i fatti dopo il ragionamento

Viva Ernesto, finalmente a casa!

di

Lo show senza freni del mio amico Ernesto Tomasini, una carriera partita dal coro delle voci bianche di via Marchese di Villabianca e approdata ai teatri di tutto il mondo. Vi racconto il breve viaggio nella nostra giovinezza Image 1.jpeg | Blog diPalermo.it

Ed eccolo finalmente, sul palco della sua città. Eravamo in tanti e non solo conoscenti. C’erano pure i curiosi, i cultori del teatro e probabilmente anche chi si era solo accodato per passare una serata. Ed eccolo arrivare con gli abiti di scena. Una palandrana nera che nasconde abiti diversi, un’improbabile borsa fiorata che contiene piccoli oggetti utili per cambiare pelle durante il racconto e il mitico bastone di Mary Poppins.

Rompe il ghiaccio con la verità, Ernesto Tomasini: fino a pochi giorni fa si erano venduti pochissimi biglietti, ma adesso per fortuna il teatro Biondo è pieno. E smontiamola ‘sta storia del Nemo profeta in patria! E si comincia, insieme al pianista Konstantin Lapshin, il preferito della famiglia reale inglese, con Wilkommen dal musical Cabaret per introdurre un racconto: la carriera dell’artista, la vita di un ragazzo (per me è sempre un ragazzo) singolare, palermitano “che più palermitano non si può “, dice lui, a dispetto delle “o” chiuse della dizione prontamente allargate per parlare comu mi fici me matri.

Dal coro delle voci bianche della chiesetta del catechismo, in via Marchese di Villabianca, dalla parrucchiera della madrina, in via Ariosto, dove passavano le gentildonne palermitane tra le quali anche la madre di Giovanni Falcone, ai palcoscenici del West End londinese e di tutta Europa. Dalla scuola di recitazione alle tournée con i musical più famosi, passando per giovani autori per noi sconosciuti, fino ai mostri sacri del teatro.

Esilaranti i dialoghi col prete della parrocchia che viene sconvolto da una versione hollywoodiana di “Lascia che io pianga” di Handel cantata fino ad allora come una voce bianca, ma “indemoniata” dopo la visione di Mary Poppins, che cambierà per sempre la vita del piccolo Ernesto. Il talento, la voce fantastica e potente, vissuta come colpa all’inizio ed utilizzata di nascosto, fino al giorno in cui la vicina di casa, la signora Ciaramitaro, smaschererà Ernesto, pensando che fosse la madre a cantare con quella voce celestiale.

Il teatro applaude e ride a crepapelle alle sue caratterizzazioni, alle battute comiche, e si esalta e si emoziona quando canta “I could have danced all night” da My fair lady, brani da Grand Hotel, All that jazz, Cabaret, con quella voce che è come un vagoncino delle montagne russe che ti porta verso l’alto e poi improvvisamente giù nello spazio di un pezzo, di un’aria lirica o di una stessa frase musicale.

Talento puro che dà i brividi con “Non lasciarmi solo” versione di ” Ne me quiete pas” di Jaques Brel, scritta da Duilio Del Prete, con il quale Ernesto ha lavorato e che è stato il suo maestro. E lui canta e recita poesie e nomina artisti famosi con i quali ha lavorato e fa siparietti con il pubblico, col pianista “di corte”, scende in platea, dimostra che il falsetto “è maschio” e stupisce quando, dopo averlo cantato, rivela che uno dei pezzi più belli dell’Aida di Roberta Torre, da lui interpretata due anni fa su questo stesso palcoscenico, con la musica di Massimiliano Pace, l’ha scritta lui.

E quando lo spettacolo volge al termine e, come sempre, il pubblico lo invita a uscire di nuovo, Ernesto, quasi solo nella calzamaglia di ordinanza, regala a tutti una versione riveduta e corretta di Hello Dolly che diventa un’allegra fotografia di Palermo, dicotomica come sempre, da Mondello a Sferracavallo, dalla doppia fila alla… signora Ciaramitaro! E noi, le compagne del liceo, eravamo lì, prima e seconda fila, invecchiate ma sempre toste, emozionate e divertite, lo abbiamo sentito nostro.

Sempre lì, suo primo pubblico della scuola, ad assistere ai suoi siparietti, alle imitazioni, alle scenette, performance diremmo oggi, tutte in esclusiva per noi, persino ai tavoli dei bar. Su quel palco c’è un artista straordinario, un talento puro ed unico, ma anche una persona eccezionale che non ha mai spezzato i legami che contano, che ci ha sempre coinvolte nel suo percorso, successi o momenti critici della vita. Su quel palco c’è la consacrazione finalmente nella sua città di un vero artista, ma anche un amarcord, un racconto della nostra giovinezza, una festa per la nostra inossidabile amicizia.

3 commenti

Lascia il tuo commento
  • 13 aprile 2016 18:41

    Evviva!!! Ma che meraviglia, non conosco l Artista e il suo repertorio, ma queste righe cosi coinvolte e liriche, gioiose ed emozionate, m hanno fatto sorridere e gioire! Bravi tutti!!!

  • 14 aprile 2016 23:12

    La ringrazio Sig.Mario. Mi fa davvero piacere sapere di essere riuscita a farle sentire tutta l’emozione della serata

  • 22 ottobre 2016 05:39

    Come sempre Federica ha colto tutta l’essenza e la gioia della nostra partecipazione allo spettacolo di Ernesto per noi prima amico e poi grande artista. E’ sempre una gioia vederlo.

Lascia un commento