i fatti dopo il ragionamento

Quel che manca ai palermitani

di

Il miracolo del Leicester e il gioco di squadra che Palermo non ha e, forse, non avrà mai. Non avete anche voi la sensazione di giocare, ogni giorno, una battaglia per la sopravvivenza? Leicester | Blog diPalermo.it

L’incredibile storia del Leicester City che vince la Premier League da enormemente sfavorita – i bookmakers la quotavano 5000/1 – ha avuto uno strano effetto su di me, inglese che vive a Palermo. Mi ritrovo a invidiare – semplicemente al di là del calcio vero – quello che la città di Leicester chiaramente possiede e quello che a Palermo manca così dolorosamente: lo spirito di comunità.

Il senso di unità che Claudio Ranieri ha promosso con successo nella sua squadra, e la forza dei suoi tifosi uniti da un obiettivo comune, sono i due elementi fondamentali che hanno portato questa squadra verso la gloria. Squadra. Comunità. Unità. Mi chiedo quanto i palermitani conoscano bene queste parole.

In realtà, io dubito sinceramente che esista una città su questo pianeta maggiormente priva di empatia di Palermo. Il vostro cane necessita di andare di corpo? Lasciategli fare le sue cose e continuate a camminare. Avete finito di bere birra? Potete tranquillamente gettare la bottiglia, godere del suono del vetro in frantumi e non preoccuparvi di nulla. Siete stufi di aspettare in coda? Scavalcate pure chi è in fila e al diavolo tutti gli altri.

Dov’è il senso di spirito comunitario? Dov’è la considerazione di base per il prossimo? Dov’è andata a finire tutta la gentilezza di cui possiamo essere capaci? Sul serio, quando cammino lungo i marciapiedi della città, rimango stupito di quanto spesso la gente non si muova di un centimetro. Scherzi a parte, le mie spalle avrebbero subìto delle lussazioni multiple se non avessi ceduto il passo ad avventori meno educati. Ogni. Dannata. Volta.

È un vero peccato che una città con un potenziale incredibile venga distrutta dal proprio egoismo. Ho la sensazione di essere davvero uno straniero. Un perfetto estraneo. Mi sento come se stessi sconfinando da ospite di terza classe dagli occhi azzurri nella Terra dei Legittimati.

È tutto molto “Io, me, mio”. Quando esco di casa sono costretto a indossare mentalmente un giubbotto antiproiettili per sopravvivere alla rabbia che pervade questa città, una rabbia che immagino derivi dalla totale inadeguatezza della maggior parte degli abitanti di girare in auto. Un altro giorno, un’altra vittima della strada. La collera per le strade è pervasiva e penetra in qualsiasi cosa.

La tragedia consiste nel fatto che i palermitani dirigono la loro rabbia gli uni verso gli altri. Essere sull’orlo dell’esplosione della collera sembra essere lo stato naturale dell’esistenza. È estenuante. Decenni di caos nel traffico sembrano aver incoraggiato una mentalità da assassino o da vittima in cui, anche al di là delle strade, ogni cosa assomiglia a una lotta, a una battaglia per la sopravvivenza, a un desiderio di approfittarsene e pensare solo a se stessi.

E le autorità non fanno nulla. Come Claudio Ranieri quando in passato era soprannominato Tinkerman, così le autorità stesse potrebbero giocherellare con la formazione ma sono paralizzate dal dettaglio, sprecando tempo in riunioni interminabili. Sì, perché i politici guardano e fanno finta di non vedere il caos e la sofferenza che li circonda. E questo a sua volta si riflette sulla società nel senso più ampio del termine: le case della gente sono immacolate mentre le strade sono ricoperte di spazzatura; le famiglie sono basate su unioni molto solide ma gli sconosciuti vengono emarginati.

