i fatti dopo il ragionamento

Il Palermo e il mio microfono

di

Vazquez | Blog diPalermo.it

“Giuseppe ti va di raccontarmi la radiocronaca di oggi?”. Quando leggo questa frase sullo schermo del mio smartphone sorrido. La richiesta è quella di un grande amico e grande amante di calcio come Francesco Massaro. Posso mai resistere ad una simile tentazione?

È veramente difficile spiegare cosa sia una radiocronaca diretta a chi non abbia mai avuto l’esperienza di farne una. Ho provato a farlo nel mio libro, nel quale ho scritto che la radiocronaca “è un’emozione, un racconto, un romanzo, una corrente impetuosa di emozioni che si sa da dove parte, ma non si sa dove possa arrivare. Vive di attimi, quelli scanditi dal cronometro della gara, ed è assolutamente irripetibile”.

In quasi vent’anni di carriera ne ho fatte oltre seicento, e di fronte a questi numeri si potrebbe pensare che dopo tutto questo tempo io abbia esplorato ogni possibile angolo delle emozioni che questo lavoro può regalare. Invece non è così. Ed è proprio questo che rende questo mestiere unico ed affascinante.

Perché domenica Frosinone-Palermo non è stata solamente “un’altra radiocronaca”, ma l’ennesima “corrente impetuosa” di emozioni, anche se più forte del solito.

L’unica cosa che non è mai cambiata in questi anni è il metodico e certosino lavoro di preparazione prima del fischio d’inizio: l’analisi dell’avversario, la conoscenza dei giocatori (gli avversari come il Frosinone ti costringono a lavoro doppio, perché li conosci meno!), lo studio delle formazioni. Quando è partita la sigla però l’emozione era diversa, perché la gara era “dentro o fuori”. Poi questo maledetto orario di pranzo, che a noi non ha mai portato bene….

I primi minuti hanno un po’ sciolto la tensione. Era un Palermo diverso, più volitivo, più “quadrato”. Il Frosinone non era baldanzoso e sfrontato come si temeva, ma timido e accorto, con la testa e le gambe bloccate dalla tensione. “Dai ragazzi – pensavo mentre descrivevo le azioni – oggi è la giornata giusta!”. Ma tiri in porta niente.

Intervallo, zero a zero. Penso “per ora va bene, ma il punto non ci basta!”. Riordini le idee e ne approfitti per bere un po’, mentre scruti le immagini per capire se ci sarà qualche cambio. Parte il secondo tempo, e il Frosinone aggredisce. La paura cresce ma c’è da restare lucidi. Finché, un lampo: Vazquez, Rispoli, la testa del Gila…GOL! E lì la voce esce, si libera come quando qualcosa che è rimasto chiuso troppo tempo trova finalmente la luce. Siamo in vantaggio finalmente!

Guardi il cronometro e pensi che c’è ancora una vita da giocare. E devi ricordarlo a chi ti ascolta, oltre che a te stesso: “calma Giuseppe, calma, ancora è lunga”. E poi tocca a Sorrentino: esultare per ogni parata decisiva con la stessa forza e con la stessa voce che si usa per i gol.

I secondi passano, e il ritmo cardiaco aumenta. “Chiudiamola maledizione, chiudiamola…”. E alla fine qualcuno ti ascolta: si chiama Trajkovski e viene dalla Macedonia. Si porta appresso gli improperi dei tifosi e un paio di difensori avversari prima di trafiggere Leali e liberare la mia voce, le nostre menti e i nostri cuori.

La partita è finita, e anche la radiocronaca. Per me è stata la solita magica emozione irripetibile. Per una gioia che non finisce, e che già mi fa pensare che domenica c’è un’altra partita da vincere, un’altra vita lunga 90 minuti da vivere.


[ Immagine: Copyright © Tullio Puglia - Policy]

7 commenti

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  • 26 aprile 2016 12:33

    Di questi tempi capisco quanto difficile fare una radiocronaca. Non si sa se si raccontano storie di gol o storie di plusvalenze.

  • 26 aprile 2016 14:54

    Caro Don Totò, il vantaggio è che mentre descrivi le azioni non hai tempo di pensarci.. 🙂

  • 28 aprile 2016 03:45

    Se se…nn ci si pensa. Ma va!… In questo squallido e triste teatrino chiamato palermo vi coesistono tanti attori, tifosi, giornalisti, dirigenti, ecc… Ognuno finge di emozionarsi, ma tra le propria mura la sera si leva la maschera e diventa sprezzante come noi tifosi delusi e disinnamorati, confidando ai più stretti amici e cari che del palermo ormai nn gliene fotte un membro dell’atto sessuale maschile e che però deve lavorare (dirigenti e giornalisti) o che deve evadere e fuggire da una vita insopportabile (tifosi).

  • 30 aprile 2016 17:25

    Certi commenti dimostrano come un pezzo ben scritto e pieno di passione possa essere trasformato in un contenitore delle proprie frustrazioni.

  • 04 maggio 2016 10:59

    Signor Massaro, Ma frustrazioni di che? Rileggendomi mi sono accorto di quanto sia brutto il mio intervento. Ma se si da un’occhiata all’orario in cui l’ho scritto ( molto inusuale, direi) si può comprendere…… Non è da me infatti solitamente scrivere così. Rinnego la forma delle mie righe, ma la sostanza meno. L’ho solo espressa malissimo. Confermo che non ci si può più emozionare per questo palermo in se stesso, se non per motivi legati ormai al proprio tornaconto o altri. Senza tra l’altro voler puntare il dito in particolare contro qualcuno.
    Per chiudere è vero che ho una frustrazione: non potere girare a testa alta quando penso al mio palermo.

  • 04 maggio 2016 12:57

    Roberto, converrai che così va molto meglio, grazie e un abbraccio!

  • 04 maggio 2016 18:05

    Mi capita a volte di seguire le radiocronache di D’Agostino.

    Se io ascolto la radio, evidentemente in quel momento non ho la tv ed ho bisogno di punti di riferimento. Dove si trova la palla, chi è in possesso delle stessa, come si muove chi non è in possesso palla, cosa sta succedendo…

    Vorrei chiedergli: perchè per lunghi tratti della partita, soprattutto quando il Palermo è in svantaggio, dimentica di descrivere l’azione e parte con i suoi ragionamenti, spesso condivisibili per carità, ma che fanno perdere il contatto con il match?

    Ma soprattutto, nessuno glielo fa notare???

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