i fatti dopo il ragionamento

Io non ho paura di Riina

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L'abisso incolmabile che ci divide dai mafiosi e l'unico metro che ci permette di misurarlo: dargli la libertà di parlare, scrivere libri, raccontarsi. Per ricordarci chi siamo noi. E chi sono loro Riina 1 | Blog diPalermo.it

Non ho paura di Riina, né della sua stirpe né dei suoi simili. Sentirli parlare, guardarli in faccia mentre tentano di ragionare mi dà anzi soddisfazione: misuro con più precisione gli abissi che ci dividono. Non mi spaventa che scrivano libri, inventino alibi o raccontino la loro intimità per darsi una parvenza umana. La Ninetta Bagarella intervistata nel 1971 da Mario Francese era una donna innamorata, sicura della sua scelta, che confidava al cronista anche aspetti dolorosi, sognando “un matrimonio alla luce del sole”. Sono punti di vista, sfaccettature, che permettono di cogliere non solo quanto ci sia di insanabilmente diverso tra noi, ma anche tutto ciò che invece c’è di simile, che ci piaccia o no.

Non mi aspettavo nulla da Riina jr seduto nel salotto di Vespa. Né prese di distanza, né dissociazioni, né rivelazioni sui misteri che ancora infestano questo Paese, né, al contrario, un elogio a Cosa nostra. Così come nessuno si aspettava dai mostri processati a Norimberga – uomini anche loro – che parlassero di Olocausto: raccontavano alla sbarra la “banalità del male”, si giustificavano col punto di vista dell’imputato, mica dei milioni di vittime.

No, non ho paura dei Riina e dei loro simili perché so esattamente come inquadrarli. Parlino liberamente, vadano in tv, lavorino, viaggino, leggano, ascoltino buona musica, facciano l’amore: nulla può cancellare la Storia, il sangue, le stragi, le minacce, la violenza, i cadaveri sciolti nell’acido.

Io ho il terrore invece di quelli che vorrebbero decidere al mio posto cosa dovrei leggere, sentire, guardare, scrivere e impormi sulla scorta di una presunta superiorità morale – e quanto è facile fare i duri e puri quando dall’altra parte c’è il figlio condannato per mafia di un boss stragista e pluriergastolano – cosa è giusto e cosa no. Gente che ipotizza di censurare un programma televisivo perché l’ospite è discutibile, senza capire che la libertà anche di non vedere un programma che va in onda è il bene supremo e, non a caso, ai mafiosi, agli assassini, ai delinquenti si toglie proprio quella, la libertà. Ed è sempre la libertà che i mafiosi e i corrotti tolgono agli ambienti in cui pullulano.

Io ho paura del paradosso per antonomasia, cioè quello del sindacato dei giornalisti che scende in campo contro Vespa e che dunque avrebbe preferito – forse in nome della libertà di stampa – la censura. Ho paura dell’antimafia di maniera, quella ben vestita e col rossetto, che scambia le mazzette per vassoi di dolci, che siede ai vertici di importanti organismi, che evoca il “fresco profumo di libertà” e che poi l’altro giorno chiedeva l’istituzione del reato di apologia della mafia, o che ci spiegava “come si fanno le domande antimafia” o che parla addirittura di “negazionismo”. Temo chi sostiene che “il servizio pubblico non può fare certe cose”, come se l’informazione non fosse sempre un bene pubblico indipendentemente da chi mette il capitale. Mi preoccupa chi afferma che “Vespa non è mica Biagi o Francese” perché forse non si è accorto che Vespa sta in quel salotto da anni e ha sempre fatto il suo mestiere in questo modo.

