i fatti dopo il ragionamento

Gentili fan del Family day…

di

Le mie feste con coppie omosessuali che crescono un figlio non loro e l'amore per un bambino che hai voluto nonostante tutto. Vi racconto di loro (e anche di me). Per spiegarvi che esiste un mondo al di quello che vi hanno sempre raccontato, ed è bellissimo Familyday | Blog diPalermo.it

In questi ultimi tre anni, causa forza maggiore, le feste di compleanno per bambini sono per me gli eventi più frequenti. In una di queste, una volta, mi trovai accanto un padre con un bellissimo bimbo di circa sette mesi in braccio, sereno, senza ciuccio, che guardava gli altri bambini giocare, sonnecchiando. Nella mischia c’era il fratello più grande, faceva il furbo con i più piccoli, a volte capriccioso e picchiuso, il tipico nanerottolo insomma.

Il padre, dondolando (poi ti rimane per un sacco di tempo ‘sta cosa di fare su e giù, a prescindere se hai un pupo in braccio o no), mi raccontava cose, e io a lui, sulle differenze d’età, quanto sia più o meno opportuno fare il secondo o il terzo, lo stravolgimento delle vite, l’impegno costante (quando mi dicevano che non avrei dormito più non ci credevo), i litigi per l’educazione, la scelta delle scuole, l’alimentazione e l’incertezza sul futuro. E mi presenta il compagno.

Rimango molto sorpresa, molto. E scioccata, quando mi accorgo, parlando e sorridendo come una cretina, che l’apprensivo è il (secondo) padre; e come lo tieni? Potevi metterlo in fascia, non ha ancora mangiato, poi sballano gli orari e rompi le palle, cambialo… Era la prima volta per me, e nonostante le ampie vedute e la spavalderia a parole, ero molto in imbarazzo, e loro lo hanno capito.

Ma sembrò anche non importargliene e abbiamo continuato a parlare fino ad arrivare alle cose più buffe e divertenti che i bambini, tutti i bambini (solo che i nostri sono sempre i nostri) di solito fanno. Due genitori, due padri, nati, come me, da una coppia eterosessuale. Che sono stati generati da un uomo e una donna che spero almeno in quel momento “culminante del finale travolgente”, si siano molto amati e così li hanno concepiti; perché è per questo che si fanno i figli, perché fai l’amore. Ed è almeno – unicamente – quel momento che conta.

Perché appena veniamo al mondo, lasciamo la tana, non siamo di nessuno, eppure qualcuno ci alleva, qualcuno che si prende la briga di non dormire più. Che a modo suo, incastra parenti, baby sitter e vicini di casa per far andare avanti la baracca, perché spesso uno dei due è fuori ed è difficile. Che a volte vorrebbe sparire, che a volte ci ripensa, ma poi ritorna presente a se stesso, solo che per noi tutto pesa di più e dobbiamo stare attenti il triplo.

Le coppie nascono, crescono, cambiano, si scoppiano, a volte si ricompongono e a volte no. Conosco persone che non hanno mai lasciato il proprio consorte per non dover pagare gli alimenti a qualcuno che non amano più. E persone che vorrebbero gridare al mondo intero che si appartengono, perché quando sei di nessuno, decidi a chi appartenere e se hai la fortuna di trovare qualcuno che vuole prenderti con sé, se preferisci il pisello o la patata importa solo a voi due.

La mia è una famiglia atipica, ne conosco pochissime e quando mi capita di incontrarne ce lo leggiamo negli occhi quanto sia difficile crescere un figlio non del tutto tuo. Il problema è, cari fan del Family day, che proprio perché è così difficile che dovrebbe farvi capire quanto lo vogliamo e lo facciamo ugualmente, baci allei e affamiglia.

16 commenti

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  • 25 gennaio 2016 08:27

    Montesano, Lopez, De Stefanis, De Rosa. Era il grande Palermo di Mimmo Renna

  • 25 gennaio 2016 09:16

    Io propongo le famiglie ancora piu’ allargate. Chessoio due padri e una madre, o due madri e un padre o tre padri e tre madri. Non potrebbe esserenpiu’ bello?

