i fatti dopo il ragionamento

Al mercato delle emozioni

di

Filippo Luna | Blog diPalermo.it

Siccome avia assai ca un chiancieva, Alessia decide che proprio non me lo potevo perdere lo spettacolo dell’altra sera. Mi seggo da sola, guardando da dietro le testoline delle persone che erano con me. Poi, nel silenzio, arriva lui. A passi lenti e avvolto nel cordoglio di una perdita recente. Arriva alle mie spalle, mi supera, si volta e inizia a raccontarmi una storia di segreti e risate, di Sicilia, letti sfatti e borgate. Inizia a raccontarla a me questa storia. Perché anche se in quella stanza c’erano altre cinquanta persone, per un’ora siamo stati io e lui da soli. In un momento Filippo Luna non era più attore e io non ero più pubblico.

Piangevo con lui mentre ricordava e ballavo con lui mentre sognava Canzone di Don Backy. Poi ballava forte e sorrideva, allora sorridevo anche io. In un momento ho oltrepassato spazio e tempo e mi sono trovata in una Palermo in bianco e nero, dove due persone si sono amate per trent’anni. E mi chiedevo cosa fosse cambiato da allora.

Oggi in nome di quell’amore possiamo scrivere pièce teatrali, manifestare, baciarci in pubblico e sfottere arretrati e bigotti. Abbiamo ottantenni che si affacciano ai balconi e si agitano tutti per salutare e ballare da lassù insieme ai cinquantamila froci che passano cantando in un pomeriggio di giugno. Che belli quei vecchietti. Soprattutto messi accanto ai giovani professionisti, avanguardie umane della comunicazione, che ti dicono seri che la famiglia è una e una soltanto. Ma viri chi pinsieri.

Vedi se invece di godermi lo spettacolo, Le mille bolle blu, mi devo mettere a riflettere sulla gente che conosco e su come ragiona. Sì, invece. Un ragionamento può essere sbagliato, un’emozione no. E rimettere insieme i pezzi di quella storia d’amore, finita dopo trent’anni prima ancora di cominciare ha squarciato in due il mio già malandato cuore anni Sessanta. E mi sto riprendendo solo ora.

Apro quel demonio che è Facebook e vedo gente armata di parole e fotografie combattere affinché quell’emozione venga approvata, concessa, avallata. Mi rispondo allora che è cambiato ben poco e che siamo esseri sinistri, capaci di osteggiare perfino le emozioni. Altrui, è chiaro.

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