i fatti dopo il ragionamento

L’antimafia che ci piace

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Il ricordo di Boris Giuliano al Garibaldi, le domande dei ragazzi e una cerimonia sobria e lontana dalla vuota ufficialità a cui siamo abituati Boris Giuliano | Blog diPalermo.it

Lo hanno stretto in un lungo abbraccio corale. Finalmente loro. Quella manciata d’ore passate a ricordarlo (senza retorica, e con tutto il candore di chi non c’era ma vuole sapere) sono valse più di decenni di ufficialità.  Lo ha detto e lo ha ripetuto, Selima, figlia di Giorgio Boris Giuliano, ricordato al Garibaldi dai ragazzi che hanno aderito al progetto di Libera “Ponti di memoria, luoghi d’impegno”.

Più che commemorare, gli alunni hanno adottato la memoria di quel commissario che, ormai una vita fa, decise di esplorare gli ingranaggi della mafia per farli inceppare. Lo fece con la forza di un impegno inderogabile, ma senza mai mettere da parte la propria umanità. Questo hanno ricordato i ragazzi del Garibaldi, con video-scritti-cartelloni-foto-citazioni, ogni tanto colti da tentennamenti emozionati. Probabilmente molti di loro parlavano per la prima volta in pubblico.

Lo hanno fatto da dilettanti, da dilettanti dell’antimafia. Senza frasi a effetto, né retorica, né medagliette da appuntare sul petto: una vera ossessione per molti, invece. In due ore, le loro parole hanno colmato la freddezza di cerimonie spesso vuote e distratte. Il sorriso bello e ironico del commissario era lì, in mezzo a questi bellissimi dilettanti dell’antimafia, che lo hanno abbracciato di parole. Ce ne fossero di più.

1 commenti

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  • 22 maggio 2016 12:17

    Bellissimo “dilettanti dell’antimafia”, uasi un neologismo! Speriamo che si affermi nella pratica!

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