i fatti dopo il ragionamento

Sindaco, lascia in pace i tribunali

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La surreale denuncia di Orlando alla Rai per l'intervista a Riina jr e un'umile domanda che rischia di turbare i vostri sonni. Ma un mafioso, voi, l'avete mai visto da vicino? Orlando Il Sindaco Lo So Fare | Blog diPalermo.it

Avete mai visto un mafioso? Non dico in tv o sui giornali, visto proprio da vicino, tanto vicino da poterlo toccare. Uno di quelli sanguinari, uno di quelli che, con le sue mani, strangolava le persone o usava il kalashnikov con la stessa disinvoltura con cui io mi accendo una sigaretta?

A me è capitato in varie occasioni, e ogni volta era lo stesso copione. Mi sorprendevo nel vederli con una bocca, due occhi, un naso, due braccia. No, non me li ero immaginati con la proboscide e le squame. È difficile spiegarlo. Qualcosa di profondamente irrazionale, annidato in qualche parte di me, mi portava a non prendere nemmeno in considerazione che potessero avere fattezza umane. Una sorta di inconsapevole suggestione di tipo lombrosiano. E invece no, erano come me, come noi tutti.

Poi li sentivo parlare. Apprendevo, per esempio, che la figlia di uno dei componenti del commando della strage di Capaci, l’indomani, che era domenica, avrebbe fatto la prima comunione. E mi ritrovavo a immaginare che lui, il padre, magari prima dell’eccidio, era andato a comprare i confetti e che, chissà, dopo la strage era pure passato dal fotografo, e che magari la sera aveva accarezzato la figlia e le aveva pure amorevolmente rimboccato le coperte.

La stessa cosa che avrei fatto io, scampoli di vita quotidiana intrisi di normalità, di buoni sentimenti che tutti noi conosciamo. Io uscivo di casa per andare in udienza. Loro per andare a mettere il tritolo o andare alla camera della morte di Brancaccio. Sta tutta qui la differenza, mi dicevo, non è poca, ma è la sola. Ecco, pensavo a queste cose che mi restituivano una sensazione di fottutissimo malessere misto ad angoscia. Forse dovuto al fatto che, guardandoli così da vicino, mi veniva strappata la tranquillizzante, consolatoria illusione che loro, i mafiosi, non avessero nulla, ma proprio nulla di umano. Vi racconto tutto questo dopo aver appreso dell’iniziativa di Leoluca Orlando di denunciare la Rai che, con l’intervista di Vespa, avrebbe commesso il crimine “di far apparire la famiglia di Totò Riina identica a quella di tanti altri”.

Insomma, avrebbe distorto l’immagine della mafia, l’avrebbe banalizzata, normalizzata. Sarà l’Avvocatura comunale a valutare la fattibilità di questa azione legale. Da cittadino, vorrei dire a Orlando che invece raccontare la normalità e la quotidianità di un contesto familiare mafioso può servire a lumeggiare un aspetto poco conosciuto della mafia, quello di cui non parlano i giornali e che più ci somiglia perché lontano mille miglia dal tritolo e dall’acido per sciogliere i cadaveri, che sono le sole immagini che la cronaca, gli studi, la saggistica ci consegnano. Invece no, la realtà è più dura e ci dice che loro, i mafiosi, purtroppo, sono uomini come noi e non hanno affatto la proboscide. Sindaco, è vero, questo ci inquieta, ci fa paura ma, ascoltami, lascia in pace i tribunali. E pensa alle Ztl.

2 commenti

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  • 11 aprile 2016 10:18

    Falcone lo aveva capito benissimo che erano uomini come noi. Per questo si irritò tantissimo quanto Spadaro, il “Re della Kalsa” gli oppose un ostinato e impenetrabile silenzio durante un interrogatorio. E a un certo punto, il giudice sbottò: “Ma insomma Spadaro, abbiamo giocato insieme all’oratorio a ping pong, se lo ricorda o no?”. E Spadaro improvvisamente si sciolse: “Certo che me lo ricordo, signor giudice. E le diedi pure bastonate nella partita!”

  • 11 aprile 2016 20:58

    Non mi sembra che la famiglia sia Riina identica a quella di tanti altri. Ma considerare che chi svolge un’attività criminale non possa mai manifestare nulla di umano mi sembra palesemente sbagliato.
    Poi a prescindere dalla condizione di latitante i mafiosi non hanno mai manifestato forme di asocialità proprie di un immaginario criminale, anzi si sono sempre adeguati alle consuetudini, vivendo la criminalità come forma parallela, in parte occulta e in parte ostentata.
    Io non posso addentrarmi nelle logiche della criminalità mafiosa, non ne ho alcuna intenzione. Io non ho compreso bene cosa sia.
    Ma stabilire che ci sia qualcosa di particolare nel criminale mafioso rispetto al comune criminale mi sembra altrettanto sbagliato, cioè non ho intenzione di mitizzare la mafia e confondere aspetti umani universali con “sistemi di valori” da questi adottati.

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