i fatti dopo il ragionamento

Perché non vendo quel libro

di

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“Perché non vendo quel libro, mi chiedi. Per non offendere la memoria di chi è morto nello svolgimento del proprio dovere, innanzitutto. Che uomo sarei, è stata la domanda che mi sono posto. Il libraio passa in secondo piano. Ogni giorno mi capita di vendere e consigliare libri che scavano nel male, nel dolore, nei buchi neri della storia. Che ne so, “Le benevole” di Littell è un romanzo scritto dalla parte del boia, ma è un capolavoro perché aiuta a capire la follia del nazismo. O “Mr Nice”, l’autobiografia di uno tra i più grandi trafficanti di hashish del mondo. Ma che differenza fa? Perché loro sì e lui no?

È molto sottile ma decisivo il confine tra fiction e realtà, tra invenzione e sangue. Sarà pure retorica dell’indignazione, come qualcuno ha commentato, o involontaria pubblicità al libro. Sarà, ma in libreria lui non entra.

“E che doveva fare, sputare in faccia a suo padre?”. Sì, questa è realtà, lo ha raccontato una mia amica insegnante in un istituto tecnico palermitano, ascoltando le voci nel corridoio della scuola. Esistono, è cronaca. Poi per fortuna ci sono anche i ragazzi, centinaia, commossi nell’ascoltare le parole di Nino Di Matteo che ho avuto l’onore di accompagnare nei licei di Palermo e Monreale. Il magistrato che per il padre dell’autore di quel libro doveva fare la fine del tonno.

Ma chi comprerà quel libro? Quale libreria avrà il coraggio di esporlo in vetrina o sul tavolo delle novità e delle proposte? Domande retoriche, lo so, ma in questo momento sono contento di esserlo, retorico. Soprattutto dopo aver letto il post della casa editrice che dice testualmente “Il consiglio, se ci possiamo permettere, è sempre quello di usare la testa e quasi mai la pancia. I giudizi di pancia lasciamoli ai parolai professionisti, ai tanti che quotidianamente ci affliggono coi loro giudizi, pareri non richiesti e quasi sempre senza né capo né coda. Vi invitiamo quindi a leggere questo libro e solo dopo potremmo riparlarne.”

Di cosa vorreste riparlare? Io non ne ho voglia, che cali solo il silenzio. Io non ci sto. E da oggi non venderò più neanche un libro di Vespa. Per essere ancora più chiari.

(Fabrizio Piazza è responsabile vendite della libreria Modusvivendi)

8 commenti

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  • 08 aprile 2016 11:55

    eccelente, Piazza, disamina eccellente, riflette il mio sentire integralmente. la novità editoriale ,degna quanto meno di curiosità intellettuale, ci sarebbe stata nel caso in cui il figlio avesse tentato un distinguo tra il criminale feroce e il padre tenero… ( quindi contrapponendo i due aspetti e sopprattutto ammettendo le responsabilità criminali) ma pare che non sia questo il caso, il figlio celebra il presunto eroismo paterno, e se consideriamo il contenuto di tali ipotetici eroici presupposti ( stragi di Capaci e via D’amelio… ) potremmo parlare ( opinabile mia impressione) di apologia di reato…

  • 08 aprile 2016 15:52

    Bravissimo

  • 08 aprile 2016 17:41

    Grazie Fabrizio

  • 09 aprile 2016 08:25

    Bravissimo

  • 09 aprile 2016 12:27

    In che paese viviamo?
    Un libraio si trova a dover esprimere concetti che dovrebbero essere non solo trasmessi ma conquistati e tutelati.

  • 09 aprile 2016 22:10

    Bravo Fabrizio. Ho apprezzato tutto l’articolo, ma soprattutto le ultime due righe

  • 10 aprile 2016 23:02

    Assolutamente d’accordo. Complimenti Fabrizio, il fatto che ciò sia accaduto in una libreria di Palermo ha, secondo me, un doppio valore.

  • 13 aprile 2016 00:22

    Sei un grande!!!

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