i fatti dopo il ragionamento

Cosa resta del processo del secolo

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La Trattativa fra lo smalto perduto di Massimo Ciancimino, un fortino senza più soldati e la noia di noi giornalisti che ci eravamo illusi di riscrivere la Storia. Il Bene, il Male e altre sciocchezze... Ciancimino Ingroia | Blog diPalermo.it

Sembra passato un secolo. Lui che distillava verità a rate. Noi, lì, ad appuntarcele, terrorizzati di perderne un frammento. Loro disposti a giocarsi l’unità e la faccia della Procura, a passare sopra a contraddizioni e dubbi pur di trovar conferme a tesi già scritte.

Lui, Massimo Ciancimino, definito da uno di loro, Antonio Ingroia, un’icona dell’antimafia. Noi, i giornalisti, una massa quasi indistinta di scribacchini pronti a sacrificare il buon senso e l’onestà intellettuale per avere una riga di verbale in più. Lui, noi, loro: protagonisti, comunque vada a finire, di una storia desolante.

Sembra passato un secolo e invece sono trascorsi pochi anni, ma tutto è cambiato. Lui non è più lui. Gravato da condanne e indagini che ne hanno appannato l’immagine, all’atteso debutto davanti alla corte d’assise, è apparso stanco e affaticato. E nemmeno loro sono più loro: Antonio Ingroia, che nel processo del secolo cercava la volata per l’approdo a più gratificanti lidi politici, fa il manager per Crocetta e, dopo una breve tappa in Guatemala e il disastro delle urne, ha lasciato la toga.

Paolo Guido, unico tra i pm storici del pool a non mettere la firma sulla fine dell’inchiesta, ne è uscito quando prendere le distanze da quello che passava per un tentativo di scrivere la Storia con la S maiuscola costava caro. Ne sanno qualcosa lo storico Salvatore Lupo e il giurista Giovanni Fiandaca, docenti universitari certo non sospettabili di vicinanza alla mafia, accusati dall’ex procuratore di Palermo Francesco Messineo di avere messo in pericolo l’incolumità dei magistrati del pool solo per avere criticato l’impianto dell’accusa.

A presidiare il fortino dell’originario schieramento oggi è rimasto solo Nino Di Matteo che, certamente in buona fede, nel processo del secolo ci crede ancora. E, in qualche modo, siamo cambiati pure noi. Ora penne critiche, dopo anni di asservimento a una Procura che pure ha mutato fisionomia.

“Tutto finisce, tutto passa, l’acqua scorre e il cuore dimentica”, scriveva Flaubert. E allora c’è da chiedersi: resta ancora qualcosa del processo trattativa? A giudicare dagli ultimi atti parrebbe che, per strada, se ne siano persi pezzi importanti. Un giudice, che non ha certo la fama d’essere garantista, tre mesi fa ha assolto uno dei personaggi chiave della storia: quel Calogero Mannino che dell’accordo tra la mafia e lo Stato sarebbe stato il primo motore. Un colpo pesantissimo per l’accusa, che il taumaturgico “aspettiamo di leggere le motivazioni” stavolta non lenisce.

E poi c’è stato il coup de theatre di chi dell’inchiesta trattativa è forse il padre spirituale, Roberto Scarpinato, che da pm ipotizzò i cosiddetti sistemi criminali, e che, al momento di chiedere la condanna di Mario Mori nel processo per la mancata cattura del boss Provenzano, la trattativa l’ha fatta sparire. Contesto imprescindibile in cui maturò l’impunità del padrino corleonese nella ricostruzione di Ingroia e dei suoi, il patto scellerato esce di scena come non fosse mai esistito. Perché visione semplicistica e semplificata di accordi trasversali e progetti eversivi che l’ex magistrato del processo Andreotti, però, nell’aula di giustizia in cui, a breve, si decideranno le sorti di Mori, non è riuscito a fare entrare.