Mi fa paura chi parla di “utilità” dello show dell’altra sera. L’utile si valuta nelle questioni economiche, nella vita conta invece ben poco e nel giornalismo è un concetto veramente sconfinato: Riina jr certi punti non ha voluto toccarli, ha persino detto che non sa cosa sia la mafia e sono risposte, spunti, anche questi. Infine ho paura degli anatemi e di chi appende cartelli per dire che “qui non si vende il libro di Riina”, ma poi ha quelli di Cuffaro, perché tutto questo poggia sul più terribile dei presupposti: che la gente sia stupida, non capisca e abbia bisogno di qualcuno che decida al suo posto cosa pensare e comprare.

Ci vuole una mente molto libera per afferrare certe cose, che scarti pregiudizi e strade comode, sforzandosi di portare sempre alle estreme conseguenze ogni ragionamento: oggi censuriamo Riina perché sgradito e domani il collegio dei saggi censurerà noi; oggi appendiamo cartelli contro un libro e domani ci ritroveremo con una stella sul petto. Il giornalismo – ne esiste uno solo, quello fatto correttamente – può avere un solo limite ed è la deontologia professionale. Temete chi vi dice il contrario, vi vuole solo meno liberi, meno informati, meno capaci di capire. Vi vuole schiavi, proprio come la mafia.

15 commenti

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  • 09 aprile 2016 09:19

    COMPLIMENTI…, LA PENSO….ESATTAMENTE COME “LEI”…; CONDIVIDO . PAROLA PER PAROLA.., QUELLO CHE “LEI”…HA IL CORAGGIO DI SCRIVERE…, COSA CHE “ALTRI”…, PUR CONDIVIDENDO…, PREFERISCONO RIMANERE ALL’INTERNO DI QUESTI “LUOGHI COMUNI”….E FAR FINTA DI “INDIGNARSI”….COSI’ DA SEMBRARE “BUONI&PURI”…E MAGARI…EVITARE DI VERGOGNARSI DI AVER STRETTO TANTA “MANI”….DI GENTE “POI” RISULTATA : “TUTTO”….,TRANNE CHE “PERBENE”..!!!

  • 09 aprile 2016 09:29

    Brava

  • 09 aprile 2016 10:48

    Io non ho trovato un motivo di interesse in quella intervista, ne sono rimasta sconcertata, nulla di nuovo, almeno cuffaro ha dichiarato e dimostrato un cambiamento, riflessioni,sofferenza, riina jr no, tranne la profonda tristezza di chi vuole salvare senza riuscirci la figura paterna e dimostra incapacita’ di uno sguardo diverso da quello del padre, rispetto a se stesso e al mondo.una cosa e’ certa vendera’ molti libri

  • 09 aprile 2016 11:32

    Ma di quale libertà parli, apprendere che Totò Riina si crogiolava nel vedere i telegiornali che parlavano della sue stragi? O che giocava con i suoi figli, mentre il resto della nazione piangeva per il vile attentato? Non credi che Vespa abbia dato solo a Riina junior la possibilità di pubblicizzare il suo libro che sicuramente venderà a migliaia. Avrei fatto a meno di questo pezzo di libertà.

  • 09 aprile 2016 12:12

    Giusto. La gente non è stupida. Fatti un giro all’uditore o al borgo vecchio e chiedi che ne pensano della questione. Senza indignazione. Per pura ricerca “sul campo”. E poi riferisci i pareri che hai raccolto. Non scherzo. sarebbe davvero interessante.

  • 09 aprile 2016 13:06

    Ho paura delle menti non libere… Ho paura delle persone che pensano che la mafia sia buona… Ho paura della subcultura mafiosa…

    Riina jr usa il cognome di famiglia per fare soldi, sa di avere molti fans e di avere molto consenso sociale. La cosa che mi indigna di più, è che lavora presso una Onlus “Noi famiglie padovane contro l’emarginazione”. Lui si è reinserito nella società con i suo valori mafiosi!