Presi singolarmente, i palermitani sono quasi sempre gentili, generosi, divertenti e premurosi. Sono semplicemente adorabili. Ma in gruppo, collettivamente, nei loro spazi pubblici, si chiudono in loro stessi e chiunque altro diventa un potenziale problema, una minaccia. Il sospetto e la diffidenza sono profondi. Ma io non li biasimo; il passato oscuro della Sicilia ha ancora parecchie risposte da dare.

Ho incontrato alcune persone davvero eccezionali che vivono in questa città. È la ragione principale per la quale io sono ancora qui. Ma come Leicester ha mostrato, gli individui non vincono niente, il lavoro di squadra è tutto.

 

(traduzione a cura di Monica Mosca)

31 commenti

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  • 12 maggio 2016 08:53

    Concordo.

  • 12 maggio 2016 09:33

    Lei ha ragione.
    La sua disamina, non fa una grinza.
    Come giustamente ha scritto nel finale, la nostra storia ha posto le basi di tutto ciò.
    Secoli di colonizzazioni e sfruttamenti, l’ultima quella sabauda, hanno reso impossibile la nascita di un senso di “appartenenza” ed “unità”.
    Ciò non vuole essere una “scusante” a comportamenti “barbari” ed “incivili”, da parte di alcuni miei concittadini.
    Have a nice day!

  • 12 maggio 2016 09:49

    Amara verità. Nonostante i segnali di risveglio civile ci siano, la maggioranza del popolo palermitano è ben descritta nell’articolo. Probabilmente il giorno in cui i palermitani, e i siciliani in generale, prenderanno coscienza di sé e decideranno di autodeterminarsi, si invertirà la storia e si comincerà a gettare le basi per costruire una società civile sana. Quanto è lontano questo giorno dipenderà da noi.

  • 12 maggio 2016 10:32

    “Ho la sensazione di essere davvero uno straniero”. Almeno lui è straniero davvero.
    Io questa sensazione ce l’ho da palermitano e, più che straniero, mi sento extraterrestre.

  • 12 maggio 2016 10:39

    Le cose cambieranno….sì, sempre in peggio però.
    Per avviare un cambiamento in positivo bisogna che prima le istituzioni cambino e comincino a creare i presupposti; e allora parleremmo di “graduale” cambiamento che forse né potrá cominciare a usufruire la generazione che sta nascendo adesso.
    Se no, a livello piú drastico, si dovrebbe eliminare d’un colpo, tutta la merda che ci circonda…e non parlo quella dei cani. Purtroppo in un paese garantista come il nostro però questa è utopia.
    Perciò ritorno al primo rigo perché la gente, quella più onesta, come ha detto anche lo scrittore, la mattina prima di uscire, si veste di giubbotto antiproiettile ed esce da casa “incazzato” come tanti proprio perché non vuol farsi sopraffare dal testa di c…. di turno.

  • 12 maggio 2016 10:44

    vero, molto vero purtroppo.

  • 12 maggio 2016 11:12

    Condivido in pieno.
    Molto spesso gli stranieri vedono quello che noi palermitani non vediamo più per assuefazione e istinto di sopravvivenza.
    Sarebbe molto utile avere un sindaco e degli amministratori stranieri capaci di portare nuove idee e maggiore sensibilità verso gli altri nella nostra città.

  • 12 maggio 2016 12:08

    Da palermitano mi sento uno straniero, condivido e mi sento frustrato, vorrei fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose, ma con le proteste e i commenti non si riesce a fare nulla. Gli amministratori sono sordi a qualsiasi sollecitazione, badano solo ai loro interessi, o per incapacità’ o per disonesta’. I cittadini nel assistere all’ immobilismo di coloro che dovrebbero con l’ efficienza e con il rispetto delle regole far funzionare la città’, si sentono autorizzati a far ciò’ che vogliono infischiandosene del rispetto per gli altri. Un esempio per tutti, e’ dal mese di novembre che il ponte della guadagna e’ chiuso provocando nelle vie limitrofe, via Oreto e circonvallazione, il caos totale per l’ intera giornata. Prima l’ assessore Catania, dopo il vice sindaco Arcuri, hanno disatteso le numerose promesse di apertura, credendo di prendere in giro i cittadini con le loro giustificazioni. Mi chiedo credono di essere furbi, o sono incapaci a risolvere il problema? È’ chiaro che non avrò’ risposta, ma mi piacerebbe che per una volta siano sinceri. Per questo motivo sono pessimista come l’ autore dell’ articolo.

