i fatti dopo il ragionamento

Sazio manco ai cani

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La competizione che diventa divieto assoluto di condividere i sentimenti altrui, la gratificazione vista come diminutio di sé. Un nuovo virus di aggira per le nostre città, voi ne sapete qualcosa? Mobbing | Blog diPalermo.it

Devono essersi diffusi a nostra insaputa, ma non in senso scajoliano, alcuni manuali immaginari di comportamento sociale e aziendale che staranno scalando ipotetiche classifiche, dato l’uso infestante che si fa di certe logiche. Probabilmente quei volumi raccomandano di tenere una specifica condotta, inderogabile, in ogni ambiente che si frequenti. Della quale si dirà qui.

“Che bella borsa”. “Ti sta bene questo taglio di capelli”. “Complimenti per quel lavoro”. “Buona la pasta che hai cucinato”. A qualcuno sarà capitato di dire qualcosa del genere a un amico, a un conoscente, a un parente, a un collega. Magari siete abituati ad azzardarne spesso, di frasi come queste. Perché siete spontanei? Perché siete soddisfatti di chi è soddisfatto di sé? “Cazzi vostri. È sbagliatissimo”: così vi redarguirebbero, presumo, quei libroni. Perché li si potrebbe intitolare tutti in un solo modo: “Sazio manco ai cani”.

Non importa che diate del vostro meglio o che lo diano gli altri, in ambito relazionale o professionale. Conta solo questo: guai a farvelo o a farglielo sapere. Una volta, anni fa, in una situazione di lavoro, beccai davvero sulla scrivania di un tizio un tomo che si chiamava “Manuale del perfetto manager” o giù di lì. Metteva al bando concetti come la gratificazione, la ricompensa, l’apprezzamento. Più pericolosi del demonio, sosteneva l’autore. Quel testo consigliava – scimmiottando la vecchia canzone “Teorema” di Marco Ferradini – la filosofia del “prendi un dipendente e trattalo male”. O – si potrebbe aggiungere – tutt’al più ignoralo. Oppure sminuisci la portata della sua efficienza, banalizzala, minimizzala, smorzala. Sorvola sui successi (che, a ben vedere, se lavora per te, sono anche i tuoi). Calpestali.

Insomma, una bibbia del mobbing dei sentimenti altrui. Prometteva traguardi insuperabili, quel manuale, conquiste di vette produttive insperate, e un reddito vitalizio di rispetto e deferenza. Una filosofia che sembra purtroppo ormai attecchita anche nei salotti di casa, tra colleghi di scrivania, intorno al tavolo di un pub, dentro una palestra e ovunque si raduni un grappolo di umani.

Con il “sazio manco ai cani” ben inchiodato nella testa, come se la condivisione di un sentimento altrui fosse sempre competizione, diminuzione di sé. Come se chi salisse per un attimo ti facesse arretrare di un gradino o inciampare rovinosamente sulla scala. Senza capire che chi non dà sazio è perennemente a digiuno. E davvero sazio non sarà mai.

2 commenti

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  • 20 febbraio 2016 12:31

    Perfetta sintesi.

  • 20 febbraio 2016 19:30

    Anni fa ero direttore di un mini resort in provincia di Palermo e lavoravo dalle 9 di mattina fino alle 20/21. Mi pagavano 1.000 euro. Chiesi un aumento di qualifica e 200 euro in più: mi venne promesso il cambio qualifica nel giro di pochi mesi ed avrebbero senz’altro rivisto la mia posizione economica perché in effetti non potevo percepire quanto gli altri dipendenti. Ridussero gli stipendi agli altri due! Lasciai il posto di lavoro.

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