i fatti dopo il ragionamento

Ricordiamoli lavorando

di

Tribunale Di Palermo | Blog diPalermo.it

Il 23 maggio 1992 era un sabato, mi trovavo a Roma poiché il giorno prima avevo sostenuto le prove scritte del concorso per diventare magistrato. Tra i componenti  della commissione di concorso c’era il giudice Francesca Morvillo, non la conoscevo, sapevo soltanto che era la moglie di Giovanni Falcone e che faceva il giudice al Tribunale per i minorenni di Palermo.

Non conoscevo né Giovanni Falcone né Paolo Borsellino, ma sognavo di seguire il loro esempio, l’esempio di due magistrati che con il loro lavoro credevano di cambiare Palermo e la Sicilia. Quel sabato mattina andai a Fiumicino e presi l’aereo per Palermo, ero felice di avere consegnato (e sì, perché il concorso per magistrato si poteva tentare solo tre volte e se consegnavi i temi ti eri giocata una delle tre possibilità) e tornavo a Palermo felice di averci provato. Nel pomeriggio cominciai a sentire le sirene della polizia in giro per la città e dalla televisione appresi la notizia.

La mia gioia si trasformò in dolore, in pianto, per qualcuno, un uomo e una donna, che non conoscevo ma che rappresentavano i miei ideali. Quando dopo un anno diventai magistrato scelsi di andare a lavorare a Palermo, in Procura, nell’ufficio che era stato di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, ne ero orgoglioso. In questi 24 anni ho visto di tutto: convegni, tavole rotonde, minuti di silenzio, partite del cuore e ho visto tanti personaggi che parlavano di Giovanni e Paolo come di loro fraterni amici.

Eppure mi dicono che in vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non avevano tutti quegli amici. Giovanni Falcone fu fatto fuori professionalmente ben due volte, fu accusato di soffrire di protagonismo e persino di avere simulato un proposito di attentato ai suoi danni. In questi anni ho visto carriere costruite su presunti impegni antimafia e ho letto di intercettazioni di icone dell’antimafia che all’uscita dai convegni del 23 maggio e del 19 luglio insultavano i figli di Paolo Borsellino. In questi 24 anni ho visto la fotografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino esibita da personaggi che nulla hanno a che fare con loro.

Ecco, è per questo che ho deciso che quest’anno il 23 maggio lo trascorrerò in ufficio a cercare di fare quel lavoro che facevano con grande impegno Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non andrò a convegni, non parteciperò al minuto di silenzio, né a partite del cuore. Sarò nella mia stanza a lavorare e pregherò per quei due illusi che credevano di potere migliorare Palermo. Lavorerò e nel silenzio della mia stanza del tribunale e dirò una preghiera per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonino Montinaro e Vito Schifani

5 commenti

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  • 23 maggio 2016 09:24

    Grazie. sono le parole, e le azioni, giuste.
    Grazie

  • 23 maggio 2016 12:05

    Perché’ illusi, qualcosa forse è’ cambiata, Lei è’ impegnato a fare quello che loro hanno cominciato, per esempio.

  • 23 maggio 2016 23:08

    Anch’io solo lavoro…

  • 24 maggio 2016 09:21

    Uomini come lei o come Di Matteo dovete continuare l’opera portata avanti dai nostri eroi, sebbene il fardello che portate sulle Vostre spalle è pesante, ma sappiate che la vera gente onesta è con Voi.

  • 26 maggio 2016 15:19

    La conosco e la stimo da Magistrato, adesso anche da uomo! La nostra città è più in generale la nostra società potrà essere migliore solo quando ciascuno di noi farà il proprio dovere!!!! Un caloroso saluto.
    Elio Carroccio

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