La vera storia d’Italia d’un tratto appare dunque monca di parti vitali. E sembra calare mestamente il sipario su una rappresentazione che ha ormai pochi spettatori affezionati: i ragazzi delle Agende Rosse, in attesa, dal loggione del bunker dell’Ucciardone, di applaudire il Bene che sconfigge il Male

8 commenti

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  • 05 febbraio 2016 17:16

    Non sono affatto d’accordo coi toni e con l’interpretazione dei fatti di questo articolo, ma naturalmente ne rispetto l’autrice e il contenuto. Continuo a chiedermi da anni a chi fa comodo liquidare in fretta tutto così, e buttarla in ridicolo sui pur deprecabili errori che, nei rispettivi e distintissimi ruoli, hanno commesso Ingroia da una parte e Ciancimino dall’altra

  • 05 febbraio 2016 19:22

    Volsi così cola’ dove si pote ciò che si vuole e più non dimandare. Questo processo non si deve fare, ordini superiori.

  • 06 febbraio 2016 09:25

    Ma e’ possibile che nei commenti ci si intestardisca a ipotizzare chissà’ quali congiure e quali disegni contro l’ assoluta inconsistenza delle dichiarazioni di un personaggio verosimilmente afflitto da mitomania? Ormai sono diversi i Tribunali della Repubblica che hanno dichiarato indimostrabili le affermazioni di Massimo Ciancimino e , di conseguenza, calunniose sottoponendolo a processi dall’esito pressoché scontato.
    Eppure, nonostante si tratti di un pregiudicato e di un mentitore seriale, ci si ostina a ritenere attendibili, senza se e senza ma, i suoi sproloqui, sebbene siano servite solo a gettare discredito su alcuni servitori dello Stato, forse invisi in quanto tali, e ad alimentare una certa cultura del sospetto, buona a produrre performances artistiche, giornalistiche e giudiziarie prive di qualsivoglia fondamento giuridico. ORA BASTA!

  • 08 febbraio 2016 21:08

    Lo Stato non è ricattabile. Possono esserlo alcuni suoi uomini, ma non lo Stato. Poiché esso è a di sopra delle parti, anche ingiusto, arbitrario e nessuna Storia al suo interno è riscrivibile. Sono solo versioni di stato.

  • 09 febbraio 2016 07:59

    Bah, manca solo che ringrazi la mafia e l’articolo è completo.
    Certe penne son destabilizzanti per chi legge, sembra quasi abbia ragione e che i vari Di Matteo, Ingroia etc. siano solo dei “bugiardi testardi complottisti”.
    Eppure le bombe, Forza Italia e quanta altra spazzatura è connessa alla ” trattativa” è sotto gli occhi di tutti.
    Abbia almeno un minimo di rispetto per chi, a causa di ciò, non è più tra noi.

  • 09 febbraio 2016 08:37

    Toni, il suo commento è imbarazzante.

  • 09 febbraio 2016 20:42

    Il sospetto è che lei scriva senza sapere di cosa scrive. Il processo non è sulla trattativa. Così viene erroneamente definito. Si tratta di altro tipo di reato. Le sue perplessità su alcuni protagonisti di questa vicenda giudiziaria ( o forse della storia di questa vicenda giudiziaria), sono comprensibili. Del resto, quando precedenti encomiabili di contegni strategicamente superbi, sono rinvenibili in decisioni quali quella di non perquisire il covo di Totò Riina e di disattivare la video sorveglianza, è difficile non essere d’accordo con la sua ironia. Ma occuparsi di acuti argomenti non lo ordina il medico. Potrebbe, per esempio, in alternativa dilettarsi in sottili disquisizioni sulla farfalla di Belen o sul vestito da melanzana indossato da Daniela Santanchè per la Prima alla Scala. Ci pensi

  • 09 febbraio 2016 21:54

    Di Roberto Scarpinato c’è un suo libro, adesso neanche ricordo il titolo, in cui sia lui che i recensori, si davano meravigliati delle meraviglie, stupiti dello stupore di cose scontate.
    Lo Stato non è ricattabile né dalla mafia né da un processo (storico – politico?). Che uno stato possa finanche usare la mafia è invece accertabile, dai posteri, se a loro interesserà se interesserà allo Stato – sistema in cui vivranno. Storicamente, ma dubito mediante un processo.
    Si vuole fare un processo sui servizi segreti, le ragioni di stato, i segreti di stato…
    Bisogna prima cambiare il regime, o farsi fare un processo da terzi.

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