i fatti dopo il ragionamento

La cultura in quel posto lontano

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I nuovi tagli ai finanziamenti regionali e il bizzarro sistema di attribuzione dei fondi. Perché esistono posti in cui il sapere è visto come una brutta bestia. Non come qui da noi, dove invece... Ars | Blog diPalermo.it

C’era una volta un posto lontano lontano (perché da noi sarebbe in effetti inammissibile) in cui sorgevano tante cittadelle della cultura: musei, fondazioni, archivi. Posti in cui la cultura era portata avanti e soprattutto resa viva con iniziative di spessore, che coinvolgevano veramente tutti: anche i bambini, anche le famiglie, anche le categorie disagiate.

E c’erano, in questo paese lontano e inarrivabile, tante persone che lavoravano senza guardare l’orologio né i chilometri da percorrere. E spesso anche gratis. Stupidi o sognatori? A voi la scelta. Perché nonostante tutto l’impegno, gli sforzi e i debiti contratti in attesa di finanziamenti vergognosamente in arretrato (in questo posto, pensate, grazie alle lungaggini burocratiche molti enti non hanno ricevuto ancora il saldo del contributo per il 2014 e l’intero 2015) ecco un altro colpo di scena: altri tagli, cioè, che superano il trenta per cento. Due milioni in meno alla cultura.

Questo bizzarro paese, insomma, da circa undici milioni è scivolato verso quattro milioni e mezzo. Tutti per la cultura? Niente affatto, perché di questi soldi dovranno usufruire anche altri enti. E la cultura? Qual è, in questo esotico luogo di cui vi parliamo, il sistema di attribuzione dei fondi?

A lanciare l’allarme, un gruppo di associazioni e di istituti che per comodità (ricordate, parliamo di un luogo lontano dalla Sicilia, assurdo e inarrivabile) chiameremo Istituto Gramsci siciliano, museo Mandralisca, museo delle marionette “Antonio Pasqualino”, Fondazione Piccolo di Calanovella, Fondazione Ignazio Buttitta e Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici. Presidi culturali attivi, costretti a dover tenere conto di una miriade di piccole realtà che propongono minuscoli eventi (e spese) che lasciano quantomeno perplessi: come l’acquisto di “riproduttori animali” o contributi ai vivai di vite americana. Tutte cose di cui, in quel paese lontano lontano, devono sentire certo un enorme bisogno.

C’è poi la questione del bando pubblico, a cui sono tenute a partecipare le associazioni di serie B – vedi il gruppo di cui abbiamo già detto, in cui ciascuno è produttore attivo di cultura – e quelle che invece nella pioggia di finanziamenti entrano di diritto, non si sa quale, né con quali criteri.

Che sollievo pensare che queste cose succedono in un luogo lontanissimo da noi e che mai arriveranno a toccare una realtà, come quella siciliana, che ogni giorno valorizza la cultura e le strutture, gli eventi, i talenti che spesso (ripetiamolo) lavorano gratis e senza tempo. Insieme al sospirone, una domanda: ma come fanno in quel paese a vivere così?

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