i fatti dopo il ragionamento

Bellezza in bicicletta

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L'inutile dibattito sulle piste ciclabili alla Favorita e la naturale allergia del palermitano a ogni tipo di cambiamento. E di novità Orlando Ciclista | Blog diPalermo.it

Come sempre a Palermo quando qualcosa di nuovo accade, il dibattito pubblico si frattura tra difensori a oltranza e avversari di ogni tipo di cambiamento. Così è successo per la pista ciclabile recentemente inaugurata all’interno del parco della Favorita. Le critiche si sono focalizzate sul fatto che la pista, invece di essere in sede separata (con sistemi di dissuasori che fisicamente impediscano alle auto di invaderla) è in sede condivisa (è segnalata da una doppia striscia di vernice sull’asfalto). Secondo i critici, questa pista sarebbe più pericolosa di una pista in sede separata, ma non è così. E proviamo a vedere perché.

Nelle strade, e soprattutto in quelle urbane (la Favorita lo è, il limite è a 40 o 50 chilometri orari), gli incidenti bici-auto avvengono prevalentemente alle intersezioni o nelle loro prossimità: negli anni Novanta in Gran Bretagna, ad esempio, il 70 per cento degli incidenti auto-bicicletta è avvenuto entro venti metri da un’intersezione.

La prevalenza di incidenti alle intersezioni si può spiegare per la maniera in cui è organizzato gerarchicamente il sistema dei flussi nello spazio urbano. Le automobili circolano quasi esclusivamente su percorsi continui: le vie e strade non sono interrotte fisicamente se non da altre vie e strade e mai da marciapiedi o piste ciclabili. Al contrario, i marciapiedi e le piste ciclabili in sede separata costituiscono percorsi continuamente interrotti dall’intersezione con vie e strade. In queste intersezioni, l’automobile ha più potere (per il suo peso e velocità) e questo porta l’automobilista ad avvantaggiarsi psicologicamente, a non considerare la presenza altrui.

Le piste ciclabili in sede separata nello spazio urbano (si pensi a quella sul lungomare) non scalfiscono il potere delle automobili, ma creano invece una miriade di intersezioni dove, nel caso in cui ci sia un ostacolo imprevisto (come un’auto che attraversa senza dare precedenza), il ciclista non ha nemmeno lo spazio per scartare, perché è chiuso in un tunnel di un metro di larghezza. I ciclisti navigati, non è un caso, non usano questo tipo di piste.

Come si fa, quindi, a incrementare la sicurezza? Il modo più ovvio è ridurre le intersezioni, soprattutto quelle brusche (a T). Condividendo lo spazio, si porta naturalmente l’automobilista a rallentare e non considerarsi padrone di quelle intersezioni che sono comunque inevitabili. L’ideale, nello spazio urbano, è dunque lo “shared space” (spazio condiviso), uno spazio nel quale non esiste alcun tipo di dissuasuore fisico. Dove è stato usato, prevalentemente in Inghilterra, ha visto gli incidenti ridursi in maniera drastica.

Da questo punto di vista, dunque, una pista che riduce la carreggiata automobilistica portando le auto a rallentare, è un passo avanti. Una pista nella quale il ciclista può all’occorrenza scartare a sinistra occupando parte della carreggiata è un passo avanti. Piste come quella disegnata alla Favorita sono, quindi, un passo avanti. In California tutte le piste sono disegnate in questa maniera e hanno portato ad una riduzione decisa degli incidenti.

Tutto risolto? Certamente no. Se le auto vanno a 90 all’ora, il discorso salta e serve una maggiore segregazione degli spazi, perché a quella velocità si può perdere il controllo dell’auto e causare incidenti anche sui rettilinei. È quindi necessario garantire che le auto vadano a 40/50 chilometri all’ora o, ancora meglio, ridurre ulteriormente il limite a 30: sarebbe un cambiamento positivo sia per la circolazione che per l’inquinamento che per la qualità del parco. Ed è ovviamente necessario evitare che la pista sia usata come parcheggio. È quindi raccomandabile installare autovelox fissi, e collocare pattuglie di vigili urbani con autovelox mobili e per controllare il rispetto della pista.