  • 25 gennaio 2016 10:02

    Parole sante…..e poi i signori del family day ogni tanto dovrebbero leggersi la bibbia e trovare le tante ma tante famiglie allargate, anomale, strane….

  • 25 gennaio 2016 10:31

    E la madre dei bambini dov’è? Forse è morta? Poveri bambini, orfani e con il papà ghei.

  • 25 gennaio 2016 10:54

    Chi manderebbe il proprio figlio a fare i compiti con il compagnetto il pomeriggio a cuor leggero???

  • 25 gennaio 2016 10:58

    Non lo so, ma il mio pensiero per un attimo va a questi due bimbi (e a tutti quelli come loro) che tra qualche anno, quando l’età sarà quella delle cose terribili dette ai compagni o agli amici, quando si sentiranno diversi, loro si, ad avere due papà e sentirselo ripetere tot volte al giorno anche con sorrisini sarcastici.
    Spero siano attrezzati psicologicamente e caratterialmente, spero sappiano superare i momenti di smarrimento che, vuoi o non vuoi, nonostante l’immenso amore che avranno intorno, vivranno.

  • 25 gennaio 2016 12:20

    L’omosessualità non è una malattia. E tanto meno una malattia infettiva. Pertanto, non si trasmette ai figli adottivi. E tanto meno ai loro compagnetti.

  • 25 gennaio 2016 20:23

    Amare e crescere un bambino è la possibilità che è giusto dare a tutti coloro che sono in grado d’amare. A voi che non riuscite a vedere al di là delle vostre paure, della vostra ignoranza vera, un po’ d’amore vi servirebbe proprio. Parlo dell’amore vero, quello il quale è il posto più bello del mondo. Quel mondo nuovo dove la felicità genera serenità, quello in cui si sta bene a veder la gente sorridere. A voi incapaci di accettare la felicità altrui vi dico che la vita è più bella di come avete “deciso” di vivere.

  • 25 gennaio 2016 20:52

    Belle parole. Ma la felicità deve essere bilaterale.
    Sei sicuro che un bambino crescendo “accetti” d avere due papà?

  • 25 gennaio 2016 22:32

    Il padre può essere al massimo uno dei due, anche diverso per ognuno dei figli e l’altro è il compagno, una figura rafforzativa dell’eventuale genitore naturale. La madre manca ed è giusto così, nessuno dei due può acquisire il ruolo di madre.
    Non è solito un simile quadretto idilliaco da pubblicità del mulino bianco, e non ci sono tante coppie di omosessuali uomini disposti o capaci di accudire bambini, ma in linea di massima credo che la sopravvivenza di un bambino sia possibile. Ci sono anche bambini cresciuti in comunità, presso parenti che non sempre hanno avuta garantita la presenza di entrambe le figure dei genitori.
    Ma bisogna anche vedere come questi li hanno avuti, perché non c’è una casistica sufficiente in questi casi. Il figlio deve affrontare una serie di particolarità che riguardano il suo concepimento, oltre che avere almeno un genitore gay e madre o madri ignote.
    Non posso prevedere risultati.
    Ma io sono contraria in genere alla fecondazione artificiale.

  • 26 gennaio 2016 13:17

    Una volta la stessa preoccupazione la si aveva nei confronti dei figli di genitori divorziati. Si temeva quel momento e quell’eta’ come ben scrive turiddu bellomo, in cui le parole dette o tirate in faccia dai compagni possono essere dure, appuntite e fare male. Poi, con il tempo i figli di coppie divorziate divennero,purtroppo, talmente tanti da essere, alla fine, quasi la maggioranza e nessuno si sognerebbe mai piu’ di temere che vengano derisi, presi in giro o, peggio, insultati. Eppure, ripeto,era cosi’ un tempo.
    In una societa’ in cui avere due genitori adottivi dello stesso sesso sia riconosciuto dalla legge e sia visto come qualcosa di normale, perche’ diffuso, non c’e’ motivo per cui questi bambini debbano temere un futuro di insulti. In altri paesi questa e’ gia’ una realta’ possibile, che ho sperimentato di prima mano avendo lavorato a lungo a fianco di una coppia di splendidi padri. E questo cambiamento siamo solo noi che possiamo facilitarlo, con il nostro esempio e l’educazione che si da’ai bambini di adesso, e, gia’ che ci siamo, anche agli adulti.

