i fatti dopo il ragionamento

Daniele, che aspetta giustizia

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Daniele Discrede | Blog diPalermo.it

Era un sabato sera come tanti. Iniziava a fare caldo e l’evento era la finale di Champions League tutta madrilena. Daniele era stato un ottimo giocatore di calcio ma non amava guardarlo in televisione, amava giocarlo ancora, a dispetto dei suoi 41 anni e di una mole che diventava sempre più ingombrante. E quindi aveva deciso, una volta chiuso il suo magazzino di bibite, in via Roccazzo, di fronte alla rimessa dell’Amat, di andare a mangiare una pizza con la figlioletta Asia. Per questo la bambina l’aveva raggiunto al lavoro.

Improvvisamente arrivarono dal buio tre rapinatori che ferirono a morte Daniele, proprio davanti alla sua bambina. Da quel giorno, sono passati due anni, i familiari di Daniele aspettano invano una risposta dalla giustizia. Gli inquirenti hanno avuto da subito una oggettiva difficoltà: la famiglia Discrede è risultata integerrima, fatta di lavoratori e lontana da ogni possibile contiguità con episodi e ambienti discutibili. Sin da subito, peraltro, i familiari di Daniele hanno mostrato collaborazione con gli inquirenti, nel tentativo di identificare gli assassini.

Sono state organizzate fiaccolate di solidarietà; sono state interessate trasmissioni televisive di grande ascolto; il fratello Vito ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella, “… da palermitano e da fratello a fratello visto che anche Lei ha perso un fratello per mano omicida”.

Ormai troppi stanno diventando gli omicidi irrisolti in questa città, da Enzo Fragalà alla parruccaia Giarrusso di via Dante fino vigile urbano ucciso nella sua abitazione ad Altarello, ed il clima generale è ogni giorno ammorbato da rapine sempre più violente per poche decine di euro. Si è affrontata l’emergenza mafia con grande vigore, non si considerino gli altri delitti come di una categoria inferiore. Sarebbe un errore.

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