i fatti dopo il ragionamento

Fabio, che è diventato un numero

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Il dramma dei lavoratori licenziati da Almaviva, le mille storie legate da uno stesso destino e l'incontro fortuito con un amico di infanzia che mi guarda e mi dice: "Puoi aiutarmi?" Almaviva | Blog diPalermo.it

Fabio è il numero 654 o il 320 o il 1.042. Oppure è il numero 1 o il 1670. Non cambia. Fabio è un numero. Uno dei numeri di Almaviva. Perché i lavoratori del call center Almaviva di Palermo, licenziati dall’azienda per cui hanno lavorato per anni costruendo le loro vite, sembrano essere solo dei numeri. Come se ognuno di loro non avesse una propria storia, diversa da quelle degli altri, ma tutte legate dallo stesso destino.

Storie di uomini, donne, padri e madri che a un tratto si ritrovano senza uno stipendio da portare a casa. Terribile, qualcosa di terribile. Come Fabio, appunto. Lo conosco da sempre, da quando giocavamo a pallone in un garage che agli occhi dei nostri 9-10 anni sembrava immenso, oggi uno spiazzo di pochi metri quadrati. Mi incontra in un convegno sul referendum sulle trivelle. E subito mi chiedo come fa uno che ha appena perso il lavoro ad avere la voglia di assistere a un convegno sul referendum sulle trivelle.

In realtà c’è andato per la sua causa e quella degli altri 1669. Ha un volantino tra le mani, vuole un selfie col politico ospite del convegno, il cui nome è pure un’area del Pd. Un selfie con il politico e il volantino: “1670 licenziamenti a Palermo”. Una solidarietà non proprio spontanea, quasi imposta. Ma quale politico avrebbe il coraggio di sottrarsi? Il selfie lo farà e andrà a finire sulla pagina Facebook dei lavoratori Almaviva. Mi parla della sua situazione, mi annuncia l’arrivo di un altro figlio.

Poi mi dà una copia del volantino e una lettera indirizzata ai rappresentanti delle Istituzioni: Mattarella, Renzi, Crocetta, Grasso, Boldrini, Orlando, i deputati dell’Ars. Mentre la leggo, li immagino tutti dare un’occhiata veloce e distratta a quella lettera, destinata poi a finire nella pila sottobraccio di altre carte e giornali che non leggeranno mai. Ma questo pensiero preferisco tenerlo per me. Fabio mi chiede di aiutarlo, lo guardo come a dire “e che posso fare io?”. “Falla conoscere a più gente che puoi la tragedia che stiamo vivendo”. Va bene Fabio, va bene. Vedo cosa posso fare.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

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