  • 12 maggio 2016 13:28

    Ottima analisi, lucida, precisa.
    Io, palermitano, per lavoro vivo per lo più all’estero e quando torno mi limito a fare il papà, il marito e il turista; se soltanto provassi a fare il cittadino, nella mia città, non riuscirei a sopportarla un istante di più.
    No sbaglio: la Città la sopporterei, di più: l’ammirerei, ma i palermitani no, loro, noi, no! Pieni di se (di noi), gattopardi nostalgici e lamentosi, provinciali e ignoranti, meschini e qualunquisti, sporcaccioni fuori e curatissimi dentro . Poveri di spirito.
    Ma la Città la godo e la guardo, sempre bella, sempre ricca, sempre sorprendente.

  • 12 maggio 2016 14:30

    Non c’è stata mai una volta che sentendo o leggendo una critica sulla collettività non abbia trovato azzardati certi esempi dati per scontati.
    Si trovano in effetti facilmente cacche di cane, ci sarà dunque una maggioranza di possessori di cani che li lasciano incontrollati. Ma tutta questa gente che beve birra e poi getta e spacca la bottiglia per terra dove sta? E’ la maggioranza dei bevitori? Se vado in un ufficio pubblico o all’ufficio postale vedo gente che aspetta il suo turno e probabilmente si lamenta di quanto tempo deve aspettare e se c’è qualcuno che vuole scavalcare si lamentano di brutto o gli danno addosso e chi cerca di scavalcare non può neanche praticamente essere la maggioranza.
    Quando io cammino tra i marciapiedi della città non mi urta proprio nessuno. Se c’è folla occorre sapere anche camminare adeguando i movimenti alla velocità del passo. Se vado veloce li devo evitare tutti facendo quasi una gimkana.
    Si dirà sono solo degli esempi, ma oddio se ne sento azzeccati o appropriati.
    Poi per quanto riguarda il traffico e gli spostamenti. Posso vantare che in oltre trent’anni di guida a Palermo non ho mai avuto un singolo incidente. Si trovano anche automobilisti maleducati, ma l’automobilista palermitano non è neanche nelle classifiche considerato il numero uno della maleducazione.
    Cosa trovo invece diffuso: il malessere, gente che si lamenta.
    E ci tengo a precisare che fino a quando una collettività non acquisisce un minimo di autostima non potrà mai ricavarne migliorie. Potrà solo auto fustigarsi.
    Sì a Palermo c’è molta insoddisfazione, ma non si riesce ad incanalare l’energia.
    Non mi si dica che possa rendersi possibile con questi mezzi.

  • 12 maggio 2016 15:51

    Io ricordo che nel periodo di quella che chiamano primavera palermitana si riuscirono a liberare e a incanalare energie.
    Io ne sto parlando per fare un esempio ma oggi dello stesso promotore di allora, il nostro sindaco, ho maturato una pessima visione.
    Ma allora servì, perché si mosse Palermo e con lei i palermitani. Intendo come moto d’animo.
    Oggi Palermo è in piena decadenza e le strategie anche di comunicazione adottate da questa amministrazione, non diversamente da altre, sono decisamente perdenti e l’epoca è cambiata.
    Palermo è una piccola città rispetto a tante altre città italiane, piuttosto provinciale, capoluogo di una regione/nazione in decadimento e forse disfacimento. La Sicilia è una terra a se stante, non è neanche esattamente Italia, di questo ne resto convinta anche avendo visitato altre regioni del mezzogiorno.
    I progressi a Palermo sono stati pochi, la città è rimasta quasi invariata nei decenni. Lo spirito palermitano è rivolto al passato per i lustri della sua storia, sempre a rimuginare sugli stessi fatti, sugli stessi accadimenti, il Sacco di Palermo e le altre tiritere. Con i fondi che scarseggiano sempre più, i servizi sempre più scadenti, le tasse elevate, la crisi del commercio, i problemi urbanistici e del centro storico invariati, il degrado insuperabile di alcuni sui quartieri, l’abbondanza di accattoni e venditori di tutto, l’improduttività dell’esercito dei dipendenti.
    Trovarsi oggi un orgoglio collettivo è quasi da impresa.

