i fatti dopo il ragionamento

I buoni e i cattivi di Di Matteo

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Le patenti di onorabilità assegnate dal pm. Che in una mail ai colleghi stigmatizza la partecipazione del professore Fiandaca a un incontro sul concorso esterno. La sua colpa? Criticare il processo sulla Trattativa. Benvenuti nel mondo dei monopolisti della verità Nino Di Matteo | Blog diPalermo.it

Ho paura dei monopolisti della verità, di quelli che non hanno mai dubbi, di chi divide il mondo in seguaci e nemici, di chi non è disposto a confrontarsi con gli altri. Ho paura di chi è convinto di essere detentore del Verbo, di chi non accetta le critiche. Specie se di mestiere non fa il fondatore di Scientology, ma il magistrato e per mestiere la verità dovrebbe cercarla senza pregiudizi.

Nino Di Matteo, noto pm palermitano, trova inopportuno che Giovanni Fiandaca, più noto docente universitario di diritto penale, intervenga a un incontro di studi in cui si parla, non di taglio e cucito, materia che probabilmente il professore non padroneggia, ma di concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo scrive in un’email indirizzata a tutti i colleghi: particolare non da poco. Sottolineando, ironico, senza mai citare il nome del giurista, che avere espresso, come Fiandaca ha fatto in passato, posizioni critiche nei confronti dell’impianto accusatorio del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, è diventato ormai titolo di merito per partecipare ai convegni. Due anni fa era stato meno diplomatico e, durante una commemorazione di Giovanni Falcone alla facoltà di Giurisprudenza, davanti a centinaia di studenti, aveva definito Fiandaca e lo storico Salvatore Lupo, pure lui reo di avere criticato la trattativa, “cattivi maestri”. Espressione decisamente infelice visto che venne usata per Toni Negri, uno che di cattive lezioni ne aveva impartite davvero.

Quel che mi spaventa (e mi fa anche arrabbiare) è che qualcuno si senta legittimato a dare patenti, a decidere chi può parlare, a compilare liste di proscrizione che bandiscano chi la pensa diversamente. Che qualcuno, solo perché indossa una toga, si senta in diritto di additare un intellettuale, certamente non sospettabile di collusioni con Cosa nostra o di dubbia moralità, come il nemico.

Io non sono sicura che Di Matteo abbia la reale percezione dell’effetto dei suoi strali. Anzi voglio pensare – perché il contrario sarebbe più grave – che non si renda conto di quanto sia ingiusto, pericoloso e delegittimante, specie in una città come Palermo, dove per ovvi motivi la sensibilità su certi temi è esasperata, mettere all’indice qualcuno. Tracciando, spesso anche senza giri di parole, un confine tra “noi”, i soli puri e onesti, e gli “altri”, dove gli altri non sono i mafiosi, quelli sì da combattere e bandire, ma chiunque osi criticarci. Anche legittimamente: come possono fare un professore universitario o un collega giudice che assolve chi per noi era colpevole e solo per questo diventa avversario.

E viene a questo punto da pensare che l’isolamento di cui dice di soffrire sia una condizione cercata a tutti i costi. Un fortino immaginario per pochi eletti che legittima e aiuta a marcare distanze col nemico che, negli anni, fortunatamente, si sono invece ridotte. La Palermo di oggi non è quella in cui vivevano Falcone e Borsellino, loro sì assediati e circondati, perfino al palazzo di giustizia, da una ostilità diffusa, culturale, ambientale.

“La mafia non ha vinto”, si intitola il libro di Fiandaca e Lupo che tanto fastidio ha dato a Di Matteo e ai suoi seguaci. E il motivo di tanta avversione nei confronti di due studiosi che fanno solo il loro lavoro, pensare ed esprimere idee, è forse tutto lì, nel rifiuto di accettare una realtà che, si teme, possa far venir meno un’identità e un ruolo.


[ Immagine: Copyright © Tullio Puglia - Policy]

12 commenti

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  • 22 aprile 2016 08:48

    CARISSIMA.., LEGGERTI MI RENDE “FELICE”…; SCOPRO…, CON PIACERE…, CHE ANCORA C’E’ GENTE CHE HA “IL CORAGGIO”…DI DIRE QUEL CHE PENSA….ED “IO”…LO CONDIVIDO…!!! GRAZIE DI “ESISTERE”.

  • 22 aprile 2016 09:19

    Applausi

  • 22 aprile 2016 13:15

    Articolo magistrale!