  • 09 aprile 2016 20:23

    Bene! Mi piace il taglio di quest’articolo.
    Ma c’ un’altra cosa oltre alla libertà: se si pongono delle domande ad un qualsiasi soggetto non si può lamentare le risposte, devono essere accettate, non condivise, ma accettate, altrimenti bisogna evitare di porgerle.
    Il lamentarsi delle risposte non ha molto senso, altrimenti si deve lasciare solo un copione da fare recitare all’intervistato, fatto in maniera tale da lasciare tutti contenti.
    Allora, chi ne invocherebbe il pentimento (in questo come in altri casi si è parlato dell’assenza della rinnegazione del padre)sarebbe accontentato, e tutti noi vivremo nel bel mondo … che non c’è, non esiste, esisterebbe un unico pensiero (quello che ci interessa).
    Diversamente si deve capire quale è il limite della libertà. La libertà tutela la nostra opinione fino al momento in cui non si infrange la legge. E non mi sembra questo il caso.
    Allora, tutto a posto.

  • 09 aprile 2016 21:03

    @Vincenzo Ciappa
    La versione data dal figlio di Riina è quella pertinente al figlio di Riina. Non é la mia versione e neanche la sua.
    La curiosità che potrebbe avere il possibile fruitore del suo libro è relativa alla versione del figlio, non della mia versione e neanche della sua , ma in una corrispondenza con le notizie di cronaca che tutti già conoscono.
    Se lei già pensa che in Italia si venderanno migliaia di copie significa che già conosce che per tale famiglia ci può essere un interesse. Se questo si limitasse ad un numero ristretto di “interessati” non desterebbe grande notizia. Ma se un soggetto ha nel bene o nel male raggiunto una notorietà, di questo e dei suoi collegati ( in questi caso i familiari) arriva ad interessarsi anche la stampa estera, cioè osservatori esterni e non possiamo stabilire o determinare cosa deve essere noto e accessibile e cosa non deve esserlo.
    Si deve, appunto come dice la Figliuolo, fare un salto in avanti in “democrazia”.

  • 09 aprile 2016 21:20

    Secondo me, un’analisi superficiale, seppur scritta in modo intelligente, resta superficiale. Non c’entra nulla la libertà. Ci manca poco che chi esprime contrarietà in merito alla presenza di Riina nella TV di Stato diventi peggiore dello stesso Riina. “…Io ho il terrore invece di quelli che vorrebbero decidere al mio posto cosa dovrei leggere, sentire, guardare, scrivere…”
    Dove sono questi censori senza scrupoli e pericolosi? Sono le sorelle Sciacca di Catania? Chi? Per favore, l’autrice del testo potrebbe fare dei riferimenti precisi? A chi si riferisce? L’autrice dell’articolo ha fatto un’analisi delle conseguenze sociali della presenza di Riina in TV? Del messaggio che ne è passato? E soprattutto del perchè questo è potuto accadere? L’autrice è davvero consapevole del mondo in cui viviamo o pensa davvero che la maggior parte delle persone disponga degli strumenti culturali necessari per decifrare quello che ci succede intorno? Davvero in nome della libertà, minacciata non si sa da chi o cosa, tutto è permesso?
    A differenza dell’autrice, io ho il terrore di chi, pur di apparire, scriverebbe qualunque cosa.

  • 09 aprile 2016 21:58

    Io ricordo che l’intervista alla figlia di Riina da parte di un’emittente svizzera, avvenuta in passato, ha avuto similari opposizioni e diatribe. A me sta bene, nei limiti del normale e del ragionevole, l’opposizione. Ma il troppo storpia e mi sembra ormai abitudine.

