anni trasmessi da mio padre… era il Palermo di Magherini, legato alla maglia, innamorato della città, fedele allo spogliatoio, che faceva trepidare con i suoi infortuni ed i suoi ritorni; era il Palermo che andava in finale di coppa Italia con la Juve, che aveva ben 8 giocatori di Nazionale in formazione, e contro cui perdeva solo ai tempi supplementari; era proprio il Palermo che ti faceva passare i 90 minuti più belli della settimana…

  • 22 gennaio 2016 14:23

    Bei ricordi. Ho letto Santino Nuccio e mi è venuto in mente questo, sotto la pioggia con il pubblico che cominciava a sfollare

  • 22 gennaio 2016 15:55

    Il mio nickname (unico per tutti i siti che frequento) fa riferimento proprio a Vito Chimenti. Ricordo con la stessa nostalgia dell’autore (che ringrazio) uomini, fatti e circostanze. Anche se, in verità, trovo alcune imprecisioni. Come ad esempio (@Rosi) il fatto che Magherini fosse questo “stinco di santo” per cui sospirare di nostalgia. In effetti, fu condannato per vicende di scommesse e il Palermo fu penalizzato di 5 punti.
    .
    Di certo, c’era una passione che non ritrovo adesso allo stadio. I giocatori di allora li ricordiamo tutti; la maggioranza di quelli di oggi passano come meteore che vanno via senza neppure aver giocato (in ultimo il “nuovo Dybala” Cassini o Arteaga che pare abbia problemi fisici). Non credo si tratti solo di nostalgia: il calcio di allora era semplicemente più bello.
    .
    Vorrei solo citare, per chi li ricorda come noi, quelli che non ci sono più (scusandomi in anticipo se dimenticherò qualcuno): Renzo Barbera, Nando Veneranda, Erminio Favalli, Angelo Bellavia, Francesco Brignani, Paolo Viganò, Franco Landri, Giorgio Barbana, Gaetano Musella, Cesto Vickpalek, Carmelo Di Bella, Tom Rosati, Gianpiero Vitali e il più caro di tutti (a me): il grande Stecco Ferretti che vestiva di nero e parava senza guanti.

  • 22 gennaio 2016 16:03

    Oggi ci dobbiamo emozionare per una plusvalenza. I tifosi sono diventati tutti ragionieri, esperti di ragioneria. Ma c’è di peggio. Il Palermo più che una squadra di calcio è oramai ridotta ad uno strumento di gestione finanziaria, dove i prodotti sono i calciatori che provengono da ogni parte del mondo, senza sapere del perchè la domenica entrano in viale del Fante con una maglietta rosanero. Per poi essere venduti o dirottati altrove, in prestito o chissà cos’altro. E quello che si prospetta è terrificante assai. Procuratori che vogliono entrare nel calcio dalla porta principale non per fare ottenere il miglior risultato sportivo ad una società, ma per lucrare essi stessi riempendosi le tasche di denari. I denari di noi tifosi. Adesso tutto è più chiaro. Zamparini che manda via Perinetti, che voleva puntare su italiani, Zamparini che stringe rapporti con strana gente slava, Zamparini che “rinforza” la squadra con gente presa al kg. (l’ultimo tale Arteaga), senza sapere se e come giocano al calcio. Zamparini che dice di capirne di calcio e con i proventi superiori ad almeno 10 società di A lotta con Carpi e Frosinone per non retrocedere. Strano tutto ciò, vero?
    Ma i campanelli di allarme suonavano da parecchio tempo, molti tifosi subdoravano qualcosa di strano, la stampa cosa faceva? Ridacchiava compiaciuta alle conferenze stampa del friulano. “La squadra più forte di sempre” l’abbiamo. Se questo deve essere il destino della Palermo calcio, io mi ritiro di buon ordine. Sicuramente non foraggerò un sistema che mira solo a macinare soldi nelle tasche di certuni.
    In tutto questo appare il consueto comunicato stampa del presidente. Che dice che non c’è niente di vero su quanto si dice in giro. Come non era neanche vero che il Torino aveva comprato Belotti.

  • 22 gennaio 2016 16:14

    Vogliamo una volta per tutte chiarire che NON E’ VERO CHE ZAMPARINI NON INVESTE? Che è diverso dal concetto di mettere i soldi di tasca propria. Il Palermo calcio è una società che ha costi e ricavi. Fiumi di denaro, quantificati in circa 55/60 mila al netto delle plusvalenze, entrano ogni anno in società. Questi soldi vendono dalle tasche di noi tifosi attraverso il botteghino e attraverso i canoni che paghiamo a Sky e Mediaset. Questi soldi sono ripartiti sulla base di principi che fondamentalmente tengono conto dei bacini di utenza. Palermo vale più di Bergamo, di Chievo, e di almeno 10 società di A, potendo potenzialmente valere ancora di più. Con questi soldi e non con altri, dal 2006 (Zamparini stesso ha dichiarato che da quella data non mette più soldi nel Palermo) si costruisce la squadra. Che fino al 30 maggio 2011 era fatta da “giocatori di calcio” per cercare di ottenere il miglior risultato sportivo. Dopo quella data è cronaca dei nostri giorni. Ma i giocatori si sono continuati a comprare. Fiumi di denaro che invece di prendere gente come i Miccoli, i Corini, gli Zauli, i Barzagli, i Balzaretti, servono a prendere i Matusiak, i Makienok, e non sto a tediarvi con il lungo elenco. Quindi Zamparini non è vero che non spende. O che in cassa non ci sono soldi come quando c’era Ferrara. Adesso, ad esempio, invece di prendere un Trotta 2 milioni di prende un Balogh 2,2 milioni come si può commentare?
    P.S. Qualcuno mi illustri la figura di Gerolin

