i fatti dopo il ragionamento

Totò di qua, Totò di là

di

Il bagno di folla per la presentazione del libro di Cuffaro, applausi, baci e abbracci e una condanna già dimenticata. La storia esemplare di un figliuol prodigo che, in realtà, non è mai andato via Cuffaro | Blog diPalermo.it

Lo cercano e l’acclamano. Non esitano a scandire il suo nome come fossero allo stadio, mentre invece sono seduti all’interno di un teatro. Sono almeno cinquecento e, considerato che si tratta della presentazione di un libro, tutte quelle persone diventano una folla oceanica. Lui è lì, commosso, forse fa persino fatica a crederci. In fondo è solo un politico condannato per avere favorito la mafia, mica il salvatore della patria. Ha scritto qualche libro sì, ma non è certo la reincarnazione di Hemingway.

Ha fatto un percorso spirituale ed intellettuale, ma non per questo è diventato Sciascia, Pasolini o San Francesco. È solo Totò Cuffaro. Eppure sono tutti lì per lui, compreso alcuni ex compagni di partito, come Saverio Romano e Renato Schifani, sfiorati anche loro dalle indagini della Procura ma risultati senza macchie. Sono tutti felici, bravo Totò, bello Totò, è il ritorno del figliuol prodigo che, come aveva detto lui stesso, purtroppo ha “sbattuto” contro Cosa nostra.

Ha pagato i suoi conti con la giustizia, Cuffaro, questo non si discute. Ma in quale posto del mondo un politico condannato “per un’accusa così infamante” (sempre parole sue) non subirebbe anche una condanna sociale? Non so, chi andrebbe a presentare il libro dell’ex ministro dell’Istruzione tedesco che – bazzecole – aveva copiato la sua tesi di laurea? Riuscite ad immaginarvela la folla a Berlino che lo acclama? Io no.

Cuffaro è l’emblema di una politica che sembrava superata dalla Storia e che invece si rimaterializza: “Sono democristiano”, dichiara senza imbarazzo. Quella politica della vasata di qua e del cannolo di là, dei favori agli amici e anche a quelli degli amici degli amici che, gira e rigira, negli anni hanno distrutto non solo quest’Isola, ma il Paese. È il simbolo del patto elettorale basato sullo scambio immediato e in nome di miserabili interessi personali (io ti voto, tu che mi dai in cambio subito?), che sul lungo termine lascia solo macerie. E dunque ti chiedi: ma è possibile che la gente voglia (ancora) questo? Forse lo rimpiange, perché almeno prima c’era qualcosa da barattare. Ora cosa c’è? La rivoluzione di cartone.

È stato portato ad esempio della cultura salesiana, Cuffaro. Ecco, sarà mica questo il nostro problema, cioè il fatto di essere intrisi di cattolicesimo e di dover perdonare sempre tutto, anche l’imperdonabile? Pensavo che con la mamma malata ripresa dalle televisioni il giorno della scarcerazione avremmo chiuso il cerchio. Pare di no. Ve l’ha spiegato lui: “Farei male alla Sicilia se tornassi in politica”. Lasciatelo andare. Per favore.

11 commenti

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  • 16 marzo 2016 08:35

    Ma abbiamo già dimenticato l’intervista alla Stampa di qualche giorno fa in cui trasversalmente suggeriva nuove coalizioni all’interno del PD, possibili alleanze tra un’ala di quello stesso partito e il nuovo centro destra, profetizzava disastri dell’area oltranzista ?(?) dello stesso partito. Se non sbaglio, il codice dice che non potrà tornare a fare politica attiva, ma sta già sparpagliando qua e là pizzini con le istruzioni
    da seguire.

  • 16 marzo 2016 11:18

    È vero lasciamolo andare…e teniamoci Montante a cui diamo in dote un Assessore regionale, ASI e Camere di Commercio, teniamoci il Dott. Faraone e le sue campagne acquisti, come per le primarie, teniamoci Crocetta e le sue finte rivoluzioni che hanno massacrato province, formazione,comuni, teniamoci questi geni antimafiosi che bloccano appalti e sprecano fondi europei, e usano garanzia giovani come un bancomat per pagare le vrache che commettono. Teniamoci tutto questo senza meravigliarsi però che in fondo sono proprio loro che fanno rimpiangere un condannato per mafia

  • 16 marzo 2016 14:06

    Sandra, sono convinto che se si votasse oggi,. Cuffaro sarebbe eletto a furor di popolo. L’ennesima riprova che la Sicilia non ha speranze, che è davvero morta e sepolta.