  • 13 maggio 2016 10:41

    “Sul serio, quando cammino lungo i marciapiedi della città, rimango stupito di quanto spesso la gente non si muova di un centimetro. Scherzi a parte, le mie spalle avrebbero subìto delle lussazioni multiple se non avessi ceduto il passo ad avventori meno educati. Ogni. Dannata. Volta”
    Questo è un fenomeno nuovo, sviluppatosi negli ultimi vent’anni. La gente, soprattutto i più giovani, non fa più quell’impercettibile movimento spontaneo per evitare di cozzare contro chi incrocia. Me ne sono accorto un po’ alla volta, fino ad accettare la cosa come un dato di fatto. E siccome ho le spalle larghe, ogni tanto accetto lo scontro. Ma ha un senso questo? Il rispetto, le regole per una pacifica convivenza, che fine hanno fatto?

  • 14 maggio 2016 06:48

    Finche’ a parlare male della mia citta’ e’ un palermitano, ancora ancora e’ comprensibile… ma che un sassone venga a dare lezioni di civilta’ nella Culla di tutte le civilta’ (restandoci, peraltro), lo trovo quantomeno sospetto. Sono stato 3 giorni soli a Londra e sono tornato intero per miracolo. Finish it, please…

  • 14 maggio 2016 07:21

    Ecco la migliore risposta al colonialismo culturale di questo articolo: “L’onore del cittadino

    L’attributo di cittadino è legato ad una delle più grandi conquiste della storia dell’umanità. La cittadinanza è una titolarità connessa alla conquista dei diritti di libertà, uguaglianza e di solidarietà. L’essere umano, grazie al principio di cittadinanza, esce dalla condizione di suddito, non è più sottomesso ad un’autorità investita dall’alto, l’istituzione che ne regola la vita di persona e di soggetto sociale riceve la sua legittimità dalla collettività dei cittadini, lo Stato si fonda su un patto sociale e nelle legislazioni moderne è al servizio dei cittadini.

    Oggi chi ha una cittadinanza riceve una doppia attribuzione, egli è cittadino di una nazione, solitamente quella nei cui confini è nato, e contestualmente è cittadino di una città, quella in cui risiede ufficialmente. La stragrande maggioranza delle persone che abita un paese è cittadina di quello stesso paese e simultaneamente ha lo status di cittadino di una delle sue città.

    Tutto ciò, per chi ha avuto la sorte e il privilegio di essere nato in un paese avanzato, fa parte di una condizione naturale, tende a non percepirne lo straordinario significato. Esso appare in tutto il suo valore a chi invece ha ottenuto la cittadinanza dopo essere stato straniero, dopo essere scappato da un paese in guerra o essersi sottratto alla fame, a lei o a lui, la titolarità di cittadino si manifesta come una conquista grandiosa.

    Ma c’è un altro modo di diventare cittadino che richiama il senso di questo status e il suo onore. E questa modalità prende il nome di cittadinanza onoraria. Una città rappresentata dalle sue istituzioni accoglie una persona come proprio concittadino perché lo riconosce come tale. Essere riconosciuto da Palermo honoris causa ha per me un significato speciale. Palermo è entrata nell’orizzonte ideale, culturale ed esistenziale dei luoghi che sento intimamente miei. Palermo mi ha conquistato come spazio dell’anima dal primo momento che vi ho messo piede per la prima volta cinquant’anni orsono.

