i fatti dopo il ragionamento

Quando diventammo ciechi

di

L'anniversario della strage di Capaci, l'emozione che lascia il posto all'abitudine e al cinismo e una domanda: e se finalmente ritrovassimo la capacità di commuoverci? Legalita1 | Blog diPalermo.it

Mi chiedo quando e perché siamo diventati così cinici. Perché i buoni sentimenti ci paiono falsi. Perché non riusciamo più a vedere la bellezza delle cose. Me lo chiedo da un po’: mi domando perché all’avvicinarsi di certi anniversari, 23 maggio, 19 luglio, divento insofferente. Perché vorrei essere lontana da qui.

Ricordo i miei primi 23 maggio a Palermo, quando davanti all’albero Falcone piangevo a dirotto alla faccia della cronista distaccata e fredda, e mi batteva il cuore sentendo i nomi dei morti di Capaci. E invidiavo chi era qui quel 23 maggio, quando, da un luogo lontano anni luce, io, invece, guardavo in tv fiumi di persone per strada e sognavo di essere una di loro.

L’emozione, forse fisiologicamente, ha lasciato il posto all’abitudine. Ma è successo anche qualcos’altro. Perché il distacco s’è trasformato in disagio, in fastidio. Verso chi mette sul profilo Facebook la foto di Falcone e Borsellino, verso chi riempie i social di #pernondimenticare, verso i ragazzini che si sgolano al bunker e saltellano felici sulle note di improbabili rap che chissà quanto hanno provato.

Mi interrogo su cosa sia cambiato. E penso che il disincanto in parte sia dipeso dalla conoscenza: dall’aver visto da vicino e senza filtri alcuni dei presunti eroi dell’antimafia di oggi, dall’aver colto contraddizioni e ipocrisie. La mia disillusione non dipende da me. È colpa loro. Ma non per questo è meno brutta e dolorosa.

C’è chi il cinismo lo sfoggia perché fa figo. Piace il “maledetto” che irride il mondo perché le ha viste tutte. Certo, più del boy scout paonazzo dopo ore di sole e scirocco che non si perde un corteo e urla “Giovanni e Paolo”. Si comincia col bollare ogni cosa come retorica, col parlare di passerelle inutili, di politici tutti uguali. E si finisce col dire che tutto fa schifo e a ironizzare su chi sotto a quell’albero continua ad andarci perché ci crede.

Io di questo cinismo non ragionato, della retorica dell’antiretorica ho timore perché sono l’anticamera del nulla. E voglio fermarmi a pensare prima che sia troppo tardi. Un magistrato, un amico che fa il suo dovere ogni giorno, che onora la memoria prima di tutto col lavoro, una persona perbene, ieri ha scritto una cosa: “Io all’albero Falcone per il minuto di silenzio ci vado. E non mi importa di chi c’è e chi non c’è”. Mi sono ricordata che qualche anno fa l’ho incontrato lì con i suoi figli. Piccoli e pestiferi, ma felici della confusione, della musica, di tutte quelle persone insieme per lo stesso motivo. Come riunite per festeggiare un amico.

Fa bene lui. Fanno bene quelli che continuano a esserci, ogni giorno, e anche quel giorno. Quelli che alle 17.58 in punto restano in silenzio e spiegano ai figli, che non capiscono perché a un tratto tutto si fermi, cosa è successo il 23 maggio di tanti anni fa. Glielo spiegano come si parla ai grandi: perché comprendano e ricordino. Fanno bene loro. Facciamo male noi che abbiamo perso la capacità di commuoverci. E guardando tutto da lontano, troppo da lontano, siamo diventati ciechi.


[ Immagine: Immagina da Radiolabo.it - Policy]

7 commenti

Lascia il tuo commento
  • 24 maggio 2016 08:32

    Pezzo molto equilibrato, complimenti. Comunque io c’ ero, e mi sono pure commosso, ancora.

  • 24 maggio 2016 09:05

    Io, costretto a casa perché mio figlio piccolino sta poco bene, davanti alla tv e commosso nel vedere sempre quanta gente onora la memoria dei nostri eroi, mi sono come al solito commosso sentendo echeggiare i nomi e dopo il minuto di silenzio ho spiegato al mio pargoletto (che ovviamente ancora non capisce) perché bisognava stare in silenzio e che dal prossimo anno cercherò di farlo partecipare alle manifestazioni.
    Non bisogna mai dimenticare ed anzi ricordare giorno dopo giorno.

  • 24 maggio 2016 16:16

    Io ero lì. Per la prima volta in 24 anni. …ed ero lì con mia figlia che ne ha 7 e da quando ne aveva 3 le racconto la storia di due eroi…
    E bisogna esserci anche tra 30 anni…. a commuoversi ma anche a fare festa.. perché come mi ha detto ieri mia figlia: “mamma la mafia si credeva furba, ma facendo quello che ha fatto sì è fatta scoprire. ..” e secondo me ha ragione. La festa deve esserci per far capire ai bambini che il loro futuro sono loro e lo devono vivere gioioso e in unità. .. perché muore chi è lasciato solo….l

  • 24 maggio 2016 19:48

    Grande Lara… Standing ovation

  • 24 maggio 2016 21:45

    Mi sta bene il contenuto in linea di massima. Ma guai a sopravvalutare i giovani. Non solo sarebbe utile sapere o immaginare cosa penseranno tra vent’anni da oggi, ma è anche inutile caricare su di loro vane speranze. Non siamo nati oggi e neanche venti e più anni addietro.

  • 26 maggio 2016 00:25

    Brava.Condivido tutto…è importante ricordare ed essere presenti….sempre.

  • 26 maggio 2016 23:14

    Ma ciechi assai!

Lascia un commento