i fatti dopo il ragionamento

La nuova vita di Sara

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La figlia autistica di Davide Faraone, l'handicap, la vergogna e il dolore reso finalmente pubblico. Per trovare un riscatto che sembrava impossibile Autismo | Blog diPalermo.it

Vi vergognate di voi stessi? Provate a pensarci, e poi a pensare di confessarlo. Molti di voi avranno un capogiro, o un’improvvisa nausea. Ecco perché considero un insegnamento le parole di un padre e di un fratello pubblicate da due quotidiani, a pochi giorni di distanza. Una casualità, due vite e due età diverse, ma sono storie sovrapponibili perché hanno in comune la vita accanto a una persona disabile.

La prima è quella raccontata al Corriere della Sera dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone: parla della figlia autistica, Sara, dei momenti vissuti con lei. È pubblicata una foto. Bella. Padre e figlia sono a mare, su una barca, abbronzati e allegri. Sara ha un sorriso bellissimo, e nulla lascia presagire che sia un’adolescente che segua un’altra strada, la sua, diversa e insieme uguale a tutte le altre. E forse è qui che scatta il cortocircuito in chi sta vicino a un disabile: accorgersi che la vita del figlio, del padre, della madre, di un fratello o di una sorella, è sì una vita come le altre, deve essere come le altre, scuola, palestre, feste, giochi, compleanni, ospedali, pizzerie e ristoranti, ma, al contempo, è una vita al buio, con anfratti, scogli, grotte, abissi, svelamenti e insabbiamenti.

Il buio per sua stessa natura prevede un nascondimento. Davide Faraone rivela: “Non ne parlavo, non volevo si sapesse, tenevo nascosta la sua disabilità”. Se ne vergognava. Il dolore, molti dolori, regalano un riscatto con il quale ci si misura prima nel privato, nella propria intimità, e poi – ma non è automatico né tantomeno dovuto – arrivano le parole pubbliche. Mai facili, mai scontate. Dal buio si passa alla penombra e ancora dopo alla luce della verità che assume la grandezza della realtà.

L’altra vita, raccontata a Repubblica, è quella di Giacomo Mazzariol. Giacomo ha scritto un libro, “Mio fratello rincorre i dinosauri, storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più”. Nell’intervista dice: “Potevo continuare all’infinito a vergognarmi di lui e odiare me stesso. Mi chiedevo cosa dovevo fare”. Ha imparato cosa fare con la forza di chi non sa nemmeno da dove cominciare. Pure in questo caso la parola pronunciata è “vergogna”. Ma il significato brutto, dal suono cupo e dal colore spento, ne esce ribaltato. Ne sono stati capaci Davide Faraone e Giacomo Mazzariol, semplicemente confessando di avere provato il sentimento umanissimo della vergogna. Ribaltato e rimbalzato anche nei fatti.

Faraone, anche attraverso il suo ruolo istituzionale, è impegnato a migliorare la vita di tutti i bimbi con disabilità, ha creato la Fondazione italiana autismo, e ha accompagnato sua figlia in piazza Politeama, il 2 aprile – giornata mondiale sull’autismo – a cantare l’inno di Mameli, davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Giacomo Mazzariol, la sua vergogna, l’ha cancellata, come fosse un disegno, affidandosi alle parole, portando alla luce la comune e insieme unica vita accanto al fratello affetto dalla sindrome di Down. La cultura come strumento di conoscenza dell’handicap e delle possibilità di imparare a partire da una mancanza, da un’enorme difficoltà. A corredo dell’articolo c’è una foto: due fratelli che giocano, sportivi, sudati, sorridenti e felici. Facciamone tesoro di queste vite, e ricordiamocene quando ci vergogniamo, di noi e di chi amiamo.

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