    Già allora, ventenne, incontrai persone di alto profilo umano e intellettuale che in quella primissima occasione anticipavano futuri percorsi culturali senza i quali non sarei diventato ciò che sono oggi. Palermo per me incarna lo splendore, l’idea stessa di splendore, non solo nella sconvolgente maestà delle sue presenze monumentali, ma anche nelle sue specificità antropologiche che da sempre l’ha fatta essere aperta alle alterità, nel passato come nel presente.

    Palermo ha accolto e accoglie fedi, genti, lingue e ha dato e dà loro cittadinanza e per questo io che sono slavo, levantino, ebreo sefardita e cittadino del mondo, a Palermo, e contestualmente in Sicilia, mi sento immediatamente a casa, perché posso essere simultaneamente cittadino ed esule senza che nessuno mi giudichi. E per questa ragione sono particolarmente onorato di essere diventato palermitano in un momento in cui questa città dello splendore offre al mondo intero la sua Carta.

    La Carta di Palermo che postula l’abolizione universale del “permesso di soggiorno”. A mio parere, nel momento in cui la comunità internazionale avrà la lungimiranza di accoglierla, sarà il più importante documento etico giuridico concepito dopo la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo. Il suo promotore e ideatore, il sindaco Leoluca Orlando, è uno dei pochissimi politici intellettuali europei che ha l’autorevolezza per essere visionario nel senso più alto della parola. Lui è il sindaco che mi ha attribuito la cittadinanza e anche per questa ragione insieme alle molte altre, io, d’ora innanzi, dovunque mi troverò, a chi mi chiederà da dove vengo o di dove sono risponderò: ”Giro per il mondo, risiedo a Milano, ma io, io sono di Palermo!”

  • Pingback: Palermo, apri gli occhi! – Marcello Marinisi • Autore

  • 14 maggio 2016 08:27

    Mr. Hames ha ragione da vendere. E il palermitano cieco muto e sordo per malriposta e stantia superbia è il peggior nemico di questa città.

  • 14 maggio 2016 08:35

    Per Agostino: lei dice di essere fieramente palermitano, ma dal quadretto idilliaco che dipinge mi riesce difficile capire in quale città vive veramente. E poi: a Londra… vivo per miracolo? E’ incappato in un attentato dell’isis? O avrà fatto qualche cazzata? Chi avrebbe messo a repentaglio la sua vita e perché? Ci spieghi. Se uno scrive un’enormità del genere è giusto che scenda nei dettagli.

  • 14 maggio 2016 11:48

    Grazie

  • 14 maggio 2016 11:51

    È esattamente così ! Del resto se all interno della maggior parte delle famiglie non si insegna ai figli nemmeno come vestirsi tagliarsi i capelli e stare a tavola come si può pretendere il rispetto degli altri e della propria città! È una questione di cultura ed educazione che troppo spesso mancano.

  • 14 maggio 2016 15:10

    Agostino, qui l’autore vuole il lavoro di squadra, anzi si lamenta che manca ai palermitani facendo esempi strambi.
    L’onore del cittadino lei come lo vuole realizzare? Lei è onorato di essere cittadino del mondo?
    Qui in Sicilia nonché a Palermo sono venuti a stare tanti cittadini e la storia della Sicilia è il risultato di tutto questo viavai, tutti onorati e con grande onore, compreso l’inglese che scrive ma possono continuare a venire pure a flotte (a lamentarsi, perché neanche loro sanno fare niente, anzi forse non sanno neanche come si cammina sui marciapiedi) ma i risultati sono quel che sono.

