i fatti dopo il ragionamento

Una città chiamata Kalsa

di

Un quartiere che difende il rapinatore che fugge alla polizia e l'impossibile compito di imporre la legalità a chi la rifiuta. E se finalmente ci arrendessimo a una realtà che pretende di restare così com'è? Neighborhood Palermo Sicily | Blog diPalermo.it

Il quartiere Kalsa, città dentro la città così come Ballarò, o il Borgo, sono città dentro la città, si è unito contro gli sbirri a difesa di un povero rapinatore che cercava in fondo di fare il suo mestiere. Il quartiere che difende il ladro. Che giustifica, difendendola anzi, l’illegalità. Che respinge la legalità, che cerca con tutte le forze di lasciar fuori dalle strade, dai vicoli, dalle piazze, quella che noi – noi – chiamiamo regole.

Qual è la sorpresa? Perché sorprenderci se alla Kalsa stanno dalla parte dei banditi e non da quella dei poliziotti? Quale sorpresa se a Ballarò danno fuoco ripetutamente a un locale antimafia nell’indifferenza generale? Chi si sorprende è un ingenuo – ma esistono ancora gli ingenui? – o è completamente avulso dalla realtà drammatica – culturale prima di tutto – di questa città.

Perché l’illegalità, così come la legalità, è un fatto culturale. La legalità non la puoi imporre coi provvedimenti-tampone, con le conferenze stampa, coi proclami sui giornali, coi posti di blocco due volte l’anno. La legalità, in questi quartieri, in ampie fette di città – assai più ampie di quel che pensiamo al calduccio dei nostri salotti, circondati dai nostri amici – non attecchirà mai. Mai. E l’unica arma a nostra disposizione, per la salvaguardia della nostra salute e con buona pace delle nostre illusioni, è arrendersi a una realtà tanto ovvia. Ovvia e irreversibile.

Arrendersi e finalmente deporre le nostre speranze donchisciottesche, arrendersi al fatto che dentro una grande città ci sono – ci debbano essere – altre città che rifiutano le regole, il confronto, l’annessione. Poiché poche cose fanno più male delle speranze vanificate, trasformiamo il loro razzismo nei confronti delle regole in razzismo nei loro confronti, e lasciamo alle anime belle e agli inguaribili romantici il compito di spiegare, educare, proporre, argomentare. Io mi tiro fuori, l’ho fatto già da tempo.

9 commenti

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  • 30 aprile 2016 15:04

    I una città ( non la sola al mondo, va detto) dove una delle offese più dirette è del dare dello SBIRRO a qualcuno…che si ci aspetta se non difendere qualcuno dagli SBIRRI?

  • 30 aprile 2016 17:59

    Qualcuno m’ha detto che dalle periferie (la Kalsa lo è, sebbene sia “centro” sulla carta. O vogliamo chiamarla ghetto volontario?) arriverà il cambiamento. In bene. In meglio. Io non ho risposto. I sognatori li lascio sognare nella canzone di Peppino Di Capri.

  • 30 aprile 2016 18:37

    Ci vorrebbe l’antimafia dell’antimafia.

  • 30 aprile 2016 18:58

    Primo. Esistono di queste “città” in tutte le città. Proprio tutte. L’idea che sia una tipicità di Palermo non ha alcuna relazione con la realtà.
    Secondo, la legalità è solo marginalmente un fattore culturale. Almeno, lo è solo a pancia piena. Sono i borghesi che possono permettersi di scegliere, culturalmente, la legalità o meno.
    Ci sono luoghi di ogni città dove lo stato non esiste – e non per incompetenza, ma proprio perché quei luoghi servono al potere -, luoghi dove la scelta tra legalità e illegalità è quella che passa tra fame e sazietà. In quei luoghi, in tutte le città, si difendono il rapinatore, il boss, lo spacciatore. Per fame.
    Mentre i borghesi discettano di cultura

  • 30 aprile 2016 19:23

    Ipse dixit.

  • 30 aprile 2016 21:41

    Io, la speranza l’ho persa da tempo, ma solo perché vedo un’involuzione in picchiata.
    Queste sono merde che dire dell’elemento in sé è un’offesa allo stesso scremento.
    Triste poi vedre che questa stessa merda, alla prima difficoltà, poi vuole l’intervento delle stesse forze dell’ordine per un torto subìto.
    La mamma degli stupidi (merde) purtroppo non va mai in menopausa.
    Purtroppo ndimo in declino e con tutta la buona volontà dei buoni, quest’ultimi la prendono e la prenderanno sempre in quel posto.
    Anche la decisone del Prefetto, per quanto riguarda lo stadio, è figlia di tutta questo andazzo che non va.
    Io sto con Di Matteo….ma forse questo non basta.

  • 01 maggio 2016 08:24

    Non occorre fare i filosofi della legalità o ergersi paladini della legalità, troppo facile come scelta. La regola è giusta, altrimenti non sarebbe regola. Per stare dalla parte delle regole ( legalità) ci vogliono i soldi!!! (E a volte non bastano) Non puoi rispettare le regole se guadagni 400 euro al mese ,ma non perché non hai voglia di lavorare! Perché questo ti offre la società degli onesti, quindi rubi l’energia elettrica, rubi il motorino rubi le auto fai le rapine ecc ecc. Tutti i rapinatori arrestati in qualunque parte del mondo guarda caso nessuno aveva uno stipendio da 3000 euro. Tutti poveri disperati! E per ironia della sorte tanti paladini della legalità sono stati arrestati e guarda caso tutti benestanti. Nasce una questione morale chi è peggio il rapinatore della Kalsa o il presidente della camera di commercio di palermo, o i politici che sperperano denaro pubblico o chi in tasca tangenti o chi evade il fisco o chi ecc ecc però guai a giustificare l illegalità dobbiamo essere (il più possibile) onesti, corretti, vivere nel rispetto delle regole.

  • 01 maggio 2016 09:36

    Il benaltrismo. Questo conosciuto.

  • 01 maggio 2016 13:52

    Miki Mouse…forse non ha individuato il problema del post. Qui non si discute il rapinatore che, come dici Tu, fa il rapinatore per “fame” (?), ma il fatto di vedere abitanti di certe zone ormai conosciute, proteggere il malvivente, come se questi è un bene di interesse personale e pubblico di quel quartiere.
    Al limite nell’omertá in cui navighiamo, posso anche farmi i fatti miei, ma da qui a rischiare la mia persona/incolumità per un pezzo di m…. qualunque, ce ne vuole.

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