i fatti dopo il ragionamento

Quando c’era l’8 marzo

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Una macchina per cucire, le cambiali per pagarla, cinque figli da crescere e un uomo, uno solo, da sposare altre mille volte. La festa della donna di una donna, per me, molto speciale Mimosa | Blog diPalermo.it

“Festa della donna? Vieni, ti faccio vedere”. Il suo 8 marzo è una macchina per cucire del 1965, ogni mese una cambiale da venti mila lire, ogni mese un colpo al cuore dell’economia familiare. Le sue mani scivolano insieme con la stoffa, i suoi occhi la rincorrono e la trovano, sempre. Anche senza occhiali. E non è un dettaglio da poco.

Lei ha 84 anni e i suoi capelli bianchi ne hanno viste tante. L’unica mimosa che conosce è quella del suo giardino, profuma di biancheria stesa ad asciugare. E si meraviglia per tutti quegli 8 marzo strombazzati e umiliati – dice – da chi spende soldi inutili. L’emancipazione è un’altra cosa.

“Ai miei tempi non era come oggi, quale ristorante, quale parrucchiere. Tutta la vita a lavorare, io. Ogni giorno come gli altri. Quelle come me non sono mai andate in ferie. Spiegatemelo voi, voi che siete giovani, il significato dell’8 marzo. Io vi posso raccontare il mio. Camicie da stirare, calzini da rammendare e giorni a cercare di mettere insieme il pranzo con la cena. Ho cresciuto cinque figli, uno dopo l’altro. Farli studiare, tenerli uniti, insegnargli a stare al mondo. La mia emancipazione sono loro”.

L’amore, il rispetto, la dignità, credere in qualcosa, essere felici con poco, sorridere, mettersi a disposizione, aiutare chi ne ha bisogno, ringraziare, scusarsi, la buona educazione, la semplicità, l’umiltà. È questa l’emancipazione? “Ma certo, credi che sia facile? La vita moderna ha perso tutto questo. Tornare ai valori di una volta, quelli veri, questa è la soluzione. Stavamo meglio noi, ci crederesti? Noi che non avevamo niente, ma avevamo tutto. Noi che abbiamo conosciuto la guerra e per questo sappiamo distinguere l’amore”.

L’amore, appunto. “L’amore, certo. Quello che ci faceva aspettare a casa i nostri mariti. Uomini con tanti limiti, se vuoi. Ma che avevano rispetto per la cosa più sacra che ci sia, la vita. Mica come oggi, che mi tocca sentire di tutti questi uomini che uccidono le donne. Dov’è la loro emancipazione? Che vergogna, che dolore. L’amore è una cosa seria, è un impegno che va onorato. Altrimenti, lasciate perdere. Te lo dico io. Io, che ho amato un solo uomo nella mia vita. Un uomo a cui ho dato tutto e che mi ha dato altrettanto, un uomo che sposerei altre mille volte, tuo padre”.

7 commenti

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  • 08 marzo 2016 08:00

    E’ un pezzo bellissimo. Il modo migliore per iniziare la giornata. Grazie.

  • 08 marzo 2016 09:32

    Il pezzo di Daniela Tornatore, mi ha commosso tantissimo e condivido parola per parola, ho vissuto in una famiglia meravigliosa, composta da quattro figli con un padre che si spezzava la schiena dalla mattina alla sera per garantire il sostentamento della famiglia, e con una mamma che faceva salti mortali per fare bastare il salario che mio padre portava. Se qualche cosa mancava veniva abbondantemente compensato dalla armonia che regnava in casa, e dai valori autentici che ci venivano insegnati. In quella famiglia regnava tanto amore tanto affetto e tanto rispetto.

  • 08 marzo 2016 11:51

    Cara Daniela, mi pare di aver capito che parli di tua madre e la dipingi in un modo che quasi ce la rende familiare. Bene, due anni fa l’ho conosciuta. Ero a una conferenza dove ospite d’onore era tuo fratello Peppuccio. Per caso mi trovai seduta a fianco a questa signora semplice e distinta, con una bella capigliatura di panna montana. Con lei c’era una donna di mezza età. La signora anziana teneva in mano due involucri “da bar” profumati e invitanti. Mentre tutti prendevamo appunti e ci preparavamo alla falcata per scambiare due battute con il premio Oscar, la signora con i capelli di panna congetturava con la sua vicina di mezza età: E in aereo i dolci dove li mette che non ha il bagaglio? Li mette nella tasca del cappotto o magari li mangia prima, che gli piacciono tanto. Ecco, in quel gesto, in quella premura piccina, in quei due involucri “da bar”, ho ritrovato l’emozione che solo l’amore di una madre sa contagiare.

  • 08 marzo 2016 14:44

    Dani ho rivisto mia madre nel tuo commento! Noi eravamo quattro figli e c’era pure la macchina da cucire. Mio padre grande uomo…

  • 08 marzo 2016 15:42

    L’unica cosa che posso dire è “Magnificoooooo”

  • 09 marzo 2016 11:53

    Per queste donne,come per mia madre,è stato sempre “8 marzo”,ed in silenzio,senza clamori ne festeggiamenti,o cortei,un VERO,eterno 8 marzo……donne davanti alle quali mi sono sempre fermata a riflettere…..ed è per questo che non ho mai accettato ne condiviso l’8 marzo com’è adesso inteso.
    Mia madre è sempre stata per 8 marzo…..

  • 09 marzo 2016 11:54

    Per “me” 🙂

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