i fatti dopo il ragionamento

Il dovere di ricordare (e di capire)

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Dalla Shoah alle stragi del '92, la memoria fine a se stessa e gli opinionisti per un giorno. Senza studiare, senza approfondire. Dimenticando da dove veniamo Olocausto | Blog diPalermo.it

Pillole di memoria non solo il 27 gennaio. Ogni giorno sarebbe utile, anche per un solo istante, riuscire a riflettere su quanto è accaduto. A questo servono le giornate della memoria. Sono lo spunto per tentare di rendere ovvio quanto purtroppo non è mai stato, e l’ovvio è spesso, forse sempre, il forte respingimento di ogni violenza e di ogni azione criminale.

Il 27 gennaio serve per ricordare quanto di perverso la mente umana abbia potuto generare in un passato relativamente recente. L’Olocausto, immagini in bianco e nero che ritraggono cataste di ossa sfilate da divise da campo a strisce. Immagini forti, dolorosissime, che ci mettono davanti a una realtà oggi idealmente respinta da ogni parte del mondo.

Una giornata che serve a ricordare, una giornata per far memoria, una giornata per non dimenticare. Davanti a tragedie sconvolgenti come questa nessuno ha però mai pensato ad istituire una giornata internazionale delle scuse e del perdono. Tutti gli esperti, gli analisti e i conoscitori di questo periodo storico si sono ben spesi per narrare fatti, circostanze, condizioni. Altri ne hanno raccontato in maniera più o meno condivisibile i contorni antropologici, i pensieri politici, gli aspetti culturali.

Ma concretamente, per spiegare, cosa si è fatto? Chi di noi, a proposito dell’Olocausto, ha mai pensato, oltre che ricordato? Temo in pochi, se non in pochissimi, e tra chi ha trascurato questa analisi mi trovo certamente io.

Abbiamo letto, il 27 gennaio, frasi bellissime, pensieri profondi. Ma domani? Quando l’argomento del giorno sarà un altro cosa rimarrà di questa memoria, di questo ricordo? Probabilmente nulla, torneremo a parlarne dandoci sin d’ora appuntamento per il 27 gennaio 2017. Niente di strano, direte voi, perché è quello che accade per altri eventi atroci, dalle stragi del ’92 agli attentati terroristici alla violenza consumata quotidianamente nel silenzio della disperazione delle fasce deboli. È così, purtroppo. Tutti opinionisti occasionali, opinionisti per la singola giornata. Senza capire, senza studiare, senza approfondire. Tutti a far memoria senza considerare che la memoria gioca spesso brutti scherzi, c’è poco da fare. Si dimentica con troppa facilità e, non conoscendo, si dimentica ancor prima.

(Luigi Furitano si occupa di criminalità forense ed investigativa per conto della Procura della Repubblica di Palermo)

3 commenti

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  • 30 gennaio 2016 15:58

    Parole giuste, finalmente parole vere e non il solito discorsetto pieno di ipocrisia! Si dovrebbe, come ben dice Luigi Furitano, istituire una giornata del perdono, non solo per l’Olocausto, ma anche per tutte le stragi e i genocidi commessi. Forse un vero apprendimento unito a una forte empatia potrebbe smuovere le coscienze di tutti, allontanandole dalla violenza.

  • 31 gennaio 2016 15:59

    Chi dovrebbe essere perdonato? Possiamo tentare qualche nome, non a caso fra la “migliore” umanità: Mussolini, Hitler, Stalin, Tito, i mafiosi? Ma è un elenco, come tutti gli elenchi, colpevolmente incompleto.
    Chi dovrebbe perdonare?
    Uno Stato che non ha fatto i conti con il proprio passato, per averlo nascosto o per averlo riciclato in un continuo presente, non può parlare di perdono.
    Quindi non sarebbe giusto il solito chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato con quello che segue. Rimane Il dovere di chi porta memoria di ricordare e a noi di capire. Sempre.

  • 01 febbraio 2016 10:17

    Ben scritto Luigi, la memoria giornaliera vale poco. Fare i conti con il passato richiede studio, approfondimento, riflessioni, critiche, confronti. Richiede un impegno che in pochi hanno voglia di fare.
    Un saluto da Tom.

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