i fatti dopo il ragionamento

L’invenzione degli eroi

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Maniaci, il bluff smascherato, i comodi simboli che ci rasserenano e ci impediscono di guardare oltre le apparenze e l'impostura che diventa verità inconfutabile. Fino a quando... Mafia Antimafia | Blog diPalermo.it

Gli eroi fanno comodo, sono utili, ci fanno sentire al sicuro, ci deresponsabilizzano. Delegare battaglie che non abbiamo la voglia, la capacità o il coraggio di combattere ci fa dormire sonni tranquilli. Ed è così che in una città come la nostra, in cui la guerra si dovrebbe combattere ogni giorno, personaggi come Pino Maniaci finiscono per diventare un simbolo comodo. Il rasserenante pensiero che il Bene esiste e, come noi, è fatto di carne e sangue ci basta.

Ci piace, come tutto ciò che è semplice. Ma la realtà di semplice non ha nulla, la realtà è complessa e richiede sforzi di comprensione che in pochi sono disposti a fare. E allora ci beviamo la favola del giornalista coraggioso che, contro tutti, dalla sua redazione avamposto di legalità, denuncia i cattivi. A guardare oltre ciò che appare, ad andare al di là di quel che sembra non ci aiuta nessuno. Non i giornalisti, che magari sanno e sussurrano tra loro, ma, un po’ per spirito di corpo un po’ per timore, tacciono; non i politici, pronti a dare solidarietà a basso costo; non gli intellettuali che parlano sempre meno.

E l’impostura all’inizio facilmente smascherabile si perpetua, nutrendosi di menzogne, fino a diventare verità inconfutabile. Dire che l’eroe è un bluff non è più possibile, perché se attacchi chi ha conquistato, non importa con quali meriti, la patente dell’antimafioso, finisci per passare per chi sta dalla parte di Cosa nostra. E poi l’eroe ha al suo fianco altri eroi, alcuni magistrati in odore di santità, esponenti delle istituzioni, importanti giornalisti, gente che non sbaglia insomma: un circo che si sostiene da sé, un microcosmo di nullità che in una città normale, una città che non ha bisogno di simboli, non avrebbe spettatori.

“Certa antimafia è una conseguenza fisiologica della mafia”, mi ha detto un amico magistrato, uno che dal circo, per la verità, s’è tenuto lontano. Ecco, io non sono d’accordo. Penso che almeno noi giornalisti avevamo tutti gli strumenti per capire chi fosse davvero Maniaci. Bastava guardare ai suoi trascorsi giudiziari, bastava ascoltare chi, indagando sulle presunte minacce mafiose da lui denunciate, aveva ben compreso di che pasta fosse fatto. Bastava parlare con la gente. Bastava fare il lavoro per cui ci pagano, quello di giornalista. Invece, ancora una volta abbiamo aspettato la magistratura. E in un certo senso la semplificazione: le intercettazioni, i video che tirano giù la maschera senza appello e svelano, oltre ai reati commessi, la miseria, la mediocrità di chi ha avuto fama e onori spacciandosi per ciò che non era.

Maniaci non è il solo. L’elenco è lungo. Altri presunti baluardi della legalità – penso a Roberto Helg – sono stati arrestati e condannati; su alcuni – Silvana Saguto e Antonello Montante tanto per fare esempi recenti – pendono indagini. E se non fosse intervenuta la magistratura probabilmente sarebbero tutti ancora al loro posto. Come restano al loro posto gli altri sedicenti eroi che non hanno violato il codice penale, ma sull’antimafia di facciata hanno costruito carriere.

Quel che è mancato, quel che manca, è il coraggio di svelare il bluff. Manca ed è mancato, con qualche eccezione, alla mia categoria, alla politica, alla cosiddetta società civile. Perché forse Mario Missiroli aveva ragione quando diceva che in Italia la rivoluzione non si può fare perché ci conosciamo tutti.

6 commenti

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  • 05 maggio 2016 09:27

    Facevo una considerazione….
    Ma io sindaco, che nulla ho da omettere, nascondere, ammuinare….mi si presenta in comune un Maniaci qualunque che cerca di estorcermi un posto di lavoro o dei denari….prima lo prendo a calci in culo e poi lo denuncio.
    O no?

  • 05 maggio 2016 10:43

    Bravissima!

  • 05 maggio 2016 12:45

    Impeccabile, condivisibile al cento per cento. Perfetta come sempre

  • 05 maggio 2016 15:52

    Ottimo articolo… Spero che dopo queste parole almeno tu cominci a smascherare qualche falso antimafioso ( e ce ne sono a bizzeffe) senza aspettare che ci pensi la magistratura. Anche perché la magistratura può smascherare chi viola il codice penale tu potrai smascherare chi viola la buonafede della gente. Aspettiamo impazienti!

  • 05 maggio 2016 23:18

    Nokia Lumia, il cellulare dei professionisti antimafia

  • 09 maggio 2016 01:58

    “Le intercettazioni, i video che tirano giù la maschera senza appello” mi sembra già un condanna irrevocabile senza che vi sia stato un processo, senza che si sia data la possibilità al “mediaticamente” accusato di dire la sua. A certo giornalismo suggerirei di rivedere come vanno a finire la stragrande maggioranza di casi di “crocifissione mediatica”. La realtà è complessa. Questo sì lo condivido. Ma proprio per questo mi aspetterei dai giornalisti un atteggiamento volto a penetrare e ricercare le varie sfumature di tale complessità, piuttosto che l’omologazione ad una insensata, collettiva condanna senza appello.

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