i fatti dopo il ragionamento

Questo gioco che è Facebook

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Il cazzeggio che ci diverte, il cinismo esibito come trofeo e il buonismo da tenere alla larga come fosse la peste. Finché non ti imbatti in un manipolo di supereroi molto speciali. E rifletti su te stesso. Finalmente Socialnetworks | Blog diPalermo.it

C’è una categoria di utenti dei social (ammetto di farne parte) le cui bacheche difficilmente ospiteranno notizie che per un motivo o per un altro suscitano commozione. Se il trasloco della vita reale a quella virtuale è ormai quasi completato, qualche piccolo ma significativo suppellettile – il manifestare emozioni pure, schiette – riesce ancora a resistere, semplicemente perché il buonismo da social – no grazie, siamo cinici – è meglio lasciarlo a quella categoria di utenti dalle bacheche piene di “buongiorno mondo” e di “benvenuto tra i miei contatti”.

Pubblicare notizie toccanti, in quel gioco al massacro in cui abbiamo scelto di esporci una volta iscritti in un social, finirebbe per farci passare come quelli lì. Bandite allora quelle notizie che profumano di buono, che non danno vita né a dibattiti né a polemiche, che mettono tutti d’accordo e non fanno assumere posizioni rigide che nei casi estremi portano a cancellare qualche contatto. Il caso Spinoza – “pettinatura da coglione” di Ezio Bosso insegna.

Capita però che in rete becchi la notizia di quei tizi vestiti da supereroi – per me dei veri eroi – che ancorati alle funi si sono calati lungo i muri dell’ospedale Di Cristina per regalare nel giorno di Carnevale un sorriso ai bambini ricoverati. Una bella e buona notizia, pura e genuina che, per i motivi di cui sopra, non finirà sulla tua bacheca. Poi però pensi alla baldoria virtuale che hai fatto per Sanremo o per l’ennesima figuraccia dell’Inter, ci rifletti e ti senti un po’ cazzone.

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