  • 14 maggio 2016 16:01

    Io non sono onorata di essere cittadina del mondo perché questa è una condizione imprescindibile di ogni soggetto umano che nulla richiede. E’ come dire: sono onorato di vivere e questo rientra in un altro ordine di cose, di tipo morale o se si vuole anche religioso, ma che nulla ha a che vedere con culture e patti sociali.
    Non mi è chiaro come si possa lamentarsi di un presunto colonialismo culturale quando nell’avallare la storia della Sicilia si avalla per forza di cose un colonialismo culturale e un’ingerenza politica continui.
    L’onore di appartenere ad un gruppo, ad una collettività deve accompagnato da una condivisione in parte acquisita e in parte spontanea dei valori e dei modelli adottati dal quel specifico gruppo e non dall’umanità in generale.
    Quindi l’onore deve venire da un senso di appartenenza ad un gruppo differenziato con peculiari caratteristiche.

  • 14 maggio 2016 18:42

    No. Non sono d”accordo con Ashley. Il carattere di ” non comunità “che individua negli spintoni, nella spazzatura, nel “inadeguatezza ” del traffico, sono comuni a Napoli, Milano ed altre città. .(purtroppo), ma Palermo è tra le poche a non essere “razzista” con i numerosi “stranieri ” , extracomunitari in primis, presenti. Questo è per me senso di comunità. Invero, non colgo questa generale “freddezza” per la strada. Io sorrido alla macchina che si ferma per farmi passare, ringrazio anche quando esercito un mio semplice diritto di pedone, cittadino o altro e il destinatario risponde allo stesso modo.E’ vero siamo arrabbiati in un contesto apparentemente irredimibile, ma basta andare oltre la superficie ed interfacciarsi in modo diverso. Sono lieta che sia un parere non condiviso dalla maggioranza degli stranieri ..inglesi che al contrario dicono di amare questa città per il clima e ..la gente. Spero che Ashley ..col tempo cambi idea. Ad Maiora

  • 15 maggio 2016 02:50

    Sono d’accordo e non si capisce perché è così. Facile nascondersi dietro un muro dicendo “è colpa della nostra storia”. È insano e basta. Rabbia ovunque, anche dietro quella apparente tranquillità familiare. Adoro Palermo, ma sono stanca di questa rabbia che serpeggia. Sono ospite di una città del nord, Asti, dove mi trovo per una docenza.. Tutti si incontrano e si sorridono, allegri, tra loro. La mia città è arrabbiata invece…ma cambiamo dal nostro interno! Cambiamo etica!

  • 15 maggio 2016 14:55

    Non ho scritto “vivo”, bensi’ “intero”. Comunque, hooligans britannicissimi, che hanno seminato terrore tra donne e bambini pur senza tirare bottiglie per terra. Non so e non mi interessa sapere se e quanto io sia fiero di essere palermitano, ma di certo non ho molto da spartire con la civilissima Inghilterra che vorrebbe isolarsi dall’Europa o con Paesi che forse non conoscono spintoni sui marciapiedi (mai capitato a me, forse il ns Lord sara’ stato sfortunato), ma che sanno concepire al massimo qualche geniale muro alle frontiere.

  • 15 maggio 2016 15:42

    Non capisco come si possa difendere la presunta civiltà di noi palermitani. Anche io, come Ashley, mi sento un semplice intruso quando ho spessissimo a che fare con la nostra comunità, che, partendo dal non saper neanche fare una fila in farmacia, vorrebbe magari fare la differenza tra le culture. Inoltre, nel corso degli anni ho visto un netto peggioramento, ovviamente elegato anche alla scomparsa della diffusione culturale in città, prima quasi assente, ora completamente invisibile.
    Esistono dei valori oggettivi che nulla hanno a che fare soltanto col singolo individuo, ma con la completa comunità, come il fatto di non sporcare i luoghi che si frequentano; qui, invece, mi pare che tutti si credano padroni di ogni strada che calpestano, con un nichilismo paralizzante che contagia sempre più persone. Potete trovare riscontro, oltre che passeggiando per la città, anche nel mondo del lavoro, ormai quasi scomparso e in mano a gente che vuole solo fottere il prossimo, altro che opportunità di lavoro! Ben venga il parere di un “estraneo”, non ancora contaminato dalla nostra mentalità, la quale contempla tutto tranne che l’autocritica. Anzi, lo trovo un modo per cominciare a riflettere a dovere e, magari, crescere un po’.

