i fatti dopo il ragionamento

Aiuto, c’è lo stadio pieno

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Gli ultimi novanta minuti per capire se siamo dentro o fuori, il Barbera pieno come ai bei tempi (anche se preferiremmo di no) e un libro da tenere a mente. Si chiama Febbre a 90. Lo conoscete? Palermo Calcio Stadio Barbera | Blog diPalermo.it

Eccoci giunti alla fine. Sono arrivati quegli ultimi incredibili, lunghissimi ed emozionanti 90 minuti sofferti, rifiutati, poi sperati ed agognati un anno intero. Gli ultimi 90 minuti della stagione più pazza del mondo. Novanta minuti senza appello. Novanta minuti a rischio coronarie. Novanta minuti lunghi come un campionato. Li giocheremo in uno stadio stracolmo e questo ci fa tanta paura. Sarà la fiera dell’occasionale, di chi, fino a domenica scorsa, pensava che questa squadra fosse già in serie B, Zamparini solo un cialtrone, i giocatori delle ciabatte e i pochi abbonati e gli altri pochi spettatori abituali un gruppo di cretini buoni solo a farsi abbindolare e perdere tempo e spendere soldi allo stadio quando avrebbero avuto ben altri motivi e modi per  spendere meglio i loro soldi.

Il pienone ci terrorizza perché chi viene a riempire lo stadio vuole partecipare alla festa, ma sta dando per scontato che festa sia e che il Palermo si salvi. E questo è tutto da vedere, perché per noi sarà una battaglia, vera, in cui ci sarà da soffrire fino all’ultimo perché questa è un’occasione che la squadra ha costruito sul filo dei nervi, nell’indifferenza e nella sfiducia generale. Un passaggio sbagliato, un tiro maldestro possono essere troppo per chi è abituato a guardare la Champions dal divano e non vorremmo cominciasse a piovere qualche fischio qualora le cose non dovessero mettersi per il verso giusto.

E poi si sa che l’occasionale porta male quasi quanto le scolaresche e per questo seguiremo tutti i 90 minuti con le mani in posti sacri fin dalla notte dei tempi. Non vorremmo neanche che, per gente abituata al divano come il nostro amico Fabrizio, le emozioni eccessive possano risultare pericolose. Tanti come lui non hanno più il fisico dopo essere stati tanto tempo lontano dagli spalti. E noi ci preoccupiamo per lui e per quelli come lui e lo dichiariamo pubblicamente: state a casa e lasciate la partita a gente più esperta di voi.

È stata una settimana lunghissima e per superarla ci siamo attaccati a tutto. Per fortuna che il calcetto ci ha regalato una (vittoriosa) parentesi internazionale, grazie al nostro amico Rino che ci ha dato un buon motivo per distrarci e regalato soddisfazioni che non avremmo ancora pensato possibili alla veneranda età a cui siamo giunti. Comunque questi sette giorni, iniziati con la squadra a bordo del nostro volo da Firenze dopo una trasferta estenuante, non passavano mai e ogni minuto ha avuto un pensiero fisso e tante domande: che succederà domenica? Ce la faremo? Che farà il Carpi? Quanto è cornuto il presidente del Carpi? Che infame di arbitro manderanno qua o ad Udine?

Con questi pensieri ancora in testa ci presenteremo a vedere una partita dal risultato per noi molto incerto. Il Palermo è riuscito nel miracolo di arrivare davanti al Carpi conquistando sette punti nelle ultime tre giornate. Se pensate che ne aveva fatti altrettanti in tutto il girone di ritorno vi rendete conto che stiamo veramente parlando di un’impresa. La vittoria con il Verona, ultima e già retrocessa, può spalancare le porte del paradiso. Sembra tutto facile. Il Verona però ha sempre dato il massimo ed onorato tutte le partite, anche quando era chiaro che non aveva più speranze. Giusto così, direte voi, è il bello dello sport. Noi invece vogliamo restare in serie A e pregheremmo gli scaligeri (un punto di luogo comune calcistico per noi che non sappiamo che significa) di venire a passeggiare in campo magari dopo un paio di notti brave e cene eleganti alla Berlusconi.

