i fatti dopo il ragionamento

La breve vita del compagno Mimmo

di

Gerratana | Blog diPalermo.it

Il mio primo confronto politico col mondo della cultura palermitana fu nel 1996, venti anni fa, quando il mio amico Pippo Montedoro organizzò un incontro dal titolo suggestivo: “Cultura, quanto al chilo?”.

Ero stato eletto da qualche giorno segretario provinciale di Rifondazione comunista e si presentò all’appello una straordinaria banda di intellettuali, scrittori, artisti, musicisti. Il dibattito era di quelli da registrare e consegnare alla memoria collettiva della città: un meraviglioso delirio, uno straordinario miscuglio di linguaggi e di storie, una manifestazione di creativa follia collettiva. Sembrava la prova di uno spettacolo di Ionesco.

Tra gli altri prese la parola Mimmo Gerratana, un flemmatico affabulatore che, alla fine della surreale riunione, mi regalò un libro pubblicato con una piccola e combattiva casa editrice, Perap.

Da allora è iniziata un’amicizia durata, ininterrottamente, fino a sabato scorso. Mimmo era un compagno, un comunista, eretico con una cultura politica ortodossa; uno che conosceva Gramsci e citava Marcuse. Talvolta, soprattutto nei primi anni della mia esperienza politica, facevamo lunghissime chiacchierate al telefono e gli scappavano pure consigli e suggerimenti, ma sempre sottovoce e in punta di piedi.

Mi fidavo di lui. Quando diventai assessore alla cultura dovevo nominare il mio addetto stampa. Avevo bisogno di un suggerimento, non volevo limitarmi a nominare un amico, volevo una persona che sapesse cogliere l’importanza della sfida. Chiamai Mimmo, spiegai quali erano le mie esigenze e gli chiesi di indicarmi un giornalista. “Dammi un giorno di tempo, ci penso.” Il giorno dopo mi chiamò e disse: “Eureka!”

Ero sicuro che non avrebbe sbagliato: e infatti non sbagliò. Mi indicò una giornalista che non conoscevo, una ragazza che io non avevo mai visto. Mi bastava che lo avesse detto Mimmo e dall’indomani cominciò a lavorare con me. Fu, per quasi un anno, una collaboratrice straordinaria.

Mimmo, in quel modo, mi ha insegnato che i veri amici sono quelli che non raccomandano gli amici. L’ho visto, per l’ultima volta, circa un mese fa. Ero ospite a Tgs e successivamente andai a cercarlo al primo piano, presso la redazione del giornale.

Era un po’ stanco, confessava di voler andare in pensione, non aveva voglia di parlare del suo lavoro, cominciò a raccontarmi del lavoro di Alice e Marco. Infine, commentando il dibattito furente di quei giorni mi disse, con la sua caratteristica cadenza: “Ci vuole pazienza: i palermitani sono nemici dei cambiamenti, ma poi si abituano.”

Ciao compagno Mimmo, e in sottofondo sento ancora il suo rituale saluto: “Ciao, caro.”

1 commenti

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  • 19 aprile 2016 17:34

    ciao, fratello.

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