i fatti dopo il ragionamento

Questa festa da sfigati

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Festa | Blog diPalermo.it

Immaginate che in casa dei vostri vicini si scateni all’improvviso una festa. Una cosa clamorosa, con un sacco di gente che balla entusiasta, ride, si abbraccia commossa. Sono i vostri vicini, credete di conoscerli, magari non benissimo, ma quel tanto che basta a renderveli prevedibili. Eppure non avete idea del perché di tanto casino. Potrebbero aver vinto al Superenalotto, ma allora festeggerebbero in segreto, magari lontano da questo quartiere dove tutti sanno tutto di tutti. Oppure…

Ma ecco che vedete che la folla – perché ormai è una folla – porta in trionfo il figlio maschio. E’ un ragazzone forte, non proprio un fulmine di guerra, ma è uno che fa il suo. Lui si lascia festeggiare, commosso, grato, contento di godersi non tanto la festa, quanto il fatto di essere la causa di tanta felicità.

Siete ancora più stupiti: cosa può aver fatto di così clamoroso e di cui voi siete gli unici all’oscuro? Allora vi avvicinate, facendovi un po’ contagiare dall’euforia generale, finché non trovate il padre, che è quello più felice di tutti, e finalmente gli chiedete: “ma cosa si festeggia?”. Lui vi guarda sgranando gli occhi, quelli intorno a voi abbastanza vicini da aver sentito smettono di saltare e urlare e commuoversi e vi osservano stupiti, forse anche un po’ indignati. “Come, cosa?” vi chiede il padre.

Cercate di non farvi sopraffare dall’imbarazzo e ripetete: “Sì, cosa si festeggia?”. A questo punto il padre scoppia a ridere e vi abbraccia con trasporto, un po’ perché è intenerito dalla vostra ignoranza, un po’ perché vuole farvi sentire davvero parte della festa. “Ma come, non l’hai saputo? Non è stato bocciato!”. E lo dice così forte che di nuovo la festa si scatena intorno a voi e tutti scandiscono “sal-vi, sal-vi,sal-vi”.

E all’improvviso si apre un baratro tra voi e tutti loro, perché vi ricordate bene come funzionavano le cose a casa vostra, che ogni volta che si portava a casa un sette era “perché non otto?” e se si veniva promossi con la media dell’otto si era fatta “la metà del proprio dovere”. E allora sgorga istintivo, irrefrenabile e forse un po’ crudele un grido che sovrasta il baccano dei festeggiamenti e ammutolisce l’entusiasmo:

“MA CHE MINCHIA CI FESTEGGIATE?”

E quando tutti vi guardano a bocca aperta, increduli e piano piano più ostili, voi vi sentite distanti e sempre più estranei. Perché quella festa per non essere costretti a ripetere l’anno, a sprofondare nel limbo dei ripetenti, vi sembra la cosa più da sfigati che abbiate mai visto. E allora rilanciate. “Che minchia ci festeggiate, che doveva essere non dico il primo della classe – perché tanto lo sanno tutti che ci sono i cocchi dei prof e quelli che i voti se li comprano – ma almeno il quarto. O il quinto. O alla peggio il sesto. Che senso ha festeggiare per non essere stati bocciati insieme a quei due che si capiva fin dall’inizio dell’anno che non ce l’avrebbero fatta?”. E visto che tutti continuano a guardarvi come se foste impazziti, decidete di girare le spalle e tornare a casa, tanto la festa ricomincerà ancora più clamorosa non appena vi sarete chiusi la porta alle spalle.

Ecco: io di calcio non ne capisco niente, ma niente davvero. Eppure credo che non serva essere Mario Sconcerti per capire che se una squadra di una città come Palermo non va a finire in serie B non c’è da festeggiare, né da acchianare a Santa Rosalia, ma solo da tirare un sospiro di sollievo, tenere un profilo rasoterra e pigliarsi in silenzio quattro belle timpulate da chi – giustamente – si aspettava di più, molto di più.

Ma il problema, forse, è che tutti hanno smesso di aspettarsi di più, che si è diffusa questa generalizzata convinzione che una città come Palermo non si meriti altro che una squadra che annaspa, con un presidente al quale interessa solo trovare un paio di ragazzini sui quali puntare e da rivendere a peso d’oro e che alla fine della fiera non debba restare altro che una festa per la salvezza. Per la mancata bocciatura. Una festa da sfigati.

9 commenti

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  • 18 maggio 2016 10:37

    Condivido ogni lettera!

  • 18 maggio 2016 12:29

    Paragone senza senso.
    Nulla togliendo che ognuno nella vita ha e deve avere delle aspettative, non si può negare che nel cammino della vita, attori esterni te ne condizionano il finale.
    E così capita che il figlio, di cui tu credi sia l’eccelso assoluto, ti accorgi che alla fine non è quel pozzo di scienza; o magari che per un’amicizia sbagliata, prenda una cattiva strada. Le stesse parabole di Cristo parlano del figliuol prodigo o della pecorella smarrita.
    Cosìcche ad ogni evento che poi non subisca un peggio, si faccia festa.
    Ed è capitato anche domenica sera con la squadra della MIA città. Non ci si aspetta uno scudetto o una Champions, ma un campionato dignitoso rovinato da un fattore esterno (Zamparini) che aveva mandato in coma la squadra. Alla fine l’elettrocardiogramma ha ripreso a battere regolarmente…e qui la gioia, la festa, di noi poveri “sfigati” che di vincer facile, continuando a rubare, ce ne importa poco.

