i fatti dopo il ragionamento

L’unico dovere di un mafioso

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Le polemiche su Riina junior da Vespa, l'inaccettabile tentativo di normalizzare un passato che ci ha segnato e sconvolto e quella cosa che nell'antica Roma chiamavano damnatio memoriae Riina | Blog diPalermo.it

Tra i tanti commenti che arrivano da Facebook sulla presenza ieri sera del figlio di Riina da Vespa mi hanno colpito in particolare le parole di un brillante avvocato, Ennio Tinaglia: “Vespa fa solo il suo lavoro – dice -, ogni giornalista dovrebbe mettere le mani nella merda”.

Non trovo sia mettere le mani nella merda dare la possibilità ad un mafioso di essere ascoltato da un pubblico, magari cercando di far venire fuori il volto umano di persone che di umano hanno avuto ben poco. Trovo sia prendere parte ad un processo, ormai tanto di moda, che consiste nel far luce sugli scandali o sui crimini del passato con linguaggi pacati che li rendono, come dire, fruibili. Un processo che li legittima, li annulla, li normalizza. E dunque li giustifica.

La mafia è stata ed è uno scandalo, il mafioso un criminale. Merda è normalizzare un crimine: nell’antica Roma chi commetteva un crimine riconosciuto gravissimo dall’intera società era bandito per sempre dalla vita pubblica e condannato alla damnatio memoriae, doveva cioè sparire perfino dalla memoria della gente. E così, se tieni un mafioso all’oscuro dal pubblico, ai margini della vita sociale, lo hai in qualche modo rifiutato, lasciato solo, punito. Ma se gli dai un riflettore è come se la sua damnatio fosse finita.

È questo che Riina junior va cercando, un nuovo volto per se e il suo papà, che chiama “il suo idolo”, da spendere senza il disprezzo della gente. Come se fosse arrivata l’ora di essere reintegrato tra gli umani. Un posto che, forse, non dovrebbe nemmeno provare a cercare.


[ Immagine: frame dell'intervista televisiva su RAI1 - Policy]

7 commenti

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  • 07 aprile 2016 08:56

    Per gli amanti del “genere” un efficace spot che rincuorerà le nuove generazioni di mafiosi, meglio de “il capo dei capi”. Totò è vivo e lotta con noi.
    Per i conoscitori del “genere”, il nulla. La dimostrazione vivente di quel che è un mafioso. Una statua di sale, inzuppata di reticenza e autoassoluzione. Se questo è un uomo.

  • 07 aprile 2016 09:05

    Spiace che qualcuno tenti di assolvere Bruno vespa: è l’ennesimo esempio di pessimo giornalismo. E pessimi quelli che continuano a guardare le sue pessime trasmissioni.

  • 07 aprile 2016 09:11

    Le colpe dei padri non ricadano sui figli. Questo quando il padre ha sbagliato e il figlio lo condanna e lo disapprova, ma quando un figlio dichiara che il padre mafioso è per lui un eroe e in ogni modo cerca di farlo apparire come un agnello in mezzo a lupi, allora forse sarebbe il momento di trattarlo per quello che è: un gran pezzo di m… Ps chiedo scusa allo sterco per il paragone.

  • 07 aprile 2016 12:01

    Altri hanno intervistato chiunque, perfino l’uomo che sparò al Papa.
    Poi killer, serial killer, mafiosi, ndranghetisti, stiddari, magliana, Brenta, politici condannati e la lista potrebbe ancora estendersi.
    La Leosini c’ha pure fatto un programma su RAI 3.
    Perchè tutto sto bordello su Vespa e il figlio di un mafioso?

  • 07 aprile 2016 23:01

    Quale sia il motivo che spinge il mafioso Riina junior a scrivere un libro per dichiarare cio’ che tutti non hanno bisogno di esplicitare ossia di amare il proprio padre e’ evidente:il potersi sentire figlio come ciascuno ha diritto avendo il padre vivente.In realta’ la detenzione ha privato questo giovane della paternita’.Ma non e’ colpa della societa’ questa assenza di comunicazione tra padre e figlio, ma del suo comportamento di fronte alla legge e ala collettivita’ che lo ha portato alla detenzione per piu’ ergastoli sinergia die. L’altro figlio maschio come il padre e’ all’ergastolo e non ha fatto ricorso a tale espediente per affermare di amare il padre.Giuseppe Salvatore anche lui ha fatto il carcere ed ora e’ libero anche se in liberta’ vigilata a Padova. Ora capisco il suo punto di vista ma deve rassegnarsi e non vuole farlo ed ecco perche’ lo ha dichiarato pubblicamente scrivendo il libro.Io spero per lui che riprenda una vita quanto piu’ gli e’ possibile normale e accetti questa condizione non risolvibile altrimenti.Resta il mio giudizio su cio’ che hanno fatto che e’ consono alla legge.Ma umanamente capisco questo aspetto anche se fino a qualche momento fa non pensavo di poter arrivare a questa considerazione.Il loro e il nostro e’ un dramma della vita.

  • 08 aprile 2016 09:50

    Anonimo, il proplema del figlio a cui hanno sottratto il padre si risolve nello studio dello psicologo ( uno bravo) tra l’altro il povero trentottenne il padre lo ha ancora vivo, sebbene coatto… purtroppo ci sono decine di ragazzi a cui il padre manca perchè… indovini? il padre esemplare del giovanotto in questione glielo ha AMMAZZATO… a questo lei aveva pensato, vero?

  • 08 aprile 2016 10:00

    turiddu bellomo. alt! c’è una bella differanza tra Riina junior e la sfilza di criminali a cui che lei accenna:
    gli intervistati della Leosini SONO IN CARCERE , e non stanno sponsorizzando un libro a spese dei contribuenti, gli altri citati SONO COLLABORATORI DI GIUSTIZIA , e quindi gente che ha commesso crimini ma ha anche collaborato con la magistratura ecc ecc ( certo fanno schifo, la collaborazione non li riabilita, ma è anche vero che a qualche risultato hanno portato…) tutti gli altri sono stati intervistati in galera e non nel salotto buono della Rai… che dice, c’è qualche differenza? se poi consideriamo che JRha dimostrato di credere ( pur senza dicharalo verbalmente) nei valori della mafia e non in quelli dello stato… ( ha notato che rispondeva a convenienza e per il resto taceva, sorrideva, o mostrava reticenza? ) beh… ora per me lui può credere in quello che vuole, ma non diamogli la ribalta, perchè è offensivo e oltraggioso, specie nei confronti delle vedove e dei figli delle vittime…

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