i fatti dopo il ragionamento

Guida di Palermo (secondo Eco)

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La vita di ogni giorno fra assembramenti, vernissage e addetti al turno e il mio modesto manuale di sopravvivenza. Elaborato pensando al Maestro. E al suo Diario minimo Palermo Al Contrario | Blog diPalermo.it

L’eco della scomparsa di Eco è ormai scemata, così finalmente posso elaborare il lutto senza abbandonarmi a reazioni di intolleranza verso coccodrilli e banalizzazioni incrociate, bensì scrivendo e facetizzando. Mi sono messa in testa di applicare uno stile da manuale a varie situazioni di vissuto palermitano. “Da manuale” poiché nel suo Diario minimo, il professore snocciolava esercizi stilistici applicati alla letteratura, alla logica, alla filosofia e anche a problematiche di vita quotidiana, dispensando consigli su come viaggiare con un salmone, come riconoscere un film porno, come giustificare una biblioteca privata e così via.

Alcuni giorni fa, quindi, a seguito di una gimkana tra un folto gruppo di persone intento a pascolare e ostruire una stretta via della città, e nel tentativo di capire il motivo di quell’assembramento, dopo attenta osservazione ho messo giù una sorta di protocollo. Un manuale appunto, sulla scia del Maestro.

La prima valutazione da fare nei casi di assembramento in una città come Palermo è di natura anagrafica, segue poi il genere e una successiva considerazione sull’eterogeneità del gruppo. Una seconda osservazione, che chiameremo Panorminoise, è quella relativa al tipo di rumore associato al gruppo in esame: silenzioso (non buono) e voci di fondo indistinte (ritiro documenti, soldi, biglietti stadio o attesa per uscita/presentazione di libri o musica). A volte, in quest’ultimo caso, si erge la figura maestosa e incontrastata di una figura che dovrebbe essere istituzionalizzata dal punto di vista dello statuto dei lavoratori in termini di ruolo e di contratto: l’addetto al turno.

L’addetto al turno lo si riconosce subito, poiché costui (generalmente di sesso maschile, dotato di borsello e di stazza medio/robusta) ti si avvicina con un foglio e ti chiede informazioni private con domande mirate in perfetto stile CSI su cosa devi fare, come ti chiami, quando sei arrivato; ti chiede inoltre di mostrargli le eventuali documentazioni e, anche se non gli si risponde, lui d’ufficio ti assegna un posto in elenco.

Quando in questi contesti viene a mancare la figura dell’addetto al turno, allora, confusione e malumori iniziano a serpeggiare tra la folla: generalmente l’oggetto degli sfoghi verbali è l’addetto allo sportello o colui il quale tenta di fare il furbo. Gli improperi, seppur mirati, rimangono comunque vaghi, poiché il facinoroso appartenente a tali assembramenti è generalmente iracondo ma pavido.

Un’altra caratteristica (Fattore P&F) tipica delle folle palermitane è la materializzazione dei venditori ambulanti di generi di prima necessità che a Palermo coincidono con panelle e Forst. Il fattore P&F prescinde dal carattere ludico del raduno, poiché triste, sconsolato o felice, ‘u pititto del palermitano è come la radiazione cosmica: esiste sempre e da sempre.

Il protocollo di riconoscimento folle a Palermo prevede anche la voce “folla da vernissage”. La folla da inaugurazione ha una caratteristica decisamente lontana dalle abitudini dei Paesi delle basse latitudini: la puntualità. Generalmente eterogenea, la folla da vernissage è caratterizzata dal brusio di fondo, si distingue per l’abbigliamento casualmente ricercato e da tre principali forme di movimento: raduno al buffet, giro veloce della sala espositiva con calice in mano e formazione di piccoli gruppi con componenti intercambiabili.

Ultima tipologia di assembramento palermitano è quella di piazza Verdi il sabato sera. Qui manca l’eterogeneità anagrafica ma non quella di genere. Mancano soprattutto l’aria, rarefatta dalla folla e dalle macchine in assetto grande raccordo anulare, e la possibilità di movimento. Non mancano, invece, l’odore degli incensi indiani e le tracce di pascolo tra cui fare le gimkane il mattino dopo.

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