  • 18 maggio 2016 12:47

    Senza nulla togliere all’autore del pezzo…..mi sento vicino al commento di Salo….
    E’ come quando ti sbanda la macchina in curva, fai tre testacoda e ti fermi come per miracolo ad un millimetro dallo svalanzo….che fai?

  • 18 maggio 2016 15:04

    Grande pezzo, grande autore: i poveri palermitani dello stadio non hanno nulla, manco la terza elementare… ecco perché festeggiano la NON bocciatura…

  • 18 maggio 2016 20:59

    E che palle, però, i primi della classe. Quella sfilza di otto e di nove. Che palle quelli del Gonzaga, sezione A,B,C, strisciati ante litteram. Tre mesi al mare eppure tornavano in città più pallidi di prima. A noi bastavano quindici giorni, intervallo tra gli esami di riparazione e l’inizio del nuovo anno scolastico, giusto il tempo di cantare le nostre canzoni. Splendore nell’erba, accontentarsi, restare abbagliati dallo splendore del gol di Gilardino, il cross di Rispoli, le parate di Sorrentino, il fatto di crederci, di emozionarsi ancora, anche per poco, anche se forse è tutto finto. Come quando Rocky urla “Adriaaaana” ed io sto già in piedi e mi muovo come lui.

  • 19 maggio 2016 11:21

    L’unica cosa che apprezzo del commento di Barbàra, che rispetto ma non condivido manco un poco, è quando scrive “…Ecco: io di calcio non ne capisco niente, ma niente davvero”. Non bisogna essere Sconcerti, che poi è pure un giornalista di parte e spesso inattendibile, per capire che quando si ama una squadra, quando la si segue, ogni suo risultato positivo, che sia la conquista di un titolo o una salvezza sofferta, è comunque motivo di gioia, di liberazione. Riuscire ancora a commuoversi dopo tanti anni di stadio è una sensazione che solo il calcio ti sa dare, solo l’affetto per una maglia è in grado di farti provare. Ci sono stati tanti errori e Zamparini, a cui comunque dobbiamo dodici anni di serie A intervallati da uno solo di B vinta poi per distacco, con la sua follia caratteriale e per il fatto di aver perso buona parte delle motivazioni iniziali, tra allenatori che entravano e uscivano come dalle Poste e mancato potenziamento a gennaio, ci aveva in pratica fatto retrocedere. Bravi i ragazzi che hanno rimediato in poco più di un mese ad una stagione che peggio non si poteva interpretare, e bravi ai tifosi, quelli veri, che nonostante tutto non li hanno mai lasciati soli. Alla fine siamo rimasti in serie A senza che nessuno fino all’ultimo ci abbia regalato niente. E per noi, tifosi giovani e meno giovani, questo è un motivo di festa, perché, che piaccia o no al Sig. Barbàra che si stupisce tanto e che si permette, lui che probabilmente manco sa cos’è un fuorigioco, di chiamare sfigato chi festeggia una stagione a lieto fine, in una città dove non funziona nulla, il pallone era l’unica cosa che funzionava e per fortuna continuerà a funzionare.

  • 19 maggio 2016 15:25

    Il problema è semplice. Palermo conta 700 mila abitanti e Carpi 70 mila. Palermo finanzia in misura 10 volte superiore. Perchè i soldi che vanno annualmente in tasca alle società non li mettono i presidenti ma i tifosi. Di conseguenza ad una squadra che dispone di risorse enormemente superiori non resta che competere con una che ha risorse molto più scarse?
    Poi viene Zamparini che è il proprietario della società. Ed essendone anche l’amministratore decide. Chi accetta di seguire questo baraccone si abbona a Sky e va allo stadio. Chi non gradisce sta comodamente a casa. Il calcio oramai è questo, dove i tifosi sono sempre più clienti e sempre meno tifosi.

  • 19 maggio 2016 23:05

    @ Don Totò. Abbonarsi a Sky per seguire il Palermo ? Capirei per seguire la Juve o il Napoli, la Roma, l’Inter, insomma il calcio che conta, il calcio-show. Ma il Palermo, dico il Palermo, è proprio roba da sfigati. Da sempre, l’è roba de barbun. Una volta un famoso giornalista palermitano, Gianni Riotta, tifoso interista, disse che la sfiga che da sempre avvolge il Palermo potrebbe dipendere dai colori. Il rosa ed il nero, portatori di attasso. Poi però un bel giorno il Palermo arrivo’ in serie A. Ed allora il Giornale di Sicilia, per un trionfale articolo di fondo, chiamò un famoso giornalista palermitano. Gianni Riotta.

  • 20 maggio 2016 08:59

    @ Don Totò. Dimenticavo. Carpi conta 70 mila abitanti, Battipaglia 50 mila.

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