  • 09 aprile 2016 23:23

    @gaspare scimo’, non so in che mondo viva lei ma è fatto noto che c’è stato un tentativo di bloccare la messa in onda della puntata di Porta a Porta. Ed è proprio a questo che mi riferisco. Magari nel mondo in cui vive lei è normale elinimare ciò che non piace o non è gradito. In quello in cui vivo io, no. Sì credo che oggi, anche grazie alla tecnologia, chiunque accedendo alla rete possa documentarsi ed informarsi, sia capace di farsi un’idea, che non necessariamente è giusta o simile alla mia o alla sua. Sempre che nessuno provveda a stabilire cosa si può leggere e cosa no, cosa pubblicare o no. O forse lei pensa che ci siano persone che non sappiano chi è Totò Riina e che quindi l’altra sera, dopo il programma, hanno iniziato a tifare per Cosa nostra. Se è questo il mondo in cui vive lei, voglio rassicurarla: non esiste. Infine non ho bisogno di apparire, mi limito ad essere. Saluti

  • 10 aprile 2016 00:36

    Siamo proprio sicuri che tutti sono in grado di fare le valutazioni di Sandra Figliuolo o di Mafalda Palermitana? La televisione pubblica deve tenere conto della diversità dei suoi spettatori, anche di coloro che esaltano determinati personaggi, e ritengo che siano in tanti. La televisione pubblica non può ospitare chi non prende le distanze da chi ha compiuto feroci ed efferati delitti.

  • 10 aprile 2016 09:40

    A mio parere Vespa ha il diritto di ospitare e intervistare chi crede perché è un professionista navigato che firma la trasmissione. Il giudizio su di lui è formulato in base al modo con cui esercita la sua professione: le domande che pone, le risposte che non cerca di ottenere. Non ho notato nulla di tutto questo. E poi certamente ha scelto il momento peggiore per questa intervista coincisa con la pubblicazione del libro. Tanto da apparire il solito messaggio promozionale in cui lo stesso Vespa s’è più volte prodotto a vantaggio delle tasche di altri autori, da Berlusconi a Andreotti a D’Alema.

  • 10 aprile 2016 14:02

    @ad Anonymus,
    io parto dal presupposto che non ci sono criminali di alcun genere che in conseguenza del loro operato nei confronti della società restano soli ed abbandonati da tutti i familiari. E possiamo averne un’infinità di prove.
    Le relazioni famigliari non si reggono su questo tipo di valutazione. Queste sono valutazioni della società.
    Se il rapporto con la famiglia è stato umanamente buono lei si troverà familiari affezionati.
    Le dichiarazioni dei figli di Riina sono incentrate su questo, si arriva a notare una forma di “indifferenza” nei confronti dell’attività criminale del padre. Ci sono delle differenza tra i due figli, in quanto la ragazza (non mi ricordo il nome) non mi pare abbia precedenti penali. Ma la reazione del pubblico o meglio di alcuni attivisti è stata la medesima. Come simile, solo un po’ più attenuata, anche nei confronti del figlio di Provenzano, anche lui incensurato.
    Qui si entra dunque in uno specifico in cui secondo me la società deve “arrendersi” davanti alle evidenze.
    Si possono trovare familiari in conflitto, collaboratori, ma le ragioni di questo sono maggiori rispetto alle nostre aspettative. Cioè avvengono per motivi molto più complessi. Così come per motivi più complessi avvengono conflitti famigliari in famiglie socialmente a posto.
    Quando io ho ascoltato le dichiarazioni della figlia di Riina, ho subito compreso che comunque la sua esistenza è stata diversa da quella di chi vive in una famiglia normale, c’era anche l’impossibilità di potere frequentare le scuole come tutti gli altri bambini e i genitori erano l’unico centro, l’universo a disposizione. E anche quei pesci che lei diceva di amare e disegnare mi sembravano indicativi.
    La mia curiosità finisce qui, cioè è di tipo sociologico, psicologico, posso anche ascoltarli volentieri, soddisfando questo tipo di curiosità senza che questo cambi la mia visione sulla mafia.

  • 10 aprile 2016 15:54

    Sandra, la pensiamo diversamente. Mi scuso se i miei toni possono esserle sembrati aggressivi. A volte mi appassiono e la comunicazione sul web ha i suoi limiti…

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