  • 15 maggio 2016 16:12

    Ormai nelle farmacie come all’ufficio postale, alle Asl si aspetta il turno con un numerino e io ribadisco che la confusione che si indica non è veritiera ed è solo pretestuosa, un esempio come se ne possono fare altri che serve a rendere un’idea, a rimandare ad altro, ad una realtà percepita ma non, con questi esempi, verificata. Ciò che si verifica in alcuni casi, quando c’è folla e lunghe attese è la comparsa di gruppi o singoli che si lamentano o qualcuno anche impreca, ma sono sempre pochi rispetto a tutti i presenti, tale insofferenza è sì contagiosa, riesce a mettere di cattivo umore oltre, in alcuni casi, a fare perdere diverse ore della giornata per sbrigare poche incombenze e ciò può anche alimentare ad odiare il prossimo, quello astratto della nostra percezione.
    Ma le tendenze devono essere misurate a colpi di minoranza e maggioranza perché se una tendenza è di maggioranza c’è poco da fare, l’etica non si inventa e non è neanche una questione di etica.
    Neanche la rabbia o il malessere hanno etica o vi dipendono.

  • 15 maggio 2016 16:50

    Gli inglesi ad esempio sono noti per essere sporchi in casa o nell’igiene personale. Tempo addietro leggevo che una maggioranza di loro si cambiava le mutande in media ogni tre giorni.
    Anche in Germania non tutti sono pulitissimi, io li ho trovati un po’ sporchini.
    Come interpretare quanto sopra a parti invertite? Quale mistero sociologico si nasconde in ciò?
    Noi qui siamo puliti in casa e meno fuori. Abbiamo pure il detto che dice: poverì sì, ma ngrasciati picchi?
    La grascia esterna con il tempo si è notata di più in proporzione alla scarsezza dei servizi perché onestamente io ricordo la città più pulita in passato.
    Inoltre anche la maleducazione può essere contagiosa, anche quando di minoranza e una maggioranza che la amplifica anche lamentandosene di continuo dimostra di essere influenzabile ma di non avere potere di maggioranza.

  • 15 maggio 2016 21:04

    @Mafalda: non condivido per niente l’atteggiamento di chi cerca di denigrare un popolo per sentirsi in qualche modo a posto a casa propria. Qui si sta parlando di una cosa in particolare, non degli inglesi, che di sicuro avranno anche loro dei difetti, non del loro stile di vita o igiene. Non indichiamo gli altri solo per nascondere i nostri difetti, è solo un modo per paralizzarci e non farci crescere.
    Siamo un popolo sì che accoglie, e questo è lodevolissimo (non mi pare che in UK non accolgano, ANZI, sono integratissimi e hanno possibilità lavorative che i nostri si sognano), ma al contempo non sappiamo o possiamo fornire loro quasi nessun servizio o stile di vita dignitoso. È tutto molto dettato dal caso. A parte che secondo me non c’è una vera e propria integrazione, visto che gli stranieri, qui in città, formano il più delle volte dei ghetti, ed è raro trovare in un gruppo di persone o nelle realtà “lavorative” gente di etnia diversa. Ma questo credo che sia un’altro tema, non voglio andare troppo OT.
    I nostri sono due modi di pensare diversi, e vanno bene entrambi. Dal canto mio, mi sento più affine all’autore, per come sono stato cresciuto. Ma è solo il mio punto di vista.

