i fatti dopo il ragionamento

Il vero red carpet del dottor Bartolo

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Il medico di Lampedusa che ha salvato migliaia di vite e quest'improvvisa notorietà - l'Orso d'oro a Berlino per Fuocoammare, le interviste - vissuta con disagio. Oggi vi parlo di un eroe gentile PietroBartolo | Blog diPalermo.it

Il suo nome è sconosciuto ai più, non ama apparire, non gli piace finire sui giornali o in tv, la sua faccia passa inosservata, ma Pietro Bartolo è l’uomo che in questi anni ha salvato centinaia, se non migliaia, di vite sul molo di Lampedusa. Una volta riuscì a fare nascere su un barcone un bambino che,p senza il suo aiuto sarebbe morto, mentre un’altra volta, solo grazie alla sua insistenza, una giovane eritrea data per morta venne portata al poliambulatorio per un massaggio cardiaco e si salvò.

È lui, ‘u dutturi, il vero protagonista del film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che ha vinto a sorpresa l’Orso d’Oro a Berlino. Bartolo, faccia da apostolo, sguardo mite ma volontà di ferro, è il medico che da 25 anni dirige il poliambulatorio di Lampedusa. Lo ammetto, vederlo in giacca e cravatta, sul red carpet della Berlinale, accanto a Meryl Streep, o accolto come una star nello studio di Fabio Fazio, mi ha fatto un certo effetto.

È un medico straordinario, ma soprattutto un uomo straordinario. Non si è mai fermato davanti alle difficoltà. Neppure quella volta che venne colpito da una brutta malattia neurologica che gli aveva bloccato metà corpo e gli impediva, persino, di riuscire a parlare. Era il 3 ottobre del 2013 e lui non poteva restare a casa mentre sul molo Favaloro venivano ammassati 366 cadaveri.

Quella volta prese a sberle la sua malattia e tornò al lavoro. Io lo vidi sul molo, zoppicava, parlava con estrema difficoltà e gli dicevo: “Torna a casa, curati”. E lui mi rispondeva: “Come faccio? Non posso mica fare la fisioterapia, devo fare le visite ai sopravvissuti e un primo esame medico ai cadaveri. Non posso restare a casa”. È così, Pietro Bartolo. Lo stesso che oggi è sul red carpet della Berlinale. L’uomo che dal 1991 segue in prima persona gli sbarchi sull’isola, quando i profughi venivano ancora chiamati dai lampedusani i turchi. Lui c’è sempre stato.

Come quando arrivò la telefonata della Capitaneria di porto in cui gli dissero che “forse c’erano dei cadaveri in una stiva”. Quel forse si tradusse presto in realtà. In orrore. Erano ventisei ragazzi, morti asfissiati nella stiva di un barcone, come carne da macello. “Camminavo sui corpi, ero incredulo”, mi raccontava Bartolo in quei giorni. “Li avevano uccisi gli scafisti, volevano uscire a prendere un po’ d’aria ma li hanno lasciati morire asfissiati”. E quante lacrime gli ho visto solcare il viso. Come quando ispezionò i cadaveri dei bambini di un anno, di tre anni, della strage del 2013. “Come fai a non piangere?”, ripeteva. E oggi, mentre lo intervistavano i tg nazionali per parlare del film Fuocoammare, lui, timido, ripeteva: “Io in questo momento non vorrei essere qui a Berlino, ma a Lampedusa a salvare vite. Mi hanno appena chiamato per dirmi che è arrivato un altro barcone. Il mio posto è lì, scusate”. Ed è vero. Pietro Bartolo è così. Un eroe normale. Ma non diteglielo. Perché altrimenti si arrabbia.


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2 commenti

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  • 23 febbraio 2016 11:43

    Ormai perla rara. Cosa ne pensa Salvini? Uomo di grande umanità’ e generosità’.

  • 08 marzo 2016 11:31

    Un esempio da additare alle giovani generazioni e per questo … suggerisco al Presidente Mattarella, da insignire con la più alta onorificenza della Repubblica. Ora la mano passa a Lui , all’uomo , alla persona che ha saputo aprire le porte del Quirinale ai bisogni della gente, a partire dai più svantaggiati, vicini al nostro Dottore Nazionale.

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