  • 22 gennaio 2016 16:35

    Amen.
    Era la domenica in cui tenevo accesa la tv per le radiocronache di Monastra o Asaro e la radiolina per sentire Tutto il calcio minuto per minuto (altro che effetto stereofonico), immaginando i gol e riproducendoli con quei pochi giochi che avevamo con le figurine o ritagli del Guerin Sportivo .
    Tempi che furono ma che una vittoria in un campo di serie B la ricordavi con gli amici per tutta la settimana.
    Oggi se vinci una partita (è già un miracolo) alla sera hai dimenticato che si è già giocato e guardi in tv l’ennesima sfida tra big e varie…
    Forse è vero ma si sta concretizzando sempre di più in me la voglia di dire basta a questo calcio malato dopo quarant’anni di frequenza negli spalti della favorita dapprima nei gradoni della mitica Gradinata e successivamente in ogni settore della curva sopra sotto di lato a destra a sinistra.

    ps. perchè non lanciamo una sorta di rubrica con un album dei ricordi dei tempi che furono così da far comprendere ai giovani di oggi cosa abbia significato per noi andare allo stadio in un epoca che non c’è più

  • 22 gennaio 2016 17:06

    Io ricordo quando sui bassi spalti in curva della vecchia Favorita, qualcuno si era organizzato per guadagnarsi qualche soldino poggiando una scala e con poche centinaia di lire salivi ed entravi allo stadio!

  • 22 gennaio 2016 17:19

    Era un palermo da serie B o C, ma che trasudava di passione, nei giocatori che vestivano la maglia, nei tifosi che seguivano la squadra. E nei dirigenti. E questo patrimonio poteva essere sfruttato da zamparini, e il bacino d’utenza che oggi frutta 60000000 di euro l’anno, se lui l’avesse coltivato , oggi potrebbe fruttare ancora di più.
    Ecco perchè (apparentemente senza una ragione, come se fossimo stolti) noi che abbiamo nostalgia per “quei palermi” li preferiamo all’attuale: si navigava in serie inferiori, ma c’era la passione, la sincerità dei sentimenti, la speranza che un giorno si potesse accedere al paradiso del calcio, la serie A. Quel giorno è venuto nel 2004. Ma quel paradiso che tanto attendevamo non era un paradiso vero, era solo un’illusione. E la speranza si è trasformata in rassegnazione.

  • 22 gennaio 2016 17:56

    Per chi non li conoscesse (o riconoscesse): in piedi da sinistra: De Rosa, Vailati, Silipo, Caneo, De Stefanis, Oddi. Accosciati: Lopez, Di Cicco, Gasperini, Montesano, Volpecina. La partita dell’Olimpico contro la Lazio fu vinta per 0-3 con doppietta di Gianni De Rosa che avrei dovuto aggiungere alla squadra rosanero del paradiso. RIP

  • 22 gennaio 2016 21:36

    Un epoca, una maglia, tutto finito…oggi è’ mondo di plastica.

  • 25 gennaio 2016 00:04

    Monte sano e de rosa dove non possono mancare nei ricordi degli anni che furono…

  • 25 gennaio 2016 19:44

    Era bello perchè i ragazzini come me, non accompagnati dai genitori, s’attaccavano al cappotto di un sigore e dicevano “chi fa, mi fa trasiri cu vossia, ci rice ca sugnu so niputi… Amunì, trasi, camina cu mmia!” … ma la cosa straordinaria e commovente è che trent’anni dopo, in Perù dove lavoro, il signore col cappotto sono oggi io e i ragazzini li faccio entrare sempre con me allo stadio !!!
    E poi… tutti uomini ed età media altissima, veramente un luogo diverso, anche socialmente parlando, più scarsuliddu…oggi fighetti con fidanzatine, e mi sta benissimo, lo stadio come alternativa a Mondello o al cinema… ma Santino Nuccio che vola in aria e gli frantuma il muro del portiere della Cavese io me lo sogno ancora e ringrazio la Vita di avermi fatto esere li, in curva nord, quel giorno…

  • 28 gennaio 2016 19:23

    Tutto vero, io c’ero, c’ero pure a Catania nel 3-3 delle pietrate o a Siracusa su una Ritmo scassata che al ritorno ci lasciò a piedi in autostrada a Scillato, ovvero in mezzo alle Madonie, a Trapani, a Marsala, a Licata, al Flaminio con la Lodigiani ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.

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