  • 16 marzo 2016 15:40

    Totò cerca casa… nei giorni di fine pena sembrava appropriato. Non lo era. Cuffaro una casa l’ha sempre avuta. Quella dei siciliani che non si lasciano impressionare dalle sentenze della storia. Figurarsi, poi, se la sentenza è quella di una Corte di Cassazione.
    E così dopo l’assenza forzata, è tornato. Accolto come un italiano che per anni è stato ostaggio dell’Isis.
    E lui ha scaldato i cuori di coloro che non sapevano ancora quale risposta dare alla fatidica domanda “a cu’ apparteni?”. Ora lo sanno. La risposta giusta è “a Totò”. Sarà il lasciapassare, attraverso il Pd, che assicurerà un ritorno al potere a molti di quegli illustri siciliani presenti fra i salesiani di Don Bosco lo scorso 14 marzo.

  • 16 marzo 2016 17:15

    Cuffaro, al di là delle colpe che ha scontato e pagato, ha un tratto di umanità che tanti altri non hanno. Ed è per questo che ci sarà sempre gente ad accoglierlo ed aspettarlo. Perché l’uomo è tante cose insieme, belle e brutte. Però alcuni hanno solo quelle brutte, mentre lui ha anche quelle buone e la gente lo percepisce. Non è tutto mafia ed antimafia, l’uomo è fatto di tante altre cose che certi giustizialisti non vedono.

  • 16 marzo 2016 17:32

    l’occasione data per conoscere un nuovo libro o per altro?
    e l’umanità…ma quale…forse quella scoperta in questi anni di redenzione oppure quella che contraddistingue, indistintamente, tutti gli uomini di Potere…
    l’umanità…forse quella che gli consentì, per chi ha memoria, nel 1991 di puntare l’indice contro la Magistratura, rea di mettere a repentaglio e delegittimare la classe dirigente siciliana…

  • 16 marzo 2016 20:31

    Considero interessante quello che ha scritto Giù. Qualcosa del genere l’avevo espresso io tempo addietro. Mi spiace per chi ha o ha avuto un orientamento politico diverso da quello di Cuffaro (tra questi ci sono anch’io) ma i cambiamenti veri bisogna saperli fare, Cuffaro non avrebbe lo stesso seguito adesso.
    La Sicilia che “non ha speranze” deve passare da questo, non basta un po’ di pubblicità.

  • 16 marzo 2016 21:15

    L’orientamento politico, secondo me, continua ad avere una certa importanza, ed io quello di Cuffaro non lo capisco bene, non potrei condividerlo neanche sforzandomi anche se, almeno negli ultimi tempi, parla prevalentemente di valori e problemi umani, oltre che del Pd quale grande partito sullo stampo della Dc (e non dissimile da questa) (e a questo c’ero arrivata anch’io).
    E’ un mio limite ovviamente, ma non è che io del resto condivida molto dell’attuale sinistra italiana ed europea e forse mi sono spostata (parzialmente e non elettoralmente ) verso la “desta xenofoba” ed è notevole per una come me.
    Ognuno fa i suoi cambiamenti o forse cono le cose che oggettivamente cambiano ed ognuno si ritrova spostato al centro a destra o a sinistra senza capire come questo sia esattamente avvenuto.

  • Pingback: Lorenzo Piersantelli

  • 17 marzo 2016 10:57

    mi lascia perplesso
    vedere uomini che hanno ricoperto altissime cariche istituzionali al tavolo di presidenza
    vedere onorevoli regionali in carica seduti in platea
    consiglieri comunali arraffarsi per un posticino se non in piedi magari seduto tra gli amici di sempre

    mi chiedo come sia possibile dimenticare per un politico in carica ciò per cui è stato condannato dopo tre gradi di giudizio un uomo che ha fatto fare un gran figura di merda alla sicilia e l’Italia tutta

    siamo irredimibili
    l’unica amara soluzione è far andare via i nostri figli sempre che non siamo in tempo ad andar via pure noi

    p.s.
    società senza spina dorsale, tanto facciuoli da mettere all’angolo fabrizio miccoli perché Falcone non si tocca ma la mafia si

  • 31 marzo 2016 11:07

    brividi…brividi…non ho parole, solo brividi!!!!

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