i fatti dopo il ragionamento

Cielo, mio cognato!

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Icona mitologica e chiodo fisso di certa palermitanità. Femomenologia del parente per antonomasia. Dotato di superpoteri, sempre e comunque. Anche se si tratta dell'idiota perfetto Amici Cognato | Blog diPalermo.it

Non lasciatevi ingannare – se mai doveste prendervi il trascurabile disturbo di dare un’occhiata alla mia biografia – dal fatto che io sia nato in Calabria. Palermo mi ha preso in braccio a pochi mesi di età: sono calabro di origine e di padre, ma catanese di madre e palermitanissimo per “ius soli”. Il che, lungi dall’aver rappresentato per me uno svantaggio, mi ha dato una marcia in più: palermitano quanto basta per essere cresciuto in un brodo di coltura inequivocabile (“quarume”?), ho beneficiato di una lucidità e di un distacco che al “panormita integrale” non sono concessi.

Ad esempio, ho potuto osservare per anni, con occhio curioso e smaliziato, i chiodi fissi di certa palermitanità, e senza patire sensi di colpa o complessi di inferiorità. È con questo spirito da antropologo d’accatto che mi sono imbattuto in un’icona dai tratti mitologici, almeno per i nativi del capoluogo siciliano: il cognato.

Chiunque, nel mondo, dotato di una consorte con fratelli o di sorelle ammogliate, ne dispone. Gli anglosassoni lo liquidano con una definizione austera: brother in law. Fratello per legge. Il palermitano no. Lui va oltre. Per un singolare fenomeno che tra poco tenterò di approfondire, il cognato del panormita è una figura avvolta da un’aura variegata, mai cupa, che irradia intensità giammai modeste e può raggiungere fulgori abbaglianti. Per farla semplice, il cognato del palermitano – raccontato dal palermitano stesso – è sempre dotato di qualità e competenze utili (quando non salvifiche) non solo per la ristretta cerchia familiare che lo ha accolto, ma anche per il resto del circondario, della città, dell’umanità.

Un esempio. Mi è capitato di chiedere a qualcuno lumi su un buon meccanico il giorno in cui la mia automobile ha fatto le bizze. Risposta immediata: mio cognato. E se non era proprio il cognato a saperne di motori, sempre lui – il cognato – di sicuro avrebbe potuto accompagnarmi all’officina presso la quale era di casa, per le sue incontestabili qualità di socievolezza e simpatia.

Altro esempio: se siete indecisi su un acquisto, non chiedete mai a un palermitano informazioni su prodotti di consumo, alimentari o voluttuari. Tornerà in scena il cognato. Il quale avrà lavorato, in una vita precedente, per questa o quella fabbrica, per quella o questa griffe da voi menzionata. Spifferandone le magagne al parente, sussurrandogli più valide alternative.

Il cognato s’intende di formaggi: ne ha prodotti. Il cognato sa tutto di apparecchi hi fi: ne ha costruiti. Il cognato vi farà calzare la scarpa migliore: l’ha provata.

Può capitare, di contro, che il cognato sia oggettivamente un mediocre. Un fallito. Testimonianze alla mano. Poco male. Il palermitano non rinuncerà mai all’obbligo di mitizzarlo. A costo di giocare la carta del patetico, delle fortune avverse che lo hanno reso vittima, del destino che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai migliori. In questo caso, il cognato sarà un titano caduto o un angelo che non avrà mai spiccato il volo, sebbene lo avesse meritato. Ma un giorno, chissà…

Ora, se c’è una cosa che amo di questa città, è il densissimo tasso di follia e teatralità che la pervade. Perché è la migliore premessa per giungere a conclusioni che sfiorano la tragedia senza mai affrancarsi dalla commedia. Io credo di saperlo perché da noi c’è il culto del cognato. La famiglia qui rimane un tempio, sebbene malmesso. L’individuo cui vi si concede l’accesso deve essere di specchiato valore, pena un’ombra sul buon cognome del clan. Senza contare che in qualche modo l’estraneo bisogna integrarlo, anche a denti stretti.

A nessuno piace ammettere che la propria sorella potrebbe aver sposato un bacherozzo. Al palermitano meno che a tutti gli altri. E se di bacherozzo si tratta, pazienza: l’importante è che gli altri lo vedano agile, versatile e prodigioso come l’Uomo ragno.

1 commenti

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  • 10 marzo 2016 09:56

    E vogliamo parlare anche di “mio cuggino” (cit. Elio e Le Storie Tese) ?

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