Del famoso incentivo economico e del “paracadute” che prevede 15 milioni di euro in più al Verona senza il Palermo in B, tra due anni in caso di mancata promozione, e senza passare dal via ma con la “supercazzola come se fosse antani” non vogliamo neanche parlare perché ci sembra l’argomento più noioso della storia e lo lasciamo volentieri all’archivio dei complottisti insieme alle scie chimiche e al vaccino per i bambini che li fa diventare come Wolverine e Hulk.

Che partita sarà? Secondo noi spigolosa e brutta da vedere, nervosa e ansiogena, di sofferenza e di lotta. Il Palermo proverà a segnare (e sappiamo bene che non è la cosa che gli riesce meglio) e il Verona giocherà senza alcuna pressione provando a rovinarci la festa, battendosi come ha fatto in occasione dell’inaspettata vittoria con la Juve.

I gialloblù guidati dall’ispettore Clouseau Del Neri sono orfani di Luca Toni che domenica ha abbandonato il calcio giocato. È stato un grande campione e siamo contenti che non ci sia perché come avversario ci ha sempre fatto paura. In avanti giocherà Pazzini che ormai ha più le movenze di un protagonista di the Walking dead che di un attaccante, ma proprio per questo non vorremmo risultasse letale. Per il resto, del Verona non conosciamo nessuno confermando le perplessità di chi continua a chiedersi perché gli amici che gestiscono questo blog ci abbiano affidato il compito di commentare la stagione del Palermo.

Ballardini dovrebbe schierare la stessa squadra che ha pareggiato a Firenze. Sorrentino in porta e Gonzalez confermato con Cionek e Andelkovic. Ai lati Rispoli e Morganella. A centrocampo il professore Maresca con Hjliemark, Vazquez e Trajkovski a supporto del bomber con il violino: Alberto Gilardino.

In questi momenti pensiamo alle tante partite giocate e vinte con l’Hellas sia in A che in B e nel nostro cuore rimane sempre quella mitica vinta con un gran gol di Gianni De Rosa quasi allo scadere. Sarà perché eravamo bambini e ci avvicinavamo timidamente a quella che sarebbe diventata la passione della nostra vita, sarà perché ricordiamo uno stadio pieno come una bolgia e un caldo infernale, strapieno al di là di ogni regola minima di sicurezza, sarà perché erano tutti in piedi e vedevamo poco e niente; sarà perché per noi un centravanti come De Rosa è ancora oggi il nostro modello calcistico, sgraziato ma potente, capelli al vento e grinta da gladiatore e la sua fine tristissima ci ha veramente colpito. Sarà perché era il 1982, che si sarebbe concluso con la più bella vittoria di sempre per gli italiani appassionati di calcio. Sarà per tutti questi motivi che questo è il nostro ricordo più vivo e che ci dà speranza per una notte di gloria dal sapore analogo a quello di trentaquattro anni fa.

90 interminabili minuti, 5.400 secondi, li conteremo ad uno ad uno, con il cuore in gola, cercando un gol e quella vittoria da sogno che ci regalerebbe un traguardo a cui ormai più nessuno credeva. Comunque vada saranno gli ultimi 90 minuti e ci piace ricordare che, come dice il protagonista di Febbre da 90 di Nick Hornby (ca va sans dire il nostro libro e film preferito), tutta questa sofferenza, questa passione, le emozioni belle e quelle brutte, i pianti di rabbia e quelli di gioia, gli abbracci e le mani disperate sulla faccia, le scaramanzie, i pronostici e le tabelline, torneranno ancora una volta e finché camperemo, perché il bello del calcio è che si ripete continuamente e c’è sempre un’altra stagione. Ma giocarla in serie A è molto meglio, fidatevi.

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