i fatti dopo il ragionamento

Il mio borgo per sempre

di

Sambuca | Blog diPalermo.it

“Paese mio che stai sulla collina disteso come un vecchio addormentato. La noia, l’abbandono, niente son la tua malattia. Paese mio ti lascio e vado via…”. Appena lo vedo apparire sulla strada che da Palermo mi porta a Sambuca, incomincio a canticchiare la canzone che José Feliciano (e, per la verità, anche gli inossidabili Ricchi e Poveri) portò al festival di Sanremo nel 1971.

Come mai vi racconto questa storia? Perché Sambuca di Sicilia, che è poi il mio paese, è in corsa per conquistare il titolo di Borgo dei Borghi d’Italia. Eh?! E chi se l’aspettava? Altro che vecchio addormentato, altro che fuga. Qui penso, con un minimo di deformazione professionale, si va dritti dritti sul nazionale!

E dunque raccontiamolo questo borgo, accogliente e sincero, partendo da ciò che lo circonda, ovvero un lago e un monte. Dalle acque dell’Arancio sbuca con fare sornione il fortino arabo di Mazzallakkar. Dall’altra parte del paese c’è monte Adranone, chiamato dai sambucesi la tomba della Regina, uno dei più importanti siti archeologici dell’isola.

Sambuca ha origini arabe, Zabut l’antico nome, ancora oggi il tessuto urbano rispecchia le caratteristiche di un tempo, da visitare il quartiere saraceno, una specie di piccola qasba, un dedalo di viuzze strette e tortuose – li sette vaneddi – che lascia il forestiero a bocca aperta. E tra le casette in tufo a più piani, con terrazze che sfidano la valle, si erge per potenza e bellezza la chiesa della Matrice, un gioiello Seicentesco chiuso al culto dopo il terremoto del 1968.

Sempre nella parte alta del paese, all’interno di Palazzo Panitteri, il museo archeologico dove vengono custoditi alcuni preziosi reperti di Monte Adranone. Sul corso principale si trovano il teatro comunale l’Idea che risale a metà dell’Ottocento, con tre file di palchi e zeppo di affreschi, e l’Istituzione Gianbecchina con pinacoteca dedicata al pittore sambucese. E ancora palazzi storici con prospetti imponenti ed eleganti corti interne. Per non parlare delle chiese, a occhio e croce se ne contano una ventina. E tra queste il Carmine che ospita la patrona di Sambuca, ogni terza domenica di maggio appuntamento irrinunciabile con la festa della Madonna dell’Udienza, che riporta a casa i sambucesi che risiedono altrove e che ci fa tornare tutti un po’ bambini. Una festa che dura una notte intera. Il fercolo con la Madonna gaginiana si presenta alla folla alle 21 in punto, per poi andare in processione per le vie del paese, preghiere, bande musicali, cibo, vino, fuochi di artificio e qua e là, tra una sosta e l’altra, il coro di saluto alla Madonna: e chiamamùla cu putenza, viva Maria di l’Udienza. E così via fino a far mattino. La statua rientra in chiesa, accompagnata dal suono delle campane, non prima delle 7, bene che vada… E dopo la notte bianca, tutti a casa a dare giù di forchetta su quel che resta della pasta al forno preparata dalle mamme per il pranzo domenicale.

E allora? Dopo questo piccolo ritratto, che ne dite di dare un contributo all’elezione di Sambuca a Borgo più bello d’Italia? È semplice, basta andare sul sito della trasmissione di Rai3 Alle falde del Kilimangiaro e votare, c’è tempo fino al 13 marzo. Se invece la cosa non vi interessa, pazienza. Per tornare alla canzone di Feliciano: sarà, sarà quel che sarà… E comunque, a prescindere da tutto, se avete voglia di venirci a trovare una deliziosa minna di virgini, il dolce tipico di Sambuca, e un calice di ottimo vino delle terre sicane non ve li toglierà nessuno. Lo giuro!


[ Immagine: Cortile interno di Palazzo Panitteri - da Wikipedia - Policy]

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