  • 22 aprile 2016 13:18

    Il negazionismo di Fiandaca è colpevole. Non si può dire, da intellettuale, che la mafia non abbia vinto visto che contribuisce sostanzialmente al PIL italiano. Il prof. Fiandaca non ha voluto confrontarsi in passato e ha chiuso le porte della “sua” facoltà al dibattito. La posizione interlocutoria di Di Matteo è invece conseguenza del suo isolamento da parte di una porzione di magistratura e della sua indipendenza dalle correnti interne alla magistratura. Piuttosto che esprimere giudizi così affrettati, io aspetterei il dibattito. Ad esempio cercherei di conoscere la posizione del Presidente anm Davico e di tanti magistrati e autorevoli giuristi sul “concorso esterno in associazione mafiosa” reato studiato e voluto fortemente da Giovanni Falcone. Reato che dovrebbe prevedere pene più severe visto che è per lo più commesso da imprenditori che attingono fondi statali, funzionari e servitori dello Stato e che è quindi una sorta di tradimento alla Patria. Questo reato oggi, invece, lo si vorrebbe quasi derubricare e non lo si è applicato in casi eclatanti di collusione con la mafia. Segno questo che la mafia non ha certamente perso.

  • 22 aprile 2016 15:34

    Condivido in toto! E c era bisogno di qualcuno che lo scrivesse non bastava la sacrosanta risposta del professore. Questi giudizi morali sul legittimo pensiero altrui dall alto del nulla sono insopportabili!

  • 22 aprile 2016 18:53

    Non mi è mai piaciuto il guru-santone Di Matteo. Mai

  • 23 aprile 2016 12:22

    Raramente si trova una persona tanto lucida , coraggiosa e dalla così bella scrittura. E’ un piacere leggerla

  • 23 aprile 2016 15:19

    Deduco, quindi, che la patente di onorabilità possa essere rilasciata dalla sig.ra Sirignano. Seguirà poi l’elenco dei magistrati affidabili.

  • 23 aprile 2016 15:42

    Qui mi pare che la storia si ripeti come quando ci fu quella famosa trasmissione con il presidente Mafioso della Sicilia il quale attacco’ pesantemente il grandissimo Giudice Falcone … ora il povero Giudice Falcone dette la sua vita l’altro se la sta spassando con i soldi della mafia

  • 23 aprile 2016 20:31

    Anni fa erano state pubblicate notizie di stampa circa un concreto progetto di Cosa nostra di colpire Di Matteo. Se ne parló molto, ci furono pubbliche esternazioni di solidarietá e sostegno al Pm, un sabato mattina si decise di organizzare una manifestazione popolare per esprimere la vicinanza della città al magistrato. Mi trovavo insieme ad altre persone professionalmente e umanamente coinvolte nella vicenda, tanto che qualcuno mi chiese se pensavo di andare. Risposi tranquillamente che, in tutta onestá, non percepivo l’urgenza emotiva di essere presente a quel corteo. Non che non ne condividessi le ragioni, semplicemente non mi coinvolgeva tanto da sentirmi parte di una protesta, di un coro, di un gesto collettivo. Credo fosse legittimo. Non sono una persona che si indigna facilmente, ormai non mi stupisce piú nulla, ma ci sono orrori e aberrazioni che ancora mi fanno piangere e desiderare sempre piú intensamente di lasciare questo mondo: il pregiudizio omofobo, il disagio sociale e sanitario che devono affrontare ogni giorno le persone con patologie psichiche e psichiatriche, la tracotanza di alcuni rappresentanti delle Forze dell’ordine, e altre amenitá che non sto qui a elencare. Ecco, esistono temi e situazioni che mi colpiscono piú delle vigliacche intimidazioni a Di Matteo. Lo dissi, candidamente, perché pur essendo un’anima impastata di fiele alimento ancora una mia personalissima forma di candore. Bene, un solerte difensore della legalitá e paladino delle toghe, mi guardo con un misto di odio e disgusto e mi disse, scandendo bene le parole: “A te, la mafia ti dovrebbe sciogliere nell’acido”. Un collega, piú spiritoso, aggiunse: “Vabbè, tanto per sciogliere te, ce ne vuole poco, di acido”… Che carino….voleva farmi un complimento per la mia costituzione longilinea (bei tempi….!).
    Morale: W Di Matteo. W la sua tollerante e civilissima tifoseria. E guai a chi dice, candidamente, quello che pensa….

  • 23 aprile 2016 22:46

    Insomma se perdesse la mafia in molti perderebbero u travagghiu.
    La mafia in sostanza ha perso perché questa è qualcosa di ben delimitato e definitivo, ma è lo stesso sopravvissuta sia in forma minore che in forma maggiore. Sulla forma minore chiunque ne può prendere atto, sulla forma maggiore potrebbe essere una mafia trasformata ma per l’appunto non è più mafia.
    Ma se non si sentisse piu’ parlare di mafia (perché scomparsa e ritenuta a livelli irrilevanti) cosa ne resterebbe della Sicilia dei suoi misteri e della “politica” siciliana.
    Nulla.
    Quindi continuate a parlarne o scomparirete nell’obblio del nulla.

  • 29 aprile 2016 05:25

    A volte, a seconda del variare della propria ottica, capita di avere la sensazione che Di Matteo, poco consapevole dei limiti dell’intelletto umano, cavalchi qualcosa più grande di lui. La sentenza ci dirà se e quanto c’è di sensato, eroico o donchisciottesco, nella sua crociata in nome di una giustizia che talvolta di acqua ne fa non poca.

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