4 commenti

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  • 05 aprile 2016 09:53

    “È quindi raccomandabile installare autovelox fissi, e collocare pattuglie di vigili urbani con autovelox mobili e per controllare il rispetto della pista.”
    Ah,ecco……solo così potemmo render sicura e fruire di questa fantastica pista ciclabile…..

  • 05 aprile 2016 10:10

    La sua analisi offre spunti di riflessione più che opportuni perché il tema delle piste ciclabili prima o poi dovrà essere affrontato con serietà, rinunciando al facile spot propagandistico e inserendolo a pieno titolo nell’ambito del piano di mobilità urbana. Ha ragione, i cambiamenti spaventano e provocano reazioni tendenti alla conservazione. Ce ne siamo fatti una ragione da tempo. Mi chiedo, tuttavia, se non sia opportuno, proprio per disattivare il pregiudizio critico, fornire informazioni dettagliate in simultanea ai provvedimenti amministrativi. Informare significa anche cercare la complicità del cittadino, fornire gli strumenti per condividere decisioni che troppo spesso sembrano calate dall’alto. Quando si governa la forma è sostanza. Ciò che ha fatto lei avrebbe potuto farlo un assessore, non condivide? Magari con dati più aggiornati e più contestualizzati. Gli anni ’90 sono lontani e ancor di più lo è la Gran Bretagna per senso civico e rispetto delle regole. Abbassare a 30 km orari il limite di velocità all’interno della Favorita? Lei vuole farsi rincorrere da mezza Palermo armata di bastoni nodosi… Piuttosto – e capirà che non è una semplice curiosità – lei è la stessa persona candidata in una lista a supporto di Orlando o un omonimo?

  • 05 aprile 2016 21:15

    @Angelo. Grazie dei commenti utili al dibattito. Ha pienamente ragione, l’amministrazione avrebbe potuto (dovuto?) spiegare meglio questa, come molte altre, scelte. Si, sono il Simone Tulumello che si è candidato nel 2012 nella lista Sinistra a sostegno di Orlando, ma oggi non ho alcun interesse diretto di carattere politico o economico. Vivo all’estero, adesso, tra l’altro, ma continuo ad interessarmi della mia città, di quel che vi succede e di quel di buono e meno buono che questa amminsitrazione sta facendo. E credo che stia facendo molto meglio di quel che riesce a trasmettere: ma non è una scusa, perché come giustamente sottolinea, in politica la forma è sostanza (in particolare, mi semrba che Giusto Catania non sia stato capace di comunicare quel che il suo assessorato sta facendo.
    Sui dati, non c’è motivo per cui il periodo debba influenzare i risultati, non essendo cambiate le condizioni (auto, strade e bici non son cambiate in 20 anni) e il superiore senso civico degli Inglesi è più un luogo comune che altro, mi permetta, con cui noi Italiani amiamo sempre pensare meglio degli altri. Gli automobilisti inglesi sono altrettanto incivili dei nostri, per esperienza diretta.
    Qui sta il link diretto all’articolo, per chi fosse interessato (richiede sottoscrizione, però): http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0001457502000325
    Sui limiti di velocità. Guardi che per me il fatto che le auto ancora vadano dentro la Favorita sia un fallimento di questa amminsitrazione, sono di quelli che crede che l’auto andrebbe espulsa dalle città, perché è uno strumento dannoso, inquinante e costoso per tutta la società. Almeno, bisognerebbe fare passare il principio base che in città si va a 30 all’ora, punto – non saranno i pochi secondi che si risparmiano a cambiare la vita di qualcuno, mentre rallentare le auto salva moltissime vite (sia perché riduce gli incidenti, sia perché riduce inquinamento e le malattie che ne derivano).
    Cordiali saluti

  • 06 aprile 2016 14:37

    Basterebbe rispettare il codice della strada in tutti i suoi articoli….anche quelli che riguardano ciclista e pedone.

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