  • 26 gennaio 2016 14:47

    Il problema dell’impatto con la società è relativo. I figli di divorziati continuano ad avere bisogno di entrambe le figure genitoriali e si continua a fare confusione pensando che sia la società a dover risolvere tutto.
    In caso di semplice adozione si è sempre posto il problema per il figlio di conoscere i propri genitori naturali, in tempi passati quando erano accessibili adozioni nazionali di bimbi in fasce, i genitori avevano la tendenza nonché la possibilità di tenerlo nascosto al figlio o di rivelarlo in tarda età solo se indispensabile, causando non di rado qualche piccolo trauma al figlio.
    Mentre ci sono figli adottivi che sia per ragioni di età che di differenze somatiche hanno avuto subito accesso alla conoscenza di essere figli adottivi, con reazioni migliori.
    Il figlio ha bisogno di avere delle certezze in quanto deve costruire l’immagine se stesso, la propria personalità.
    L’accesso all’adozione è limitato.
    Non mi si può proporre la storia di una coppia di omosessuali che hanno un bimbo di sette mesi ed un altro di pochi anni più grande, come se si potesse ottenerli tramite adozione. Un bambino di sette mesi non lo riescono ad avere neanche coppie etero in Italia.

  • 26 gennaio 2016 14:58

    Anno 2016, scuola bene di Palermo (media statale) il ragazzino ha mamma palermitana e babbo cubano. Non nero, mulatto.
    Mi consta personalmente. Spesso, se interrogato da compagni di scuola, di giochi o occasionali conoscitori, dice che non si tratta del papà, ma di amico di famiglia venuto a Palermo in viaggio di piacere.
    Lui biondissimo e chiarissimo.
    Secondo voi è un caso limite isolato?
    Io purtroppo non credo.

  • 26 gennaio 2016 15:24

    Turiddu il tuo è un caso a prima vista incomprensibile.
    Sono genitori naturali? E’ la mamma biondissima e chiarissima? Se è così il bambino non ha un buon rapporto con il padre e un senso di rifiuto. Non può nascondersi il padre solo perché è mulatto.

  • 27 gennaio 2016 11:22

    Quindi secondo chi ha scritto l’articolo, un bambino può crescere bene senza la madre, e senza neanche essere stato svezzato prima di essere consegnato ai due papà (o mammà), come almeno si fa con i cuccioli di cane. E quando dopo qualche anno capirà come i suoi genit… proprietari si vogliono bene, questo non gli causerà nessun problema, giusto?

  • 27 gennaio 2016 12:53

    Ma se il figlio è naturale di un o una omosessuale si può forse toglierlo?
    Qui l’articolo è mal posto, presenta un quadretto impossibile da realizzarsi tramite l’adozione (non capisco in quale nazione si possa rendere possibile, ma non certo in Italia con i bambini disponibili) e impossibile anche per vie naturali, in quanto si dovrebbe presumere che due gay si ritrovino con due figli naturali ed entrambe le madri li hanno nelle loro mani abbandonati o sono entrambe decedute, e l’ultima è deceduta per parto.
    Di fretta e furia si sono uniti con i loro rispettivi figli o nel caso i bambini fossero di uno solo erano già amanti e dunque pronti dopo il decesso per parto della madre, ad unirsi nella bella famigliola da mulino bianco.
    Qui in Italia due gay per realizzare quel bel quadretto, non diversamente da altre coppie etero, devono ricorrere alla fecondazione artificiale all’estero o ottenere figli con intrallazzi. Perché anche soltanto a voler seguire tutte le regole, le prassi ed i costi non dico di un’adozione nazionale che i bambini in fasce oggi li vede con il contagocce, ma di un’adozione internazionale, il neonato è comunque difficile da trovare ed in ogni caso tale forma di adozione è preclusa alle coppie omosessuali in quanto lo stato italiano come altri stati europei deve interfacciarsi con lo stato di provenienza del bambino che può alzare la posta persino sulle condizioni economiche come avvenuto ad esempio per la Cina.

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