  • 17 maggio 2016 23:38

    Sig. Gians mi scusi ma ho difficoltà a seguirla in quanto io non ho scritto nulla che abbia rapporto con le sue repliche.
    Io ho criticato gli esempi che sono stati fatti e non la rabbia o il malessere che in linea generale riscontro anch’io.
    Lui ad esempio scrive che sul serio quando cammina sui marciapiedi, ogni dannata volta, la gente non si muove di un centimetro e ha rischiato lussazioni multiple.
    Mi perdoni ma più ci penso e più mi viene il dubbio che lui sappia come si cammina sui marciapiedi, perché io che cammino spesso a piedi non ho mai rischiato nulla e trovo assolutamente normale dovere evitare gli altri e non pretendere che loro si spostino per il sol fatto che ho in genere un passo veloce ed è giusto che sia io a scansarli. Non posso pretendere il contrario e se c’è molta folla (ma in genere io la evito) può risultare anche difficile, sono costretta a rallentare, cambio strade, marciapiedi, insomma mi do da fare invece di stare a lamentarmi ammatula.
    Poi continua con le code: siete stufi di fare la coda? Scavalcate pure gli altri.
    Come se fosse facile, direi io, provateci tutti quanti a scavalcare tutti gli altri e ditemi come fate e cosa ne risulta e così vi imito. Se funziona perché no?
    Io ovunque vado anche quando non ci sono i numerini chiedo e sento a mia volta chiedere, sempre e tutte le dannate volte: chi è l’ultimo?
    Sono l’unica o a voi non vi è capitato mai?
    Poi: decenni di caos nel traffico sembrano avere incoraggiato la mentalità di assassino o da vittima.
    Mi si spieghi prima la logica perché è incommentabile.
    Ancora: le case sono immacolate mentre le strade sono coperte di spazzatura e questo a sua volta si riflette nella società nel senso più ampio de termine.
    E lei non condivide l’atteggiamento di chi cerca di denigrare un popolo, e questa sarei io solo perché ho parlato della nota sporcizia in casa e dell’igiene personale degli inglesi e in parte anche dei tedeschi chiedendo ironicamente il “significato sociologico” di tale tendenza?
    Per il resto lei mi ha scambiato con Agostino in quanto dei problemi dell’immigrazione, dell’apertura o chiusura delle frontiere non ne ho minimamente parlato, o meglio ho criticato il viavai avvenuto nei millenni in Sicilia ho lasciato un commento su cosa può basarsi l’onore o la fierezza di un cittadino (non di un usufruitore di diritti ed assistenza, ma un cittadino).

  • 18 maggio 2016 15:04

    @Mafalda: sì, era un paragrafo rivolto più che altro ai precedenti commenti, quello sull’accettazione degli immigrati. Ho dimenticato di aggiungere una @ in più. 🙂
    Ripeto, ogni popolo ha i propri pregi e difetti, ma è inutile puntare il dito solo per nascondere quello che a noi manca, e ciò che non abbiamo è proprio l’essere civili, questione intesa, in questo caso, come empatia nei confronti degli altri e, perché no, del territorio stesso. Quindi, il suo punto di vista differisce nettamente dal mio, dato che lei difende qualcosa che io, assolutamente, non vedo (e che già non percepivo fin da ragazzino).
    Se poi ci sarà spazio, in un altro articolo, per commentare usi e costumi in UK, ben venga, lungi da me “idolatrare” un popolo. Ma in questo caso si parla di noi, solo di noi, ed è inutile cercare di capire perché gli inglesi o i tedeschi non si lavino (parere prettamente personale, eh), è solo un modo, a mio avviso, di sviare il discorso.
    Buon pomeriggio.

  • 21 maggio 2016 11:32

    Se si vietasse la distribuzione di volantini pubblicitari, che finiscono regolarmente in strada; se tutti raccogliessero gli escrementi del proprio cane, invece di lasciarli sul marciapiede; se venissero utilizzati i cestini per rifiuti, laddove esistono; Palermo sarebbe una città migliore e più pulita di adesso. Non oso immaginare cosa pensano dei palermitani i numerosissimi turisti che visitano la città. E’ semplicemente assurdo che nessuno getti nulla nelle aree del centro città, mentre a casa propria, nei vari quartieri della città, è un immenso immondezzaio.

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